“Davvero basta con gli ospedali psichiatrici”. Parla il commissario del governo Corleone

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Franco Corleone davanti al carcere di Sollicciano in un'immagine del 7 giugno 2012.
ANSA/MAURIZIO DEGL' INNOCENTI

Il neo-commissario: “Non c’è più tempo da perdere. Con la mia nomina il Governo ha dimostrato di voler fare sul serio”

“Non si tratta di una punizione per alcune Regioni inadempienti. Sulla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari si lavorerà insieme. Il ritardo di un anno per la prevista chiusura degli Opg richiedeva una scossa”.

A dirlo è Franco Corleone, (Firenze, ‘46), http://www.francocorleone.it/sito/, ex sottosegretario alla Giustizia e Garante dei detenuti per la Toscana, nominato venerdì scorso Commissario unico del Governo, per sei regioni (Abruzzo, Calabria, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto) affinché vengano realizzati con la massima urgenza i programmi terapeutici individualizzati per gli internati nei vecchi manicomi giudiziari e siano realizzate le Rems, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, così come prevede  la legge 81.

“Un incarico oneroso – si affretta a specificare Corleone – che svolgerò a titolo gratuito, che non avrei potuto rifiutare e che considero una sfida. Anzi, un’avventura esaltante per realizzare un obiettivo di civiltà e umanità e cancellare un orrore. Nei sei mesi che ho a disposizione, prorogabili, si dovranno prima di tutto individuare, in alcuni casi completare, le strutture alternative agli Opg superando resistenze e opposizioni ingiustificate. In alcune regioni i sindaci hanno cavalcato e alimentato le paure della popolazione per i matti. Nelle Rems saranno trasferiti gli internati considerati dai magistrati di sorveglianza non immediatamente reinseribili nella società o in strutture leggere come le case famiglia, ad esempio. E il lavoro si dovrà fare non solo con le sei Regioni ritenute inadempienti, ma anche con quelle, come la Campania e l’Emilia Romagna (la prima a dotarsi di Rems a Bologna e Parma), in cui dovranno essere chiusi gli Opg di Reggio Emilia e Aversa appena gli internati ancora presenti saranno accolti dalle regioni di provenienza.  Un altro esempio, a Montelupo fiorentino – l’Opg della Toscana – sono ancora presenti tredici internati della Liguria e della Sardegna. Per questo sarà necessario lavorare insieme. Questa è una battaglia di civiltà, che dovrà coinvolgere anche il personale delle Rems. Come commissario suggerisco che si tratti di persone motivate, consapevoli di partecipare a una impresa storica paragonabile alla realizzazione della legge Basaglia per la chiusura dei manicomi civili. Il personale dovrà quindi essere sostenuto e non abbandonato a se stesso. Poi mi impegnerò affinché non siano più adottate misure di contenzione”.

L’obiettivo per i pazienti di queste nuove strutture? Essere aiutati a tonare nella società, a vivere nelle proprie città. “La malattia psichiatrica – aggiunge – non deve costituire un marchio perenne. La misura di sicurezza deve avere un termine, non può più essere un ergastolo bianco”. Le residenze sostituiscono gli Opg e non saranno più carceri e manicomi nello stesso tempo, con celle e con la polizia penitenziaria, ma strutture sanitarie e terapeutiche con un impianto comunitario.

“Mi auguro che alla fine di questo percorso – afferma Corleone- il lavoro all’interno delle strutture venga monitorato di continuo dalle Asl, dal Ministero della Salute e della Giustizia, dalla Conferenza Stato Regioni. Martedì ci sarà il primo incontro con il sottosegretario alla salute, Vito de Filippo, per stabilire le modalità con cui operare e se sarà necessario costituire un’équipe. Non c’è più tempo da perdere. Con la mia nomina il Governo ha dimostrato di voler fare sul serio. Un altro segno in questo senso l’ha dato con la nomina di Mauro Palma a Garante nazionale dei detenuti”. Il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, aveva sostenuto l’istituzione di questa figura, ma ci sono voluti due anni perché, oltre alle esperienze di alcune regioni, fosse eletta una figura nazionale. Palma si occuperà di tutte le forme di privazione della libertà, dalla custodia nei luoghi di polizia alla permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione.

“Intanto, come Garante dei detenuti della Regione Toscana – annuncia – mi sto impegnando, con il Garante dei detenuti di Firenze, perché il carcere di Sollicciano non sia più quello dello vergogna. Deve diventare un modello per tutta l’Italia. Non dimentichiamo che lì c’è il Giardino degli incontri, uno spazio pubblico della città dentro il carcere, il primo in Italia, realizzato, con un gruppo di detenuti, dall’architetto Michelucci. E tutto questo in attesa che il carcere diventi estrema ratio, dove vengano reclusi solo detenuti per reati gravi e non sia una discarica sociale per tossicodipendenti, poveri e stranieri”.

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