Gazzè e il suo nuovo album: “Vi presento Maximilian, Il mio alter ego metafisico”

Musica
Max Gazzé, tra i 14 big che prenderanno parte al prossimo Festival di Sanremo 2013. ANSA / US FESTIVAL ++NO SALES EDITORIAL USE ONLY++

Il cantautore: “Canto l’amore in varie forme, come quello fra un padre e la propria figlia. Io ne ho quattro e so cos’è l’incomunicabilità”

Ce lo immaginiamo come una specie di mago alchimista Max Gazzè, che mescola pozioni magiche, inventa, sperimenta nuove formule. Quando si chiude, da solo, nel suo studio di registrazione tutto è possibile. Perfino assistere alla nascita del suo alter ego… Maximilian. Ma chi è? «È una creatura che viene da un’altra dimensione, nata da una strana combinazione di suoni, arriva dallo spazio e presto prenderà il sopravvento su di me.. mi fa paura. È capace di arrivare con la sua spada e farmi a pezzettini, come Uma Thurman in Kill Bill!». A Gazzè piace giocare e nel nuovo album, in uscita domani per Universal Music, deve essersi divertito parecchio ad immaginare questo Maximilian che dà il titolo al disco, «un personaggio metafisico, antico e moderno, una delle tante componenti di me: cantante, bassista, strumentista, compositore e poi c’è lui. È arrivato Maximilian! È arrivato Maximilian! Altro che arrotino…». Ride Max, che fremeva per pubblicare questo album, composto da dieci brani freschi e orecchiabili, ironici e sperimentali: «l’ho fatto un po’ di corsa, ma sentivo che era il momento giusto».

Max, è sempre stato questo il titolo dell’album?
«Sì, anche se Maximilian all‘inizio doveva essere il nome di un progetto sperimentale molto più ampio. Ho una grande passione per le onde, le frequenze… Poi questa ricerca si è mescolata con le canzoni e alla fine ho dato il nome all’album. Ma questo è solo l’inizio… presto Maximilian si sgancerà da me, prenderà lui tutte le decisioni e comincerà a fare anche i dischi al posto mio».

Intanto tranquillizziamo subito gli animalisti: la pelliccia nella cover ovviamente è finta…
«Certo che è posticcia, non ne vedo una vera da vent’anni».

Il filo conduttore della maggior parte dei brani mi pare che sia l’amore.
«L’amore in varie forme. Per esempio il primo brano, Mille volte ancora, parla del rapporto tra un padre e una figlia, che cresce, diventa adolescente e comincia ad avere le sue esigenze. Quindi c’è un allontanamento, una distanza che genera sofferenza. È un brano che parla di incomunicabilità. Sono padre di quattro figli e ho dedicato molto tempo a loro, ma quando io non ci sono ne soffrono. È un modo per dire che io sono sempre lì».

«La vita com’è» ha anticipato l’uscita dell’album: un invito a prenderci tutti meno sul serio?
«Si, un invito a prendere la vita così com’è, ad avere un approccio più filosofico, a non-resistere».

Come nascono questi brani, da un lavoro in solitudine? O preferisci circondarti di collaboratori e magari di figli?
«No, di solito mi chiudo nel mio studio da solo. Poi i testi in genere è mio fratello Francesco a scriverli. Da lì nascono le canzoni. Ormai questi testi hanno acquisito una tale geometria che se devo cambiare una frase cambio anche la musica. Ci sono periodi in cui ovviamente noi due lavoriamo insieme. Altri in cui lavoriamo separatamente e poi assembliamo tutto, in modo sempre variopinto».

Spesso nei tuoi album ci sono brani molto «politici», stavolta come mai hai scelto di non affrontare temi più sociali?
«In questo momento non mi andava di mescolare la politica con la musica. Continuo ad vere le mie idee, ma non ho più l’entusiasmo che avevo 10-20 anni fa. C’è un brano però, In breve, che parla del livello di indifferenza dell’opinione pubblica, di come un suicidio venga spesso relegato in un trafiletto».

E poi c’è l’ultimo brano, «Verso un immenso cielo», in cui ti sei sbizzarrito…
«È un pezzo di cui vado molto fiero, dentro ci sono tanti riferimenti e si passa dal valzer ad una esplosione di 80 elementi».

Sono trascorsi giusto venti anni dal tuo primo album, «Contro un’onda del mare», ci sono stati momenti difficili?
«I momenti difficili ci sono stati e sono stati necessari per apprezzare quelli belli. Montagne e vallate…Ma ho sempre cercato di essere sincero, onesto».

Il tour e il disco con Silvestri e Fabi: come è andata?
«È stato un’esperienza bellissima, e poi per la prima volta siamo riusciti a far collaborare Sony e Universal. È un momento complicato per l’industria discografica e collaborazioni come questa possono aiutare a risolvere problemi seri come quello dei licenziamenti».

Infine il cinema, dopo «Coast to coast» con Papaleo ti vedremo ancora sul grande schermo?
«Sto girando un film di Simona Izzo, Gli scoppiati. Farò la parte di un padre musicista, che mi somiglia molto in effetti. E sarà mia anche la colonna sonora».

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