Giachetti: “Col mio programma cambio Roma e convincerò chi non mi ha votato”

Amministrative
Il candidato sindaco di Roma Roberto Giachetti durante l'incontro organizzato da Unindustria al centro Congressi all'Eur, Roma, 10 giugno 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Il candidato sindaco: “La città ha al suo interno diseguaglianze insopportabili. Partiremo da qui, dando maggiori opportunità a tutti”

ll suo punto di forza è un programma di sinistra. Legalità, lotta alle diseguaglianze, zero consumo di suolo, diritto a muoversi in una città che torna a funzionare. Roberto Giachetti, il candidato del centrosinistra romano, brucia l’ultimo miglio. Manca un pungo di giorni al ballottaggio con la grillina Virginia Raggi. Non è una missione impossibile dice e punta a convincere tutti. A partire da chi non ha votato. «Di me si possono fidare». Di lei invece no, come ripete anche il presidente del consiglio Matteo Renzi: «Se vince Raggi è un problema per i romani. Il governo sarà leale, ma la città perderà la metro, le Olimpiadi…».

Marco Rossi Doria, che lei ha chiamato nella giunta in caso di vittoria, ha definito il suo programma «moltissimo di sinistra», ha detto che è fondato sul comma due dell’articolo 3 della Costituzione. Che farà contro le diseguaglianze se riuscirà a fare il miracolo vero e salire in Campidoglio?

«Siamo partiti dall’art. 3 della Costituzione perché Roma, oggi, ha al suo interno diseguaglianze insopportabili: in termini di aspettativa di vita, di livelli di reddito, di opportunità professionali, educative e di fruizione culturale. E siamo partiti dall’art. 3 anche per una seconda ragione. Siamo convinti che spetti al Comune contribuire a rimuovere quegli ostacoli cui si riferisce la Costituzione. Parte da qui la nostra visione della città. Ed è per questo che le soluzioni che proponiamo non si limitano alle forme tradizionali di diseguaglianza, come il reddito. Vogliamo una città con maggiori opportunità. Per tutti. È un filo rosso che si ritrova nella proposta di scuole aperte di pomeriggio per offrire nuove opportunità di apprendimento, creatività, socializzazione intergenerazionale e interculturale; in quella relativa ai nuovi spazi dove i giovani possano fare impresa e innovazione; in quelle relative agli asili nido; alle proposte relative alle politiche sociali -per i più deboli e gli anziani, per l’inclusione – sino all’e dilizia popolare; alla tutela dei diritti e alla lotta contro ogni forma di dis criminazione. La lotta alle diseguaglianze è un tema trasversale rintracciabile in tutti i capitoli. Anche quello del bilancio, che illustra come liberare risorse da impiegare per le politiche sociali».

Ai costruttori romani ha spiegato che con lei si fermerà il consumo del suolo. Non ha voluto un assessore all’Urbanistica ma un’architetta alla Rigenerazione e continua a ripetere che prima di ogni cosa vengono le 100 incompiute, opere lasciate a metà e da riutilizzare. Programma minimo e di buon senso o dietro c’è una visione sostenibile e ambientalista?

«Lo stop al consumo di nuovo suolo agricolo è ormai una scelta condivisa da tutti. È un tema fuori discussione che è frutto di un cambio nell’aria del tempo, nelle convinzioni più profonde, negli stili di vita. Per cui la grande partita del futuro è quella della riqualificazione, della rigenerazione, della densificazione. Per questo ho voluto un assessore, Lorenza Baroncelli, che avesse questo tipo di visione e di esperienza. E per questo nel mio programma ho puntato sulla qualità dell’amministrazione. Noi dobbiamo recuperare un ruolo guida, forte. Insieme a questo abbiamo molte sfide. Quella di attrarre capitali anche stranieri per grandi progetti di rigenerazione urbana su edifici e aree dismesse o male utilizzate; quella del completamento delle oltre 100 incompiute che abbiamo censito; i piccoli lavori che i condomini possono portare avanti per migliorare l’efficienza energetica e il decoro urbano. E poi dobbiamo lavorare per semplificare: per questo apriremo in ogni municipio lo sportello unico dell’edilizia, per sbrigare rapidamente tutte le pratiche e per consigliare i romani su come investire in bioedilizia e risparmio energetico».

Ha promesso che le periferie avranno la precedenza. Quartieri che si sono sentiti traditi, dove sono stati premiati i grillini, non il Pd. Lì per recuperare la fiducia non può bastare dire che è giusta la candidatura di Roma alle Olimpiadi.

«A parte che il nostro progetto per le Olimpiadi porterebbe numerosi vantaggi alle periferie, il prolungamento della metro, le case per gli studenti, i 100 impianti sportivi per i quartieri. Ad ogni modo alle periferie abbiamo dedicato molto spazio nel nostro programma. Interventi contro la diseguaglianza di opportunità che vanno dalle scuole ai trasporti, dagli spazi per l’innovazione al programma che porterà nei quartieri più disagiati le attività di divulgazione delle più importanti istituzioni culturali della capitale. Ne sono convinto. Le possibilità della città di stare nella competizione globale passano per il suo attivare le energie che giacciono inutilizzate nelle periferie della città. Oltre, naturalmente, a ripristinare la sicurezza e garantire l’ordinario funzionamento dei servizi: dai trasporti alla pulizia delle strade, dall’illuminazione ai servizi sociali».

Senza la sua moto i suoi tour elettorali non li avrebbe potuti fare, per le strade non si cammina. E la città è sporca. Concretamente come si fa a restituire da subito la mezz’ora di tempo che ha promesso ai romani e a ripulire?

«Lo si fa con gli investimenti sulle infrastrutture – ferro e in particolare i tram, parcheggi di scambio- e con le corsie preferenziali, con i semafori intelligenti, con un delegato ai tempi della città. Ma soprattutto spiegando chiaro e tondo a tutti i dipendenti e dirigenti del Comune che il tempo dei romani è un bene prezioso, una risorsa economica, e che non saranno tollerati ritardi nell’avanzamento delle procedure e atteggiamenti burocratici ingiustificati».

Il debito. Ha detto che vuole un tavolo con il governo per rinegoziarlo. Così risolve davvero il problema dei conti della capitale o si dilatano solo i tempi?

«Il debito è stato già messo al sicuro con la gestione commissariale. Non grava più nel bilancio del Comune. I Romani non devono sentirsi oppressi da quei 13 miliardi. Quello che pesa sul bilancio sono gli interessi, troppo alti. Rinegozieremo questa partita e contestualmente chiederemo di elevare di 40 milioni il trasferimento corrente, portando a 150 milioni la dotazione annua che Roma riceve in quanto Capitale. Aggiungo che anche sulle risorse distribuite dal Governo per le grandi infrastrutture di mobilità Roma merita di più. Negli ultimi dieci anni, in termini pro capite, Milano e Napoli hanno ricevuto più fondi. È questo il tavolo da aprire e sarà una trattativa rapida e costruttiva. In parallelo dobbiamo fare la nostra parte, con una spending review che elimini privilegi e spese inutili».

Ha richiamato nella squadra il magistrato Alfonso Sabella per fare il suo capo di gabinetto. Non era meglio ridargli l’assessorato alla legalità? Non avrebbe avuto più poteri?

«Guardi io penso che l’assessorato alla legalità sia un controsenso. L’amministrazione per definizione deve essere tutore della legalità. E quindi in condizioni eccezionali come quelle in cui si è svolta l’azione della seconda giunta Marino può capirsi, non in questa fase. Penso che fare il capo di gabinetto permetterà a Sabella di continuare la sua azione e di fare anche molto di più per Roma. Mi sento molto tutelato dal fatto che abbia accettato questo incarico. E sono convinto che svolgerà un ruolo politico-amministrativo fondamentale. Ne ha intelligenza, capacità, energia».

La squadra l’ha annunciata prima del voto. E il vicesindaco quando? Sarà donna?

«Annunciare la squadra mi sembra un passo essenziale per il rapporto con gli elettori. Qui si vota un sindaco e la sua squadra. Il sindaco da solo può poco. Lo dico perché fuggire dai confronti, non annunciare la squadra mi sembrano passi falsi per chi professa trasparenza e responsabilità nei confronti dei cittadini».

Tra lei e Virginia Raggi c’è un gap di 133.636 voti. Recuperali sembra una missione impossibile. A chi si rivolge per colmare la grande distanza?

«Non è affatto impossibile. C’è un milione di elettori che non ha votato, devono votare, possono fidarsi di me. E punto a convincere chi ha votato Meloni che il mio programma è pieno di interventi su legalità, decoro, sicurezza e rispetto delle regole. Intendo convincere chi ha votato Marchini che il mio programma è ricco di proposte su impresa e innovazione. Voglio dimostrare a chi ha votato Fassina che il mio programma ha il suo cuore nel capitolo delle politiche sociali e per l’inclusione, e che il capitolo dedicato all’ambiente è ricchissimo e importante. Infine, voglio dire a chi ha votato Raggi, che ho capito le loro ragioni e il segnale, anche nei nostri confronti, che hanno lanciato, ma adesso, appunto, si tratta di scegliere il sindaco che ha una visione per il futuro di questa città, quello migliore e con più esperienza per guidarla e amministrarla».

La sinistra sinistra nella capitale ha fallito. Fassina invita a votare scheda bianca ma dentro Sel, c’è chi si è schierato con lei. Che dice a questi elettori per convincerli a votare al ballottaggio?

«Guardi penso che la storia della città degli ultimi anni sia quella di una collaborazione molto importante nella sinistra. E penso, non da oggi, che sia un peccato non essere riusciti ad affrontare uniti queste elezioni. Oggi siamo al ballottaggio, è una fase diversa e penso che siamo nella condizione di trovare punti di unità. Partendo da un dato semplice. Le idee del programma – che partono dalla lotta alle diseguaglianze e danno largo spazio alle politiche sociali – sono la ragione migliore per votare PD in questo ballottaggio. Sono dodici cantieri in cui si ritrova il filo della creazione di opportunità: per una città più giusta e inclusiva. Su queste basi gli elettori di sinistra che ci daranno fiducia saranno molti».

E a quelli di Marino che al primo turno si sono divisi tra astensione, M5S e Si?

«Capisco i delusi dell’esperienza di Marino. C’è del risentimento ancora vivo ma non può essere scaricato su di me. Io in tutta questa campagna non ho mai espresso un giudizio sugli anni di amministrazione Marino né l’ho fatto quando era in carica. Più in generale, non credo sia giusto, ora, guardare al passato. Questa città ha un grande bisogno di guardare al futuro. Siamo impegnati a scegliere il miglior sindaco per Roma, a progettare i prossimi anni. Naturalmente facendo tesoro degli errori fatti».

La sua rivale, Virginia Raggi, ha fatto il pieno di voti. Lei ha evocato l’Austria dove al secondo turno per punire il PD turno il verde Van der Bellen ha fermato Hofer, il populista anti migranti. Ma lì l’allarme era chiaro, per questo si è ricompattato un fronte. Qual è il pericolo che corre Roma con una sindaca grillina?

«Roma è ad un tornante cruciale della sua storia amministrativa. In un mondo in cui le città sono in competizione rischiamo di scivolare verso una marginalità molto pericolosa per il suo futuro. In questo passaggio penso sia essenziale avere un sindaco forte, capace di avere una visione della città e di tenerla insieme. Perché è questo il punto, Roma può stare nel futuro solo se ci va insieme, come accade alle migliori esperienze di politiche urbane. Vede, a me non è solo l’inesperienza dei cinque stelle a colpirmi, non è solo il fatto di affidare una delle grandi capitali del Mondo ad una persona con poca esperienza politica e professionale. A me quello che preoccupa è la cultura di ‘separazione’ propria dei cinque stelle, quel “Noi” e “Voi” che penso sia incompatibile con un disegno di città moderno. Le politiche urbane più innovative sono quelle che si fondano sulla condivisione, sulla collaborazione, sul partenariato. Per me i germi della cultura dei 5 stelle sono contro questo, sono per una politica che divide. E non penso sia un bene. T utt’altro ».

Chi usa Facebook l’ha vista anche cucinare a casa sua dopo una giornata passata a parlare con la gente. Se riavvolge il film della campagna elettorale qual è la cosa che non rifarebbe più?

«Rifarei tutto. Sono stato onesto, trasparente, sincero, rispettoso dei romani e degli avversari».

E la migliore?

«Aver parlato con migliaia di cittadini, incontrandoli in giro per le periferie romane, soprattutto quelle più disagiate».

Matteo Renzi, Matteo Orfini. Se vince a chi telefona per primo?

«Prima a Renzi e poi a Orfini. Renzi ha creduto in me da anni. Ed è stato sempre accanto a me in questa campagna. Orfini ha lavorato insieme a me quotidianamente. A tutti e due il mio grazie. Proprio per questo vorrei sapessero però che, prima che a loro, telefonerò ai miei figli. Per dire loro quello che già sanno: che per un bel po’ non ci vedremo spesso a casa perché sarà necessario lavorare giorno e notte in Campidoglio ».

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