Galletti: “Due miliardi per fare industria senza inquinare”

Ambiente
Il ministro Gian Luca Galletti durante gli "Stati generali sui cambiamenti climatici e la difesa del territorio" nell'aula dei gruppi parlamentari della Camera, Roma, 22 giugno 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il ministro dell’Ambiente Galletti: “L’Ilva è una storia terribile e simbolica. Un’epoca è finita. Stiamo 
salvaguardando la salute dei cittadini e il lavoro”

“Non abbiamo alternative, ce la dobbiamo fare, e io sono sicuro che ce la faremo a risanare i veleni e le ferite di Taranto e dei territori delle altre località italiane che, nei decenni alle nostre spalle, sono state sfruttate, inquinate, deturpate, stravolte. Stiamo lavorando da mesi al rilancio dell’Ilva ma con un approccio nuovo, sapendo che la nuova siderurgia italiana deve essere strettamente connessa al risanamento ambientale dell’acciaieria e alla tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini. I disastri che abbiamo alle spalle sono un monito terribile per le tante tragedie e la scia di vittime e disastri provocati. Ma questa è l’eredità avvelata che abbiamo trovato, e per questo noi abbiamo voltato pagina”. Parla Gianluca Galletti, Ministro dell’Ambiente, per nulla rilassato. È al lavoro nel suo ufficio al Ministero e uno dei dossier del giorno, in bella vista in un mare di altri fascicoli, è quello sull’Ilva. Urgente non solo per il rinvio a giudizio da parte del tribunale di Taranto per un elenco di 44 persone e 3 aziende come Ilva spa, Riva fire e Riva forni elettrici, per disastro ambientale nell’inchiesta dal titolo ‘Ambiente Svenduto’, ma per l’impegno al risanamento di una industria che ha avvelenato tarantini, animali, terre, mare. Tra gli imputati sotto processo c’è la famiglia Riva, e c’è anche l’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. L’Ilva è una metafora di troppe cose e di tanti guai che si trascinano da decenni. È anche il paradigma dell’infinito dibattito, che forse è alla sua chiusura anche in Italia, tra ambiente, lavoro e sviluppo e tra ecologia ed economia, e di città ostaggio di industrie che hanno sparato inquinanti senza controlli e di troppi finti controllori.
È finita un’epoca, Ministro? 
“Chiusa. Quell’epoca abbastanza orrenda l’abbiamo oggi alle spalle. È stata aperta una pagina nuova e abbiamo il dovere oggi di impegnarci seriamente a riparare, risanare, disinquinare, bonificare. Lo stiamo facendo, anche tra mille difficoltà burocratiche e di altro tipo, ma io non voglio più che l’ambiente sia vissuto come un vincolo quando, al contrario, è il nostro miglior volano per lo sviluppo economico e per l’occupazione in un Paese dalle bellezze e dalle caratteristiche uniche come l’Italia. Quella dell’Ilva è una storia italiana simbolica ma terribile. Una storia che stiamo cambiando e stiamo lavorando con un obiettivo preciso, quello di tutelare la salute di chi lavora in quella fabbrica, salvaguardare i cittadini di Taranto, l’ambiente e anche il patrimonio industriale e lil lavoro. Lo stiamo facendo ambientalizzando l’impianto. Lo facciamo per  dimostrare che è possibile fare impresa rispettando i fondamentali e cioè l’ambiente e la salute. Dimostreremo anche anche all’Ilva si può fare siderurgia senza mettere a repentaglio la vita delle persone e di una intera città. Ci vorrà tempo, lo so, occorrono molte competenze da mettere al lavoro, c’è bisogno di determinazione, ma questa sfida noi l’abbiamo accettata e la dobbiamo vincere”.
Per vincere la sfida serve molto la politica ma servono moltissimo anche le risorse. Quante ne mette sul piatto il Governo?
“Garantiamo risorse per la siderurgia italiana con un investimento strategico e importante per complessivi 2,2 miliardi. Non sono pochi ed è la prima volta che un Governo mette sul piatto una cifra del genere. Di questi, 1,6 miliardi sono per l’acciaieria e 600 milioni sono già stati stanziati per la città e per l’intera Regione, con un impegno condiviso con le altre istituzioni, definito pochi giorni fa a Taranto dal sottosegretario Claudio De Vicenti. Si tratta di impegni molto concreti per 115 milioni per le bonifiche, 189 milioni per l’attuazione del protocollo del 2012 sull’infrastrutturazione del porto, 219 milioni per la piattaforma logistica, 60 milioni per le opere di rigenerazione urbana, 30 milioni per la reindustrializzazione. Per la prima volta c’è un Governo che affronta una situazione drammatica con risorse vere e un impegno costante, e posso assicurare che non molleremo finché non sarà confermato e garantito il raggiungimento degli obbiettivi di risanamento ambientale, e che questo risanamento è soprattutto a carico dell’azionista, ossia dei Riva, con gli 1,2 miliardi sequestrati nel procedimento di Milano che speriamo di sbloccare a breve. Abbiamo già il Piano ambientale approvato dal Governo all’inizio del mandato. È molto ambizioso, e di quei 1.6 miliardi, 400 sono già a disposizione. È la prima volta, voglio ribadirlo, che succede in Italia e per noi è un investimento coerente con quello che vogliamo fare per il nostro Paese, con una visione del futuro dell’Italia”.
Intanto è la supplenza della magistratura che in molti casi detta le regole e interviene per evitare ulteriori rischi e disastri. Anche il caso Ilva, con il maxiprocesso allo stabilmento siderurgico più grande d’Europa, ma non è il solo, ha riaperto il dibattito sul rapporto tra magistratura, imprese e azione del Governo. Da un lato i reati ambientali, dall’altro il lavoro e la produzione. Lei come si colloca?
“Rispettando la magistratura. È il prezzo che la politica paga per aver prodotto o permesso gli scempi ambientali del passato. È chiaro che quando la politica non è in grado di agire tutelando ambiente e salute, qualcuno ci deve pensare e alla fine supplisce. Io credo però che questo Governo abbia dimostrato la massima attenzione al tema del risanamento ambientale, e non solo a questo tema collegato all’industria. Penso, ad esempio, anche al grande lavoro per il contrasto al dissesto idrogeologico, ai passi in avanti sulle bonifiche, agli interventi legislativi che hanno migliorato fortemente e radicalmente le nostre leggi. Il rapporto con la magistratura è un tema che deve trovare un equilibrio, ma ognuno intanto faccia bene il proprio mestiere. A noi spetta dettare le regole e agire con opere e aprendo cantieri, alla magistratura spetta il doveroso controllo, e questo lavoro io lo rispetto pienamente”.
Può assicurare che non abbasserete nessuna asticella sulla qualità delle prescrizioni ambientali?
“Certo che posso assicurarlo, per il semplice motivo che il futuro industriale in un Paese serio e moderno ormai è collegato alle tutele verso l’ambiente e verso la salute dei lavoratori. In questo Paese stiamo pagando tantissimi errori compiuti in campo ambientale e troppe omissioni colossali. Noi abbiamo detto basta, si volta pagina. Abbiamo il dovere, etico prima che politico, di punire chi ha commesso i reati e di risanare gli scempi compiuti. Io ho decine e decine di aree segnate in rosso nella mappa dell’Italia che hanno bisogno di bonifiche, ho migliaia di situazioni a rischio di dissesto idrogeologico, ho ettari di terre dei fuochi dove la criminalità ha prodotto tragedie storiche immani. Ma questo è il tempo della concretezza, di darsi da fare, e noi abbiamo riorganizzato la filiera dello Stato, stiamo recuperando tutte le risorse mai spese e mai fatte spendere anche dal mio Ministero, e adesso è l’ora dei cantieri”.
È giunta finalmente anche l’ora degli ecoreati nel Codice Penale…
“Questo è un risultato storico, importantissimo, è un vero atto di civiltà in un Paese come il nostro. Lo abbiamo voluto, lo ha voluto fortemente il Presidente del Consiglio, e oggi possiamo affermare in maniera forte e coerente con la legislazione che chi inquina paga e viene punito penalmente. Non si sfugge più alle responsabilità. Ma questo rientra in un disegno strategico del Governo. Dopo le sanzioni penali, nei prossimi giorni riformiamo le Agenzie dei controlli e la riforma ci permetterà di semplificare le norme in campo ambientale e agire preventivamente e tempestivamente. Meno norme, ma più controlli e più rigore e più sanzioni”.
L’eredità è pesantissima anche sul versante delle infrazioni europee che ci vedono con un medagliere del disonore davvero unico nel Continente. Qual è il quadro aggiornato?
“Abbiamo uno stato di infrazione europea davvero preoccupante. Sulle discariche abusive ci sono situazioni davvero incredibili che risalgono a trenta o quaranta anni fa e ad uno stato di abbandono di tanti territori. I soli siti di interesse nazionale da bonificare di grande espansione sono ben 51. Stiamo andando avanti determinati, però. Ma su questo voglio essere chiaro: ognuno si deve assumere in questo Paese le proprie responsabilità, io non voglio fare lo scaricabarile ma qui ognuno deve finalmente fare il suo mestiere. Io sulle bonifiche di interesse nazionale ci metto la mia faccia e si va avanti, però chiedo alle Regioni e ai Comuni che hanno competenze proprie nel campo dei rifiuti e delle discariche, nella gestione delle acque e della depurazione, di farsi carico dei propri impegni. Non c’è più lo Stato distratto o che supplice, e ci devono essere più nemmeno altre istituzioni che si voltano dall’altra parte. Su questo non transigo”.
Cosa vuol dire?
“Ad esempio che le pesantissime sanzioni europee saranno addebitate, da oggi in poi, a quelle Regioni e a quei Comuni non  virtuosi che le hanno causate. Vuol dire che se dimostreranno di non essere grado di risolvere i loro problemi noi siamo pronti anche al commissariamento. Non assisteremo passivi al rinvio. Il quadro delle infrazioni ormai giunte al traguardo delle multe da pagare, mi impressiona. Siamo l’ultimo grande Paese europeo in queste condizioni in diversi settori ambientali e della vita quotidiana, dai trasporti alla depurazione, dallo smaltimento dei rifiuti all’inquinamento. Io ho trovato 29 infrazioni europee un anno fa e oggi siamo scesi a 17. Già il Ministro Orlando fece un ottimo lavoro, che noi abbiamo continuato. Di queste 17, ben 15 dipendono dalle Regioni e solo 2 dal Ministero. Regioni e Comuni devono farsene carico. È incredibile dover pagare centinaia di milioni sulla depurazione o sulle discariche abusive, è assurdo pagare, come stiamo facendo, 120 mila euro al giorno per la sola emergenza rifiuti della Campania. Bisogna correre e modernizzare impianti, reti e sistemi e utilizzare quei soldi per migliorare i territori non per regalarli all’Europa”.

Vedi anche

Altri articoli