Giachetti: “Confusione e faide interne. Parte male, così Roma rischia”

M5S
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Il vicepresidente della Camera: sarò il leader dell’opposizione in Campidoglio. Il Pd si lasci alle spalle le logiche di corrente. Si può ripartire

Roberto Giachetti sta tirando un po’ il fiato dopo la lunga e dura campagna elettorale romana, ma le sue antenne restano puntate sulla città, soprattutto in questi giorni in cui la giunta Raggi è ancora un rebus irrisolto. In questa intervista all’Unità conferma che resterà in campo come leader dell’opposizione in consiglio e lancia la sua Associazione che si chiamerà «TuttaRoma»: “Non è una corrente di partito, sarà aperta a tutti coloro che vogliono impegnarsi per la città e per il rilancio del centrosinistra. Chi vuole aderire può farlo attraverso la mail giachettiroma@gmail.com. Comunicheremo presto i primi appuntamenti”.

Giachetti non vuole apparire animato dal risentimento dello sconfitto, né da spirito di rivalsa, ma il suo giudizio sui primi passi e i non-passi della neo-Sindaca è netto.

Onorevole Giachetti, sono passate quasi due settimane dalla vittoria di Virginia Raggi, ma la giunta non c’è ancora. Qual è il suo giudizio?

“Sono preoccupato. L’ho detto anche in campagna elettorale: Roma non può aspettare ancora, per questo avevo presentato la mia giunta prima del voto. La Sindaca ha dapprima annunciato che l’avrebbe fatto anche lei, poi ha spostato l’annuncio al secondo turno, e oggi ancora siamo in piena confusione, mentre si svolge una lotta per faide interne da cui traspare una scarsa cultura istituzionale”.

Cosa vuol dire?

“C’è un assessore non ancora nominato che parla come se fosse già in carica e il probabile presidente del Consiglio Comunale, Marcello De Vito, dice che può farlo in quanto “assessore in pectore”, una figura inesistente. Poi c’è la questione del capo di gabinetto, con la nomina di un politico, Daniele Frongia, avvenuta aggirando la legge Severino. Non capisco proprio perché si siano infilati in questo pasticcio. Si voleva affidare un incarico chiave a un uomo di fiducia della Sindaca? Bene, c’è un ruolo politico di primo piano, quello del capo della segreteria, che Frongia avrebbe potuto ricoprire senza aggirare le leggi. Mi domando: che cultura delle istituzioni rivelano queste scelte?”.

E sul programma dei primi cento giorni?

“La confusione regna sovrana anche sulle scelte da prendere: sulla questione dello Stadio della Roma, per esempio, assistiamo a dichiarazioni contraddittorie e marce indietro continue. Mi auguro di vedere presto atti concreti che contrasteremo quando ci appariranno negativi e appoggeremo quando invece ci sembreranno positivi, avendo sempre in testa il bene della città. Per ora le premesse non mi sembrano buone: al momento sappiamo che il 7 luglio ci sarà solo un discorso, mentre il programma vero e proprio verrà illustrato il 12. Poi arriva il generale agosto e temo proprio che i famosi primi cento giorni passeranno così. E la città resterà ferma, ma Roma non ha tempo e non può aspettare».

Sul Corriere della Sera, Sergio Rizzo scrive che emerge l’assenza di una classe dirigente del M5S. Sembra che la giunta pentastellata pescherà nell’area della destra di Alemanno. Se l’aspettava?

“La cosa non mi sorprende, la saldatura con la destra era già evidente durante la campagna elettorale. Il nuovo che hanno annunciato non si vede e, almeno per ora, sembra che si rivolgano al vecchio ceto amministrativo. Tuttavia, Virginia Raggi è stata votata al secondo turno dal 67% dei romani, e suppongo che tra di essi vi sia anche un pezzo della classe dirigente della città. La domanda sul perché non riesca a coinvolgerla andrebbe rivolta a lei”.

Lei sarà il leader dell’opposizione in Consiglio?

“Assolutamente sì. Ricevo una grande quantità di messaggi da parte di tanti cittadini, lo devo a tutti coloro che mi hanno votato e che si sono impegnati per il centrosinistra, anche al di fuori dei partiti. Ovviamente sarà una funzione da svolgere in raccordo con i gruppi consiliari”.

Nascerà una sua associazione? Di che si tratta?

“Si chiamerà “TuttaRoma”, riprendendo uno slogan della campagna elettorale. Vuol dire che vogliamo partire dalle periferie, la parte della città che soffre di più e che ci rivolgiamo a tutti coloro che si sono già impegnati nella campagna elettorale senza essere iscritti a nessun partito e a chi vuole impegnarsi adesso a lavorare per Roma con idee, proposte e iniziative. Non è una corrente di partito, è un’associazione politica che non vuole essere alternativa a nessuno nel centrosinistra, che non vuole infilarsi in faide interne, che vuole coltivare la bella politica”.

Però sulla crisi del Pd romano ha una sua idea?

“Intanto mettiamo in chiaro che non scarico su altri le responsabilità: la sconfitta è mia, come ho già detto subito dopo la sconfitta, Tuttavia, tutti hanno girato Roma, come me. Tutti hanno sentito l’aria che si respirava. E spero che tutti abbiano capito che il Pd, se vuole avere un futuro in questa città, deve lasciarsi alle spalle le dinamiche correntizie e di potere. Serve più politica e meno attenzione a un potere che per altro non avremo. Serve dialogo con la società e apertura. Per essere credibile il Pd deve dimostrare di aver cancellato la parte più odiosa delle pratiche degli scorsi anni. Se lo farà vedo tutte le condizioni per ripartire, altrimenti la vedo dura”.

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