Generale Franco Angioni: “La Siria? Un luogo succube di due potenze”

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Lo “strumento” ha funzionato abbastanza, nella comune consapevolezza, però, che una possibile guerra sarebbe stata evitata

Il bombardamento Usa avviene dopo l’ennesimo impasse al Consiglio di Sicurezza per il veto della Russia. Quelle bombe e quel veto segnano la morte politica delle Nazioni Unite?

«Non completamente. Le Nazioni Unite sono uno “strumento” inventato subito dopo la Seconda guerra mondiale (quando le acque non erano ancora calme dopo l’evento bellico) al fine di ridurre la minaccia di un possibile nuovo conflitto, dal momento che tutti erano consapevoli che sarebbe potuto verificarsi uno scontro tra Stati Uniti e i loro alleati, da una parte, e Unione Sovietica nel suo complesso dall’altro. Era convinzione generale che lo “strumento” Onu fosse necessario ma non sufficiente per eliminare il pericolo di un nuovo conflitto mondiale. Lo “strumento” ha funzionato abbastanza, nella comune consapevolezza, però, che una possibile guerra sarebbe stata evitata, comunque, dalla volontà dei due grandi protagonisti della scena internazionale dell’epoca: Usa e Urss.

Lo “strumento” ha funzionato nei limiti degli interessi e delle prospettive che muovevano Washington e Mosca. Non si poteva pretendere di più. Col passare degli anni, l’e quazione guerra-pace è diventata sempre più complicata, sia per le vicende politiche dei due grandi protagonisti (in particolare dell’Urss dopo il crollo dell’impero sovietico) e delle tumultuose vicende mondiali che si succedevano nei vari continenti. Con la fine dell’Urss, abbiamo vissuto un periodo storico nel quale la pace mondiale veniva di fatto affidata a un solo protagonista: il presidente degli Stati Uniti d’America. Come allora, anche allo stato attuale, il comportamento di uno dei due principali protagonisti, sia esso l’inquilino della Casa Bianca o il suo omologo al Cremlino, può risultare estremamente pericoloso: le Nazioni Unite, ancora una volta, sono costrette a mostrare la propria impotenza, perché di fatto succubi delle decisioni delle due grandi potenze. Tuttavia, continuo a pensare che dell’Onu non si possa fare a meno, perché essa rappresenta comunque un luogo d’incontro e di dialogo del quale il mondo non può fare a meno».

«Un’azione particolarmente imprudente da un punto di vista di geopolitica internazionale. Quello di Trump è stato un comportamento rabbioso non degno del capo del più grande e importante Paese occidentale. Meglio sarebbe stato, a mio avviso, se il presidente degli Stati Uniti avesse assunto la guida dei Paesi moderati e profondi fautori della pace mondiale. Da chi ha conosciuto la guerra, dico che lo strumento militare non può sostituire una strategia politica. La speranza è che una rabbia inconsulta non si diffonda tra i Paesi che maggiormente contano sullo scacchiere mondiale e regionale. Mai come in questo momento è imperativo mantenere la calma».

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