Giacomelli: “Piano banda ultralarga. Eccola una cosa di sinistra”

Infrastrutture
Il sottosegretario di Stato MISE, Antonello Giacomelli, durante l'assemblea generale 2015 di Confindustria Radio Televisioni, al Teatro Argentina di Roma, 9 luglio 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI

Parla il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle telecomunicazioni: “La rete pubblica garantisce parità di condizioni a tutti gli operatori e assicura la stessa connettività a tutti gli italiani”

“Una rete pubblica in fibra ottica per le tante aree del paese a fallimento di mercato è o non è una cosa di sinistra?”. Dopo l’accordo tra Stato e Regioni sulla destinazione dei fondi per la banda ultralarga, Antonello Giacomelli – sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle telecomunicazioni – rivendica il valore anche politico della scelta del governo. “È da vent’anni che il paese non ha una rete pubblica, cioè dalla privatizzazione della rete di Telecom Italia che per me rimane un’operazione sbagliata. Oggi non si può riavvolgere il nastro: è giusto che dove arriva il mercato si lasci fare al mercato, anche se adeguatamente regolamentato come quello delle telecomunicazioni. Ma dove non arriva, non ha senso spendere denaro pubblico a fondo perduto per una rete che resterà in mano ai privati, con i problemi regolamentari che conosciamo: una rete pubblica garantisce parità di condizioni a tutti gli operatori e assicura la stessa connettività a tutti gli italiani, quelle delle città e quelli delle campagne, al Nord come al Sud, ai giovani e ai più vecchi. Insomma, quando si parla di opportunità di sviluppo per territori e persone, la logica non può essere solo quella del mercato che decide in base alla profittabilità di chi ha diritto e chi no. Qui si gioca per intero il ruolo della politica e delle istituzioni che intervengono e assicurano pari condizioni di sviluppo. E questo è stato uno dei punti fondamentali che ha motivato la decisione del presidente Renzi. Quali che siano le categorie che vogliamo usare, se non è di sinistra questa scelta non so che senso abbia il termine ‘sinistra'”.

Perché è importante l’accordo con le Regioni?

“Per la prima volta esiste un piano nazionale. In passato si procedeva in ordine sparso: ci si limitava ad assemblare i singoli piani regionali e ad accordi “bilaterali” tra il Ministero e le singole Regioni. Di qui i rimproveri di Bruxelles. Ora, per la prima volta, non solo tutte le Regioni condividono gli stessi obiettivi e la scelta di una rete pubblica in tutte le aree bianche, ma sono d’accordo sull’utilizzo congiunto delle risorse e sul criterio di ripartizione. Per questo ringrazio la dimostrazione di maturità delle Regioni: il piano banda ultralarga si conferma un vero progetto-paese”.

Quanti italiani raggiungerà la rete pubblica?

«Parliamo di 7300 Comuni in tutto il territorio nazionale, per circa 19 milioni di cittadini. Un terzo del paese». L’Italia ha già un livello di copertura a banda larga nella media europea (97 per cento), ma sulla banda ultralarga siamo in ritardo. Quando partiranno i primi cantieri per la fibra ottica? «Siamo in attesa del via libera di Bruxelles. Ma con i fondi della vecchia programmazione in otto Regioni stanno per partire o stanno già partendo i nuovi cantieri sempre con l’intervento diretto: per esempio in Sardegna la rete pubblica che interesserà 324 Comuni per un totale di mezzo milione di cittadini sarà pronta nell’aprile 2017, in alcuni casi anche con la fibra che raggiunge le singole abitazioni. Di fatto le risorse della vecchia programmazione sono già stati riconvertite ai nuovi obiettivi”.

Il piano del governo prevede, in prospettiva, investimenti per 7 miliardi, 5 statali e 2 gestiti direttamente dalle Regioni. Il Cipe ha sbloccato 2,2 miliardi: come verranno reperiti gli altri fondi e in quali tempi?

“Credo che nessun governo in passato abbia investito così tante risorse sulle reti di telecomunicazione. Nel primo anno del piano, il 2015, già sono state sbloccati dalla delibera Cipe 2,2 miliardi dei 5 complessivi che il governo stanzierà da qui al 2020: come bilancio del primo anno non mi lamenterei. Dopo gli apprezzamenti un po’ di tutti per il Piano strategico presentato a marzo era importante dare il segnale che il governo mantiene la parola data e pone la digitalizzazione del paese tra i suoi obiettivi primari. Tra l’altro nella delibera Cipe è stato messo per iscritto l’importo complessivo del piano pubblico”.

Come si convinceranno gli italiani ad abbonarsi a Internet veloce?

“Oltre agli interventi nelle “aree bianche”, che saranno attivati nel 2016 e realizzati nell’arco temporale 2016-2020, il piano banda ultralarga prevede l’intervento dello Stato anche nelle cosiddette “aree grigie” con gli ulteriori strumenti finanziari previsti quali il credito d’imposta, il fondo di garanzia e i voucher alla domanda, quindi alle famiglie. I voucher sono previsti dal piano ma serve una norma primaria per poterli introdurre. Però abbiamo sempre detto che i voucher sono pensati per spingere le famiglie all’upgrade da 30 a 100 Mbps, quindi non ha senso finanziarli prima che esistano le reti adatte”.

Si parla molto del possibile ruolo di Enel: come lo giudica?

“Sono stato tra i primi a salutare la decisione di Enel di portare la fibra ai contatori nelle case di 33 milioni di italiani come una novità potenzialmente dirompente. Già solo il fatto che una grande azienda del paese decida di investire sulla cosiddetta “Internet delle cose” è una notizia positiva. Se Enel deciderà o no di scendere in campo per la banda ultralarga è una decisione che spetta solo all’azienda. Mi auguro che, così come per gli altri soggetti, si condivida il principio della condivisione delle infrastrutture perché questo sarebbe decisivo per abbattere i costi e alzare gli obiettivi. Il futuro dell’Internet veloce non aspetta”.

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