Gianfranco Agostino Gardin: “La mia chiesa per i profughi”

Immigrazione
Immigrati ospiti di un centro accoglienza che fa capo alla parrocchia di Tavarnuzze, Firenze, 7 settembre 2015. La diocesi di Firenze si è già messa da tempo a disposizione per l'accoglienza dei profughi e ha fatto offerte di immobili di proprietà dell'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero. E anche le parrocchie si sono già mosse segnalando alcuni locali idonei all'accoglienza (alcuni di questi sono già occupati). Complessivamente il volontariato cattolico (tramite la Caritas, le Misericordie ed altre associazioni e cooperative) si sta attualmente occupando, solo nel territorio della diocesi di Firenze, di quasi un migliaio di persone. ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Parla il vescovo di Treviso dopo l’appello del Papa a tutte le parrocchie e monasteri: “Nel Triveneto c’è tanta gente generosa e solidale. Molte famiglie hanno già dato la loro disponibilità”

«La foto del piccolo Aylan, il profugo siriano morto sulle coste turche, ha colpito tutti», dice per prima cosa il vescovo di Treviso, Gianfranco Agostino Gardin. E subito dopo rivela che già nel mese di luglio sia lui che il vescovo di Vittorio Vento hanno scritto una lettera a tutti i loro parroci per sollecitarli a fare di più per i profughi e successivamente hanno anche fatto arrivare un testo scritto in tutte le case dei «cristiani e degli uomini e donne di buona volontà» sottolineando il «dovere» dell’accoglienza» e il valore dell’integrazione.

Eminenza, dunque ha fatto da apripista all’appello di Papa Bergoglio?

«No, non pretendo questo. Visto che in precedenza c’erano stati tensioni e strumentalizzazioni sulla presenza dei migranti, abbiamo ricordato aiparrocchiani il coraggio del Vangelo, aiutandoli alla riflessione sul fenomeno migratorio».

E come si sta organizzando la sua Diocesi per far sì che ogni parrocchia accolga una famiglia di profughi?

«La nostra Caritas e la Fondazione Migrantes sono molto attive e insieme con il nuovo prefetto di Treviso abbiamo ritenuto più praticabile ospitare piccoli gruppi di persone. Migranti o profughi di seconda accoglienza, cioè non persone che sono appena sbarcata ma uomini e giovani che sono sul nostro territorio già da qualche tempo. Noi come chiesa però non disponiamo di grandi strutture per accogliere i profughi. Ho chiesto ai parroci delle nostre 263 parrocchie di coinvolgere gli organismi di partecipazione del consiglio pastorale. E ho appreso anche che ci sono già diverse famiglie della nostra città che hanno manifestato disponibilità offrendo una stanza per chi ne ha bisogno».

Salvini ha appena detto che non vuole polemizzare con il Santo Padre «ma chissà se l’appello ad accogliere gli immigrati nelle parrocchie varrà anche per le migliaia di italiani in difficoltà che dormono in auto». E ha pure ribadito che la Chiesa i soldi li prende dall’8 per mille».

«Salvini però non sà che quel che arriva dall’8×1000 il 47% va in carità e forse dimentica che le Caritas non si occupano solo di profughi ma di tutti i bisognosi, anche degli italiani in difficoltà».

Dunque, quante persone pensate di poter accogliere?

«Abbiamo messo in moto la fantasia della carità, certo lo abbiamo fatto in piena estate ma ad esempio oggi un parroco mi ha segnalato la disponibilità di una casa canonica e altri mi hanno indicato spazi di proprietà della parrocchia o di privati. C’è tanta gente genersa sa? E noi operiamo nel silenzio, senza far chiasso».

La rivolta degli abitanti di Quinto di Treviso contro i profughi sono ormai un ricordo o si verificano ancora episodi di diffidenza nella popolazione?

«Non saprei dirlo, la gente vive molto di quello che sente, dei giornali che legge e dai maestri a cui si ispira. Tante persone hanno il senso dell’accoglienza e si commuovono di fronte ai migranti appena sbarcati. Il problema è che si parla tanto dei profughi e pochissimo delle loro vite. Comunque il nostro riferimento è la Prefettura per la seconda accoglienza: essa ci darà i termini e i rispettosi criteri. E con noi ci sarà la Caritas per la riconosciuta opera di accoglienza».

Treviso e dintorni però incontrano difficoltà nell’accoglienza agli immigrati. Sarete costretti a sfidare l’ostilità di una parte politica?

«L’accog lienza del povero sta nel cuore del Vangelo. Non ci si può girare attorno o svuotarlo dell’attenzione ai poveri, agli ultimi. Bisogna rimboccarsi le maniche. Noi non alimentiamo di certo i contrasti, facciamo le cose che dobbiamo fare senza clamore, come abbiamo sempre fatto».

Magari un confronto con quella parte politica, i leghisti, aiuterebbe no?

«Sì certo con il forte rischio di una discussione di tipo ideologico…».

Mai fatto un faccia a faccia con i leghisti?

«Se nessuno di loro ci ha mai invitato, cosa ti aspetti? Che ripetano a ritornello aiutiamoli ma a casa loro. Io prima di fare il vescovo ho attraversato diversi Paesi dell’Africa. Il problema dell’immigrazione è vasto e complesso ma non giro la faccia dall’altra parte: soffro insieme a questa povera gente e non istigo ostilità nei loro confronti».

Vedi anche

Altri articoli