Giorgio Gori: “Ora Milano deve aprirsi di più, finora ha fatto tutto da sola”

Milano
Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, al suo arrivo in Prefettura  per partecipare all'incontro con i sindaci lombardi dei territori interessati dalle alluvioni di questi giorni , 17 novembre 2014. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Il sindaco di Bergamo parla del presente e del futuro del capoluogo: “Avanti con le primarie, serviranno anche a Sala”

In quest’ultimo anno, Milano – grazie a Expo, ma non solo – sta vivendo un momento particolarmente felice…
Sì, assolutamente. L’Expo ha rappresentato per Milano l’occasione per una forte emancipazione, sia dal punto di vista della visibilità internazionale – con importanti ricadute turistiche – sia sotto il profilo della qualità complessiva della vita in città. La prospettiva dell’Esposizione universale ha spinto Milano a un miglioramento che ha coinvolto tutti i settori dell’amministrazione e della vita pubblica, con mobilità e cultura in particolare evidenza. Il risultato è stato ed è sotto i nostri occhi: la città è più viva, più efficiente e più internazionale. 

Come giudica la gestione che è stata fatta dell’evento?
I numeri dell’Expo parlano da soli. Giudico molto positivamente la gestione che è stata fatta. La macchina ha funzionato nel modo migliore nonostante le difficoltà e i ritardi che si erano accumulati. Si è anche riusciti a dare spessore al titolo dell’esposizione: intorno al tema dell’alimentazione sostenibile si è finalmente messa in moto una riflessione di scala mondiale, grazie anche all’Enciclica di Papa Francesco, e in questo contesto mi pare che l’Italia abbia guadagnato una nuova consapevolezza delle proprie potenzialità agroalimentari. Non mi pare si tratti di risultati effimeri, anzi: credo che porteranno frutti significativi nei prossimi anni. È andato bene anche dal punto di vista – un poco più “periferico” – della mia città: grazie allo stimolo dell’Expo il 2015 è stato un anno speciale anche per Bergamo e per la sua provincia, con un forte rilancio della cultura e della vocazione turistica della città.

Come vede il futuro dell’area, anche alla luce del progetto presentato qualche settimana fa dal premier Matteo Renzi?
Mi pare che il disegno che ha via via preso corpo sia quanto mai promettente: trasformare l’area in un grande hub della conoscenza e della ricerca nel campo delle Scienze della Vita, di scala europea, con il concorso delle maggiori università e istituzioni culturali del Paese è quanto di più ambizioso (ma sensato) si possa cercare di fare. Il governo mi sembra determinato. E’ importante che le istituzioni del territorio lo siano altrettanto.

Da amministratore, come valuta l’esperienza della giunta Pisapia?
Molto positivamente. La giunta Pisapia ha restituito dignità e trasparenza all’amministrazione milanese. Ha fatto egregiamente la sua parte sull’Expo e ha guidato il rilancio della città. Alcuni episodi – penso al completamento di Porta Nuova, alla riqualificazione della Darsena e all’apertura della nuova sede di Fondazione Prada – hanno contribuito in modo decisivo alla crescita della statura internazionale di Milano.

Lei è sindaco di Bergamo da un anno e mezzo. Quali sono i punti di forza della sua amministrazione?
Il punto di forza è che lavoriamo tanto, con impegno e con molta concretezza. La città ha di per sé ottime potenzialità: la differenza è che adesso le cose succedono, i cambiamenti si vedono. Dalla riqualificazione delle aree dismesse all’innovazione tecnologica, dalle politiche di welfare municipale all’impiantistica sportiva, dalla cultura al turismo. C’è un bel clima, c’è molta voglia di fare.

Se toccasse a lei essere il prossimo sindaco di Milano, anche alla luce della sua esperienza amministrativa a Bergamo, quale sarebbe la “parola chiave” più efficace per la città dei prossimi cinque anni? A quali temi e progetti darebbe priorità?
Il rilancio della città ha bisogno di essere consolidato, reso concreto e permanente. Se Milano – come può certamente fare – aspira a essere una delle capitali d’Europa deve riuscire a rendere strutturali alcuni elementi di innovazione, come minimo su scala metropolitana, o meglio ancora guidando un processo regionale. In questi anni non è stato così. Milano ha fatto per sé, con poca capacità di allargare lo sguardo. La competizione su scala continentale impone a mio avviso un cambio di prospettiva e maggiore apertura.

Come vede la prossima scadenza delle primarie? Sarà un’opportunità per selezionare la proposta e il candidato sindaco migliore?
Ne sono convinto. Le primarie sono fondamentali anche per costruire il patto di coalizione intorno al vincitore: è lì che nasce l’alleanza per governare insieme. Serviranno quindi a tutti e in primo luogo a Beppe Sala, che andando nei circoli e nei quartieri ha l’occasione per farsi conoscere e apprezzare.

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