Giachetti: “Roma non farà la stupida e non si consegnerà né alla destra né ai grillini”

Roma
Il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti durante la presentazione del libro "Il Parlamento: biografia non autorizzata" di Giovanni Innamorati, Roma, 17 giugno 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il vicepresidente della Camera: “Mi candido a sindaco perché in questa città la politica è come scomparsa, ma la gente vuole rialzare la testa. Parto non da grandi proclami, ma dai problemi piccoli e concreti delle persone. I veti di Sel? Mi auguro che evitino l’autolesionismo”

Onorevole Giachetti ma chi gliel’ha fatto fare? Renzi? Fare il vicepresidente della Camera non è un brutto mestiere. A giocarsi la partita da sindaco di Roma oggettivamente ha più da perdere che da vincere.

“Ho sostenuto Matteo quando farlo non era propriamente popolare, soprattutto nel partito. Ero e resto convinto che l’Italia per ripartire avesse bisogno delle sue idee, del suo coraggio e della sua energia. Può dunque immaginare quanto mi faccia piacere che per lui possa essere io la persona giusta per tentare di rilanciare Roma e promuovere un nuovo modo di fare politica. Però la scelta è stata mia. All’inizio, quando mesi fa, ha preso a girare il mio nome ero spaventato. Col passare del tempo, vuoi perché vedevo Roma costantemente rappresentata come uno schifo irrimediabile dal quale stare lontani vuoi perché, in modo per me assolutamente inaspettato, si moltiplicavano gli inviti a scendere in campo, è maturata la voglia di gettare il cuore oltre l’ostacolo fino a mettere in cantiere la possibilità di interrompere la più bella esperienza politica della mia vita: la vicepresidenza della Camera dei deputati”.

A me sembra che Roma sia veramente in un caos sia amministrativo che politico. Non sono un cittadino della Capitale, e quindi giudicare è complicato e si rischia la superficialità, ma a volte mi viene in mente che governare Roma non è impossibile, è inutile. Mi sbaglio?

“Più che caos quello che sembra di vivere a Roma è un misto di mortificazione, delusione, scoramento, rassegnazione. E la politica sembra sparita, trasformata in una pratica inutile se non degradante. Ma parlando con le persone ti rendi conto invece che c’è voglia di riscatto, di cambiamento, di crescita. Ed io so che questo non è solo utile, ma possibile. È una delle ragioni che mi hanno spinto a scendere in campo e sarà l’obiettivo costante delle prossime settimane”.

Sono ancora in errore se penso che un Pd romano in grave crisi, politica e di coscienza dopo il terremoto di MafiaCapitale e il crollo dell’amministrazione Marino, vede in lei una specie di ultima, disperata, carta per non perdere. Cioè un investimento soprattutto sulla sua persona, la sua storia, le sue battaglie, insomma sulla sua faccia?

“Non credo. Anzi penso che scegliere – si tratti di una carta, di un’idea o una persona – solo perché è l’ultima sia un errore e una miopia. Scegliere vuol dire appunto decidere tra più possibilità. Spero davvero che, se sarò io ad essere scelto dai romani nelle primarie prima e nella competizione amministrativa poi, nella valutazione saranno considerate anche la mia storia e le mie battaglie, ma in politica non si vive solo di ricordi o di rendita. Conta soprattutto il futuro, le idee, i progetti, la capacità di condividere una nuova missione. Questa è la sfida che abbiamo davanti”.

Non è che se lei perde, perde Giachetti, se invece vince, vincono tutti?

“Guardi la politica per come la intendo io ha delle regole ben precise. Non sono incline al ruolo di leader e penso che in questo momento più che mai sia necessario rappresentare una squadra, proporre alla città un impegno corale. La mia faccia sarà ovviamente la più esposta e la mia responsabilità sarà assoluta. È ovvio quindi che se si perderà saranno i miei connotati a rappresentare la sconfitta. Ma è chiaro che se si vince (e sono convinto che questo sia alla nostra portata) sarà solo perché tanti avranno deciso di mettersi in gioco, di metterci un po’ di loro. In quel caso è certo che il merito sarà davvero di tutti, come è giusto che sia”.

Non ritiene che a Roma il Pd abbia dovuto subire, in maniera più o meno accondiscendente, una pressione esterna che l’ha di fatto indebolito? Io ad esempio non riesco a spiegarmi come mai il Pd romano non sia stato in grado di far emergere lo sfascio amministrativo e etico prodotto dalla giunta Alemanno e che sia finito per farsi impiccare agli scontrini di Marino.

“Se il Pd romano non avesse avuto tanti problemi oggi non saremmo in questa situazione. Seppur io non abbia avuto ruoli e responsabilità a Roma né nell’amministrazione né nel partito, credo si debba guardare avanti, cambiare e ricostruire senza nascondersi errori ed inadeguatezze del passato. Se qualcuno pensa che io perderò un solo giorno a parlare del passato, ha capito male. La mia testa ed il mio cuore pensano alla Roma di domani”.

Le sono arrivati dei pesanti veti da Sel e da Fassina. Non teme che perdere questo pezzo di sinistra cosiddetta radicale per il Pd possa essere esiziale. Magari non avranno tanti voti ma potrebbero risultare determinati a farvi perdere. In Liguria è già successo aprendo le porte alla giunta Toti di centrodestra. E anche alle comunali di Livorno proprio da sinistra è arrivato il sostanziale via libero alla vittoria dei 5Stelle. 

“Non commettiamo l’errore di confondere il ceto politico con le persone. Io ho concorso con ruoli diversi alle esperienze vincenti del centro sinistra a Roma negli ultimi vent’anni e sono convinto che la stragrande maggioranza delle persone che come me si sono sentite protagoniste di quelle belle pagine non consentiranno di consegnare Roma al centrodestra o ai grillini ed in questo senso continuo a sperare che nella classe dirigente di Sel prevalga il realismo e la responsabilità sull’ostilità preconcetta fino ad arrivare a scelte autolesionistiche”.

L’inchiesta Mafiacapitale ha svelato un sottobosco impressionante di corruzione e volute inefficienze non solo della macchina politica ma anche di quella amministrativa. Al di là dei rilievi penali che accerterà la magistratura, lei ha in mente qualche misura per evitare che certi fenomeni possano ripetersi?

“Sì, ho in mente alcune idee ma ne parlerò dopo che mi sarò confrontato con tutti coloro che in questo senso hanno esperienza e competenza. Comunque prima di qualunque misura pratica è necessario ripristinare concetti come etica, moralità, onore, responsabilità. Sarà il mio chiodo fisso non solo a parole ma nei comportamenti e nell’esercizio delle mie funzioni. E sarà la condizione essenziale per chi vorrà a qualunque titolo accompagnarmi in questa sfida e, spero, in quella amministrativa”.

Lei è un noto garantista e quindi le chiedo un’opinione su il M5Stelle e i casi di mala amministrazione che stanno colpendo i grillini a cominciare dal caso Quarto. Il suo collega Di Maio che dà lezioni di trasparenza a tutti dovrebbe rimanere al suo posto di vicepresidente della Camera?

“Ho detto e ripeto che per quanto mi riguarda gli inciampi di Quarto e Pomezia saranno fuori dalla campagna elettorale di Roma. Il mio è un disarmo unilaterale. Spero aiuti a condurre una campagna elettorale serena, diversa dalle risse alle quali siamo ormai abituati. Sarebbe un regalo alla città che potrebbe molto meglio apprezzare la diversità di idee e progetti che tutti noi proporremo per il suo futuro. Per quanto riguarda Di Maio penso che svolga egregiamente il suo ruolo di vicepresidente della Camera. Ho avuto modo di scambiare con lui privatamente qualche considerazione e preoccupazione sul clima generale che si sta generando nel modo di far politica, per il resto non ritengo di avere titolo per dare consigli a nessuno, figuriamoci lezioni”.

Olimpiadi a Roma: ennesima greppia per il malaffare o occasione per farla diventare finalmente una vera capitale europea?

“Le Olimpiadi sono una grandissima opportunità per la città. Io mi candido perché credo in una classe dirigente che sappia cogliere le opportunità e trasformarle in opere concrete, utili e positive per questa città meravigliosa. Lascio agli altri rappresentare la rassegnazione e il sentimento di una città irrimediabilmente sconfitta tanto da rinunciare anche a provarci”.

Nel suo video ci ha fatto vedere la “grande bellezza” della Roma che tutti conoscono. Poi però ha detto che il suo sguardo andrà a quelle zone lontane dal centro che spesso sono state dimenticate. Tutti i candidati sindaco vogliono ripartire dalle periferie. Il punto è il come. Qual è il suo come? Il trasporto pubblico? Finché non sarà puntuale e veloce la distanza fra la Roma da cartolina e quella da foto di cronaca nera sarà sempre più profonda.

“Come prima cosa dedicherò gran parte del tempo ad ascoltare. Mi mozzicherò la lingua prima di proporre qualcosa senza aver preventivamente raccolto la voce della città. Sarà la prova più difficile e più bella che mi attende. E partirò dai territori più lontani, non solo fisicamente, ma anche socialmente. Andrò dove le persone sono più arrabbiate, dove magari non hanno mai avuto la possibilità di incontrare qualcuno per dirgliene quattro. Ci dovremo fare carico anche di questo, soprattutto di questo, perché possiamo avere idee bellissime sul futuro di Roma, e dobbiamo averle; possiamo avere idee strategiche per lo sviluppo della città, e dobbiamo averle; ma se non cominciamo a dare risposte concrete, puntuali e adeguate ai piccoli immensi problemi che sono una condanna per la quotidianità di centinaia di miglia di persone, Roma non ripartirà mai”.

Lei oltre a quella del Pd ha anche la tessera dei Radicali italiani. La sosterranno?

“Marco (Pannella ndr) ha già detto. Alcuni miei amici e compagni hanno addirittura già costituito un comitato di sostegno. Maggi e radicali italiani aspettano di capire le mie idee sul futuro. Complessivamente direi di si”.

Anche da sindaco continuerà a passare i suoi Natale e Capodanno in carcere?

“Se mi sarà consentito, si”.

Faccia gli scongiuri di rito, ma può dirmi il primo atto che farà una volta sindaco?

“Io non faccio gli scongiuri e lei mi faccia un’altra domanda….”

Alle primarie non ci sono ancora candidati ufficiali, solo ipotesi di nomi. A breve dovrebbe sciogliere la riserva Morassut. Cosa ne pensa?

“Guardi io non vedo un gran circolare di nomi. Ce n’è uno, appunto quello di Roberto Morassut, che mi è caro. Ho vissuto insieme a lui le esperienze passate dall’amministrazione di centrosinistra. È un galantuomo, una persona competente, uno che ha tutti i titoli per candidarsi alle primarie. Non so cosa deciderà. So che in qualunque caso lavoreremo insieme per il bene di Roma”.

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