Giannini: “Altro che critiche, è la scuola dell’eguaglianza”

Scuola
Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini in aula alla Camera durante le votazioni sugli emendamenti della riforma della scuola. Roma 08 luglio 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Per la ministra dell’Istruzione la riforma darà i suoi frutti fra tre anni. “100mila assunzioni sono un miracolo”. Finora 2700 prof hanno detto sì

«Gli effetti di questa riforma si vedranno con il tempo, ci vorranno tre anni. Però andiamo verso una scuola che ripristina condizioni di eguaglianza vera, piuttosto che il falso egualitarismo del passato. Una foresta è fatta di tanti alberi, ma noi abbiamo il dovere di vedere una foresta nel suo insieme, l’ho detto anche alle giovani insegnanti che mi hanno contestato alla Festa dell’Unità di Milano, parlando ci siamo un po’ chiarite». La ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, è al centro della bufera ma è molto soddisfatta: «Non era mai successo che 100mila persone uscissero dal precariato». Alle 15 di ieri in 2700 prof hanno accettato il posto di ruolo assegnato nella notte del 2 settembre.

Lei dice che bisogna guardare sul lungo periodo, ma oggi piovono critiche.
«Come diceva Jean-Claude Trichet nelle politiche in campo educativo si parte un anno e si colgono gli effetti completi in cinquant’anni. Ci vorranno tre anni per vedere i risultati della riforma, per questo non è stata accolta con molto entusiasmo. Ma porta alla scuola dell’eguaglianza, smuove quello che per anni è rimasto immobile, una situazione in cui forse l’assuefazione stessa faceva più comodo. Perché anche l’autonomia spaventa».

Quali sono i punti più importanti?
«Si incide su tre livelli: comincia il processo organizzativo delle scuole, finalmente si mette in pratica l’autonomia degli istituti, che produce un cambiamento anche culturale, e si valuta la responsabilità di chi li dirige».

Quello del super preside, anche se è stato moderato, era un punto contestato. Troppi poteri e discrezionalità nelle scelte dei prof.
«Se si facesse quello che vuole il preside senza giudicare il suo operato sarebbe così, ma il dirigente a sua volta viene valutato. Ben sei ministri dell’Istruzione non sono riusciti ad applicare la legge Bassanini sull’autonomia scolastica. La prossima settimana firmerò il decreto attuativo sulla valutazione dei dirigenti. Se il preside di un liceo in tre anni deve migliorare la competenza linguistica e non lo fa, succederà qualcosa, o no? E un altro punto importante è la formazione degli studenti nel mondo del lavoro».

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