Garofani: “In Libia non potremo tirarci indietro. Ma prima serve un accordo a Tobruk”

Libia
Parata Isis a Sirte il 18 febbraio, foto diffuse da siti e social network legati all'Isis. Autenticità non verificabile. Roma, 20 febbraio 2015

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Il presidente della commissione Difesa della Camera spiega come e con quali condizioni il nostro Paese potrà assumere il comando dell’operazione militare

Sembra ormai imminente l’avvio di operazioni militari di terra in Libia. L’avanzata dello Stato Islamico preoccupa i Paesi della Coalizione e il continuo rinvio per la formazione di un governo non agevola la normalizzazione del Paese. E’ notizia di oggi che gli Stati Uniti appoggiano l’Italia al comando delle eventuali operazioni militari. Abbiamo sentito il Presidente della commissione Difesa alla Camera dei Deputati, Francesco Saverio Garofani per capire meglio come il Parlamento potrà essere coinvolto in queste decisioni.

Il Segretario alla Difesa Usa, Ash Carter ha detto che gli Stati Uniti appoggeranno l’Italia per guidare le operazioni di terra in Libia. Quanto è vicino l’intervento militare da parte del nostro Paese?

Il Governo italiano ha ripetuto che l’intervento militare è subordinato all’accordo parlamentare in Libia, dove in questi giorni si sta cercando di formare un Governo. Senza un accordo, un’operazione di terra non sarebbe opportuna. Prima d’intervenire bisogna pensare al dopo e senza un governo il dopo intervento non sarebbe sostenibile.

Secondo fonti giornalistiche il governo ha assicurato che in una settimana l’Italia sarà pronta ad entrare in azione. Oggi i capogruppo al Senato di Sel e FI hanno chiesto a Renzi di riferire in Aula, è già prevista una discussione parlamentare?

Il governo ha già dato la propria disponibilità e nei prossimi giorni un rappresentante del Governo aggiornerà il Parlamento sugli sviluppi della situazione. Certamente prima di qualsiasi intervento si consulterà il Parlamento.

Si fa il nome del generale Paolo Serra per guidare la Coalizione. Crede che sia l’uomo giusto?

Il nome si valuterà all’interno della Coalizione, che è formata da 19 Paesi. Certamente il generale Serra è un nome di alto profilo e con molta esperienza, ha guidato la missione Unifil in Libano e conosce molto bene la situazione libica essendo consigliere militare dell’inviato dell’Onu Martin Kobler, nonché l’interlocutore per la comunità internazionale del comitato di sicurezza libico.

Temete le eventuali ritorsioni da parte dell’Isis nel caso l’Italia avesse un ruolo di primo piano nella guerra in Libia?

Il rischio non è direttamente connesso, l’Italia ha già un ruolo di primo piano nella lotta al terrore in Iraq da diversi mesi. Non possiamo tirarci indietro, dobbiamo fare il nostro dovere contro il terrore anche per difendere gli interessi nazionali.

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