Furlan: “No allo scontro sul voto, serve stabilità. La riforma? Da 7 più”

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Annamaria Furlan Cisl

La segretaria Cisl: “Iniziative sui territori per portare i nostri iscritti alle urne. Fondamentale la revisione del titolo V, ci sono novità attese da anni”

La Cisl della segretaria Annamaria Furlan non resta a guardare, in vista del referendum costituzionale. E intanto promuove la riforma con un 7 più, ricordando che “a inseguire il dieci a volte si finisce a mani vuote”.

Furlan, Confindustria ha legato referendum e stabilità, condivide?

In questo momento è necessaria una svolta davvero profonda in politica economica, in Europa e nel nostro paese, per abbandonare il rigore fine a se stesso e puntare seriamente alla crescita con investimenti su innovazione, ricerca, infrastrutture. Per incanalare questa nuova politica, sicuramente abbiamo bisogno di coesione sociale e dunque di stabilità. Al contrario, per come si sta caratterizzando il referendum – un giudizio sul presidente del Consiglio più che su una riforma -, temo un’instabilità che può essere un danno per il Paese. Personalizzare la riforma è un grave errore, fatto all’inizio dallo stesso Renzi ma che ora vedo in molti all’opposizione.

Per Camusso le stime negative di Boccia sul Pil in caso di vittoria dei No sono “indecenti”…

Confindustria esprime le sue opinioni come legittimo, e questo vale per tutte le parti sociali. Noi abbiamo organizzato ieri il convegno con il ministro Boschi, la vicesegretaria dem Serracchiani per il Sì e Calderoli della Lega per il No e faremo iniziative di approfondimento sui territori, perché riteniamo importante informare dei contenuti della riforma costituzionale i nostri 4,5 milioni di iscritte e iscritti. Sono lasciati liberi di puntare sul sì o sul no. Però vogliamo dire loro anzitutto di andare a votare: specie dopo aver visto la continua crescita dell’astensionismo in Italia, crediamo che tutti gli strumenti della democrazia siano indispensabili e vadano usati responsabilmente. Secondo, di restare sul merito della riforma. Finora il dibattito pubblico ha discusso pochissimo dei contenuti, e purtroppo la consultazione sta assumendo il ruolo di una conta: tra chi è all’opposizione e chi governa, sul presidente del Consiglio, su questioni interne ai partiti. La Cisl non è né con Renzi né contro. Noi agiamo responsabilmente, riteniamo un dovere dare un’informazione di merito.

Nel merito: quali punti della riforma più vi convincono?

Il paese insegue da tanti anni una riforma istituzionale, l’esigenza c’è eccome. Riteniamo dunque importante una riforma che finalmente mette mano alla semplificazione, sia dei livelli istituzionali sia degli iter legislativi. Serve al paese, alla sua competitività, all’efficacia stessa delle leggi e del ruolo del Parlamento. E qui arriva il confronto con quelle che sono da anni le nostre richieste: la semplificazione della politica, una riduzione dei suoi costi, il superamento dell’anomalia tutta italiana della legislazione concorrente tra Stato e Regioni. Un’anomalia che ha danneggiato il paese, fermando opere e possibilità di sviluppo e producendo un contenzioso infinito. Aver rivisto il titolo V e riportato alla potestà dello Stato temi così legati allo sviluppo, come quelli delle reti infrastrutturali ed energetiche, è per noi fondamentale. Sulla sanità e sulla formazione poi è necessario dare la stessa offerta, possibilmente di qualità, a tutti i cittadini e le cittadine. Quindi la revisione dell’articolo V è per noi la parte più positiva della riforma.

Le critiche?

È stato soppresso il Cnel: lo si tagli pure se troppo costoso e burocratico, a favore di un organismo più snello ed efficace. Ma la riforma lo ha tolto senza immaginare un luogo innovativo di dialogo sociale, che si trova invece in tutti i paesi europei, tra governo e parti sociali su occupazione, lavoro, economia reale, welfare e coesione sociale. Questa è una lacuna che va assolutamente colmata, con una legge ad hoc.

In definitiva, un voto alla riforma?

Premesso che a volte a continuare a inseguire un dieci e lode non si porta a casa nulla, direi un 7 più. Gli aspetti positivi prevalgono sicuramente. Si deve guardare ai punti fondamentali: la semplificazione, il taglio al numero dei parlamentari, un iter di approvazione delle leggi che dà anche più certezze sui tempi e una suddivisione chiara tra competenze dello Stato e dei territori, con una conseguente chiarezza sulle responsabilità. Sono risposte, almeno parziali, alle questioni che abbiamo posto.

L’ipotesi di spacchettamento in diversi quesiti?

Mi sembra arrivi in modo un po’ tardivo. E la vedo complicata: si dovrebbe mantenere una coerenza complessiva, cosa non semplicissima.

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