Gabbani: “Siamo scimmie, balliamo insieme”

Sanremo
Italian singer Francesco Gabbani performs on stage during the 67th Festival of the Italian Song of Sanremo at the Ariston theater in Sanremo, Italy, 08 February 2017. The 67th edition of the television song contest runs from 07 to 11 February.     ANSA/ETTORE FERRARI

È l’artista più ironico di Sanremo: “La presenza scimmiesca c’è per sdrammatizzare e ricordare cosa siamo noi umani”

Con un’elettro-dance scanzonata e nient’affatto pomposa, con uno scimmione ballerino come compagno di esibizione, Francesco Gabbani si è guadagnato la palma del cantante più ironico, anzi l’unico auto ironico, del festival. Ha fatto il gran balzo alla categoria dei “big” dopo aver vinto l’anno scorso tra i giovani con il suo Amen diventato una hit del 2016 e dopo aver scritto due brani per Celentano nell’album con Mina Le migliori. Stavolta gareggia con il brano Occidentali’s Karma. L’artista dai baffetti alla Clark Gable, 34enne di Carrara, ieri come cover ha interpretato Susanna di Celentano, a sua volta rifacimento di un brano degli olandesi VOF de Kunst.

Gabbani, mettendo insieme il titolo ed espressioni quali «panta rei» e «singing in the rain» lei ricorda le citazioni colte-pop di Franco Battiato.

«No, non prendo da lui in modo particolare anche se fa parte del mio background. Diciamo che ogni riferimento è spontaneo. La canzone è nata cercando di formulare un suono con i miei coautori, Ilacqua e Chiaravalli».

Prende in giro i «tuttologi del web» e le mode dell’Occidente, soprattutto quando guarda a Oriente.

«Sì, parla del tentativo di noi occidentali, me compreso, di avvicinarci alle culture e alle discipline orientali, di attingere a una presunta serenità. Però le applichiamo a misura nostra. Tanto è vero che pratichiamo yoga per raggiungere l’equilibrio tra mente e corpo, ma ci preoccupiamo tantissimo dell’outfit, dell’abbigliamento adatto».

Come le è venuta l’idea della scimmia sul palcoscenico? Anche i Coldplay ballavano come scimmie nel video “Adventure Of A Lifetime”.

«L’elemento scimmiesco viene dall’esigenza di sdrammatizzare il brano, ironico di facciata però molto serio. La scimmia è una citazione didascalica del punto in cui dico “la scimmia nuda balla” che a sua volta ho preso dal libro La scimmia nuda di Desmond Morris. Per lo zoologo noi umani siamo una specie di scimmie e anche dietro i nostri sforzi di essere intellettuali siamo mossi dagli istinti allo stesso livello dei primati».

Sul palco aveva un vistoso maglione arancione. A sentire la Gialappa’s Band, nel Dopofestival, lei lo indossava per essere in sintonia con la suddetta scimmia.

«Volevo evitare che il mio costume sovrastasse ciò che canto. Il brano è già denso di contenuti e ho preferito puntare sulla semplicità del vestire. L’arancione è l’unico cenno di coerenza con il testo, per una sintonia con i monaci buddisti anche se io non sono buddista».

Musicalmente a chi si è ispirato?

«È una somma del mio background: ho sempre ascoltato tutto, non ho miti e ho preso spunti ovunque».

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