Galimberti: “Dopo 23 anni Varese merita di più. Finita la stagione della Lega”

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Il candidato di centrosinistra ieri con il segretario Pd per lo sprint finale: “I cittadini sono stanchi della demagogia di Salvini, vogliono concretezza”

Laurea in Giurisprudenza, dottorato su responsabilità della Pubblica amministrazione, avvocato amministrativista e docente universitario a contratto di Giustizia amministrativa. Davide Galimberti è l’uomo che ha deciso di espugnare alla Lega, dopo 23 anni di governo, Varese, culla delle camicie verdi. A sostenerlo ci sono il Pd e quattro liste civiche, ieri sera è arrivato in città Matteo Renzi per un’iniziativa elettorale al “Vela”, per lo sprint finale.

La Lega governa dal 1992 a Varese. Su cosa punta per voltare una pagina così lunga?

Su un buon progetto amministrativo e sul fatto che i cittadini percepiscono che il gruppo di persone che compone la coalizione, il Pd e quattro liste civiche, ha a cuore le sorti della città. Una città ormai immobile a causa di un lungo malgoverno locale e che adesso sente il bisogno di un forte riscatto, di risposte che negli ultimi 23 anni non sono arrivate.

Nella sua città il capolista della Lega è Roberto Maroni, crede davvero che Salvini sia disposto a perdere proprio lì?

La Lega sale dove non la conoscono in azione, dove la conoscono gli elettori iniziano a prendere le distanze. Si ha la percezione che un altro mandato sarebbe disastroso per la città. Quanto a Maroni, la sua candidatura è un segno evidente di come la Lega voglia mettere una bandierina su Varese.

Il segretario del Pd arriva a Varese proprio il giorno in cui la polemica s u l l’immigrazione si fa più aspra. Un tema che al Nord può essere spinoso in campagna elettorale. Lei come pensa si debba affrontare?

Ormai credo sia chiaro a tutti che sul tema dell’immigrazione la Lega dice solo parole, parole, parole. La demagogia di Salvini colpisce soltanto una parte dell’elettorato: i cittadini sanno bene quanto complesso sia questo fenomeno. C’è bisogno di Europa, cooperazione, integrazione e volontariato e le persone di buon senso sanno che ci vuole concretezza.

In questi giorni nel Pd c’è un dibattito tra maggioranza e minoranza. Quanto sta influendo questo clima sulla campagna elettorale?

Qui a Varese c’è una grandissima voglia di chiudere la pagina con la Lega per dare alla città stabilità amministrativa e sviluppo. Non è una campagna elettorale ideologizzata.

Cioè i partiti passano in secondo piano perché troppo ingombranti?

Noi lanciamo un progetto per la città, si parla, ad esempio, di come portare Varese fra le prime dieci città per presenze turistiche.

Il suo competitor Paolo Orrigoni, sostenuto da tutto il centro destra, promette mille posti di lavoro in cinque anni. Lei?

Di revocare tutti gli atti che riguardano il parcheggio della Prima Cappella, in prossimità del Sacro Monte, perché rappresenta uno scempio ambientale e non serve a rilanciare il Sacro Monte. Poi, la priorità è dare ai quartieri della città quella dignità che meritano, fare un investimento serio sui quartieri, creare maggiori opportunità di lavoro attraverso la sinergia con l’Università e il rilancio del turismo.

Il M5s a Roma ha annunciato gli incarichi a tempo. Giachetti ha fatto i nomi degli assessori. Lei?

Ho lanciato una iniziativa che ritengo importante: per riconquistare il rapporto tra istituzioni e cittadini ho detto che il compenso del primo cittadino sarà determinato dai risultati della sua azione di governo. Saranno i cittadini, ogni anno, attraverso un referendum online e quindi a costo zero, a dare un giudizio.

Ma non è giusto che un sindaco abbia un’indennità?

Credo sia importante inserire il merito per dare garanzie che chi governa fa cose concrete. Alla fine saranno i cittadini a giudicare.

Anche gli assessori dovranno sottoporsi all’esame?

Ho parlato del sindaco ma si può estendere a tutta la giunta.

Non teme un fugone ad annunciarlo adesso?

No, basta lavorare sodo e non c’è alcun pericolo.

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