Celestini al Teatro Vascello: Gesù è tornato sulla terra, ma stavolta non salva i leghisti

Teatro
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Ascanio Celestini debutta con un nuovo spettacolo: “Sotto processo in Italia, Cristo marcirebbe in galera e Barabba diventerebbe il nuovo sindaco di Roma”

Ascanio Celestini sempre più irriverente. D’altra è parte, se non si osa almeno in teatro che divertimento c’è? E lui – che è un maestro nel raccontare storie – osa osa. Tanto da immaginare come sarebbe e cosa penserebbe Gesù se tornasse sulla terra… Ci facciamo raccontare tutto da lui, in attesa che lo spettacolo debutti martedì al Teatro Vascello per il Romaeuropa Festival (repliche fino al 15 novembre).

Ascanio, cominciamo dal titolo di questo nuovo lavoro teatrale, «Laika»: è la cagnetta che andò sullo spazio o la nota fabbrica di camper?
«È quella che andò nello spazio, certo. Ci raccontano che venne scelta una cagna di strada. Era sicuramente più forte di tanti cani selezionati per il piacere degli aristocratici salottieri. Cani che somigliano più alla tappezzeria che al mondo animale. Bestioline da borsetta o animalotti da passeggio con code e orecchie sforbiciate non avrebbero campato un minuto se lanciati nello spazio. Laika un po’ ce l’ha fatta perché era abituata ad una vita barbona e aveva la tempra giusta. Ma di lei m’ha colpito anche il sacrificio al quale è stata condannata. Bisognava fare bella figura per i quaranta anni della rivoluzione russa, dimostrare che l’Unione Sovietica stava con un piede nel futuro. Non erano ancora pronti, sapevano di condannare a morte Laika e anche che la scienza non avrebbe fatto nemmeno un passo avanti, ma quel sacrificio servì per impressionare il mondo!».

Lo hai invocato diverse volte… ora finalmente uno spettacolo tutto dedicato a lui: Gesù Cristo. Ce lo presenti?
«Che poi non è detto che sia proprio Gesù Cristo. Pietro, che vive con lui, ne è convinto, ma il protagonista non è nemmeno troppo sicuro che esista Dio… Eppure si trova nella condizione di far aprire gli occhi almeno ad un pezzo piccolo di umanità. In un bar gli chiedono di raccontare cosa accade nella strada. E lui racconta. Dice del barbone che dorme nel parcheggio del supermercato, della prostituta che ha un’etica del lavoro, della vecchia che spiega cosa è la vera cultura e a cosa serve la memoria. Accanto a questi personaggi c’è una “donna con la testa impicciata”: ricorda tutto, ma non sa collocare le memoria in un ordine comprensibile. Sul fondo c’è la lotta dei facchini africani che scappano dalla guerra e non hanno nulla da perdere. Alla fine Gesù forse non salva nessuno, ma ci prova. E questo, per il nostro mondo senza Dio, è già molto. Un passo indietro rispetto al paradiso, ma un passo avanti che ci avvicina all’uomo».

Perché Gesù è tornato in terra, tra l’altro con l’apostolo Pietro che gli fa da badante?
«Non lo sa e, come ti dicevo, non è nemmeno convinto di essere Cristo. Ma la vita lo affascina e cerca di trasformarla in un grande racconto. Crede nell’uomo e nei suoi limiti, nella debolezza e nello stupore. E poi anche nella condivisione pure quando significa condividere le botte da prendersi insieme»

Quale è la cosa che proprio non riesce a capire di questo nostro mondo di oggi?
«Non capisce perché ci sono alcuni che preferiscono farsi raccontare la realtà e non sono interessati a vederla coi propri occhi»

Se è vero che Cristo è misericordioso, allora perdona proprio tutti tutti? Anche Matteo Salvini che affonderebbe volentieri ogni barcone carico di clandestini?
«Cristo è misericordioso, non è scemo. Abbraccia la prostituta, ma prende a calci nel sedere i mercanti del tempio. Salvini finge di dire pane al pane e vino al vino, ma in realtà ogni volta che apre bocca lo fa per prendere voti, aumentare il consenso. È come Paperon de’ Paperoni, ma invece del dollaro nella pupilla gli si accende il grafico degli exit pool».

Il monolocale in cui vive Gesù è a Roma, giusto? Ma che idea si è fatto di questa città?
«Questo non lo so. Immagino che non si sia allontanato molto dal piccolo appartamento che affaccia sul parcheggio del supermercato dove dorme il barbone. Sogna di attraversare il mondo camminando sul mare e forse immagina che il mare è solo quello di Ostia, ma più che una “idea del mondo” ha un’idea del “suo mondo”. Quello nel quale gli uomini sono tutti uguali e perciò non vale la pena allontanarsi troppo, basta guardarsi attorno per vedere riassunto tutto il creato».

A proposito della polemica di Marino con il papa Francesco, da che parte sta Cristo?
«Direi che si può rispondere “date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio”. Purtroppo a me pare che Dio col Vaticano c’entri davvero poco. Che entrambi i poteri pensano più a questo mondo che a quell’altro».

Gesù è sceso in terra, va bene… ma può ancora fare miracoli?
«Glielo chiedono proprio gli uomini che stanno nel bar e non escono mai, ma lui risponde che non si possono resuscitare i morti come nel passato. Gli dice che l’uomo è come una macchina che un giorno si rompe e si butta e che non esiste il paradiso per le macchine rotte. Che Dio è una fiaba per persone che hanno paura del buio. Ma i signori del bar non sono convinti e rispondono “noi abbiamo paura”».

Il suo modo di vivere non è poi così diverso dai protagonisti del tuo nuovo film: «Viva al sposa». Vivono tutti ai margini, senza avere progetti sul futuro…
«Io racconto spesso una vicenda accaduta a mio padre poco prima di morire. Una suora cercava di confortarlo e di farlo riflettere sulla vita dopo la morte, ma lui diceva che non ci credeva. E allora lei insisteva “dunque non credi a niente?” e lui ribatteva “io credo! Ma credo che non c’è niente”, come per dire che ci avrebbe creduto se ci fosse stato davvero qualcosa, ma che non era colpa sua se l’al di là era solo una balla. Ecco, i miei personaggi sono più o meno fatti così. Non si fanno abbagliare dal fantasma del futuro. Sanno che quando il futuro gli si presenterà sarà nelle vesti del presente. Che il futuro è un po’ come il paradiso delle macchine rotte».

Con il sindacato della polizia, che ha pesantemente attaccato il tuo film, è stato tutto chiarito?
«In un certo senso sì. Il Coisp ha contestato il film prima di vederlo, il Sap lo ha attaccato dicendo che non l’avrebbe visto mai. La loro contestazione è talmente sgangherata che si commenta da sola».

Visto come è andata l’ultima volta che Gesù Cristo è sceso in terra, credi che oggi il popolo lo salverebbe?
«Il problema non si pone. Penso che se ci fosse un Cristo non verrebbe sulla terra a salvare qualcuno. Te lo immagini se finisse sotto processo in Italia? La destra direbbe che è uno che frequenta gentaglia, un pervertito peggio di Marrazzo. Il centrosinistra sentenzierebbe che si tratta di un reduce degli anni ’70, nel migliore dei casi un autonomo se non proprio un brigatista. Grillo scomoderebbe il popolo del web e sappiamo come è andata a finire la volta scorsa quando Pilato ha aperto la consultazione. Cristo verrebbe condannato, ma gli andrebbe malissimo perché senza pena di morte andrebbe in galera a marcire con un bell’ergastolo, mentre Barabba diventerebbe il prossimo sindaco di Roma».

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