Galletti: “Guerra alle discariche, la più grave emergenza”

Ambiente
Il ministro Gian Luca Galletti durante gli "Stati generali sui cambiamenti climatici e la difesa del territorio" nell'aula dei gruppi parlamentari della Camera, Roma, 22 giugno 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il ministro dell’Ambiente bacchetta le Regioni: devono smaltire correttamente i rifiuti, per legge

Il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, ha impegnato in questi mesi le strutture del ministero sul dossier rifiuti che, per il carico di infrazioni e sanzioni europee, si sta rivelando un vero salasso per le casse dello Stato e per le nostre tasche. I ritardi sono clamorosi in troppe Regioni dove, da decenni, lo smaltimento resta “primitivo”, e lo vediamo dalla quantità di emergenze locali e di discariche abusive collezionate nei decenni. Più ombre che luci, insomma.

Ministro, si volta pagina? Avremo anche un quadro di incentivi vero, con quelli per il riciclaggio dei materiali che mai sono stati introdotti? E cosa accadrà riguardo agli incentivi per i termovalorizzatori, oggetto di molte polemiche, e tolti dall’ultimo testo del decreto incentivi?

«Il nostro nemico giurato sono le discariche, che rappresentano oggi la più grave emergenza ambientale del paese. Il 40% della spazzatura sotterrata, che al Sud diventa l’80 quando non il 90%, con le immagini frequentissime delle strade invase dai rifiuti, è una realtà intollerabile e un pericolo inaccettabile per l’ambiente. Siamo e saremo rigorosi. E sul tema incentivi bisogna fare chiarezza. Il Cip6, che concedeva gli incentivi ai termovalorizzatori, non era un incentivo a bruciare i rifiuti, bensì una lettura, molto estensiva, degli incentivi alle rinnovabili, in quanto si produceva energia senza l’uso di idrocarburi.

Qual è la priorità?

«Il corretto smaltimento dei rifiuti non è come la promozione delle energie pulite, non si tratta di una scelta politica nell’ambito di una strategia energetica nazionale che punta alla progressiva de-carbonizzazione dell’economia, in linea con gli orientamenti europei. Smaltire i rifiuti correttamente, selezionarli e riciclarli è un dovere delle Regioni. Non è una delle possibilità alternativa, è un obbligo di legge. Il recupero e riciclo dei materiali non sono operazioni “a perdere” ma implicano la creazione di una filiera economica che restituisca valore a materiali che hanno valore e non vanno buttati via. Fatta questa premessa, si possono studiare provvedimenti incentivanti per talune filiere, ma deve essere chiaro che le regioni “devono” smaltire correttamente i rifiuti e non attendere incentivi dall’alto. Già gli italiani pagano centinaia di migliaia di euro al giorno per le inadempienze delle Regioni su rifiuti e depurazione delle acque. Chi produce i rifiuti deve smaltirli secondo le regole e, se non lo fa, deve pagare le multe che ci vengono imposte dall’Europa».

Il decreto Sblocca Italia prevede di completare il quadro degli impianti di recupero energetico in Italia e superare cosi la discarica, c’è una strategia chiara del governo?

«Il nostro piano ex articolo 35 dello Sblocca Italia fotografa la realtà attuale e indica una soluzione in termini di impianti a fronte dell’inadempienza delle Regioni. Ovviamente, se le Regioni proporranno soluzioni alternative e saranno in grado di attuarle (diversamente dal passato) ne saremo lieti. Non amiamo gli inceneritori, ma constatiamo che Vienna e Copenaghen hanno gli impianti in città e non buttano niente in discarica. Da noi spesso si dice no ai termovalorizzatori sul territorio e si propone di mandare a caro prezzo la spazzatura a bruciare nel nord Europa. Questo è grottesco. Chi dice no agli impianti deve attuare una soluzione alternativa seria e credibile».

Pensa che sia utile e matura un’Autorità nazionale di regolazione economica nel settore rifiuti, come esiste nell’acqua, energia e trasporti, visto che il settore fattura oltre 10 miliardi di euro?

«La ritengo una buona idea da approfondire. Una Authority potrebbe razionalizzare il sistema dei rifiuti e, soprattutto, far costare di meno il servizio ai cittadini.»

È stato già definito il Piano per lo smaltimento delle ecoballe campane?

«Quelle ecoballe sono un monumento agli errori del passato e devono essere rimosse e smaltite. Stiamo discutendo con la Regione un piano che sarà definito a breve per chiudere questa pagina scabrosa politicamente, ma soprattutto ambientalmente, della recente storia campana».

Come si supera la Terra dei fuochi?

«Si supera portando a termine l’azione coordinata che stiamo facendo assieme ai ministri Martina e Lorenzin e alle autorità regionali, muovendoci su più direttrici. Da un lato la verifica del territorio con la individuazione precisa delle aree contaminate e la loro bonifica, dall’altro uno screening sulla popolazione per individuare eventuali patologie legate alle pratiche illegali che per anni hanno avvelenato la zona. C’è poi l’aspetto del contrasto alla criminalità organizzata, alle cosiddette ecomafie, contro le quali abbiamo messo in campo nuovi strumenti legislativi come la legge sugli ecoreati che consentono una severa sanzione dei comportamenti ambientalmente pericolosi e dannosi e dotano gli inquirenti di strumenti normativi adeguati alla realtà criminale da fronteggiare.
E c’è, infine, l’altrettanto importante lavoro di ricostruzione dell’immagine di un’area che un tempo era la “Campania felix” e che oggi è sede di produzioni agro-alimentari di altissima qualità che vanno difese e promosse, perché sono eccellenze italiane sulle quali puntare per lo sviluppo dell’economia e del territorio. La Campania è una delle più importanti regioni Italiane e dev’essere un motore, non un peso per il Paese, deve tornare ad essere, come è stata per secoli, avanguardia e non retroguardia della penisola sia dal punto di vista culturale che economico. Ha tutte le potenzialità, le intelligenze e le risorse per riprendersi il ruolo che le spetta».

Le promesse stavolta saranno mantenute?

«Certo. Lavoriamo per questo. Dobbiamo affrontare velocemente ed efficacemente molto nodi ancora da sciogliere e voltare rapidamente pagina. Abbiamo però cominciato a farlo, finalmente con un metodo di lavoro serio e andremo avanti»

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