Fracci: “I miei primi 80 anni sulle punte”

Spettacolo
Carla Fracci al Quirinale per il ricevimento per la Festa della Repubblica, 1 giugno 2016, Roma. Riccardo Antimiani/ANSA

Parla Carla Fracci, nata il 20 agosto del 1936: “Ho avuto tutto dalla vita, ma io guardo al futuro. Ho ancora tanti progetti e il desiderio di dirigere una mia compagnia”

È un’icona del balletto, conosciuta e stimata da generazioni vecchie e nuove. Ha danzato ovunque, dai grandi palcoscenici di tutto il mondo alle piazze, e forse proprio per questo è tanto amata, per non aver mai smesso di lottare affinché la danza non fosse riservata a pochi, ma fosse di tutti e per tutti. Ora, che di anni ne ha 80, compiuti proprio oggi, Carla Fracci non ha alcuna intenzione di arrendersi, né di fermarsi. «Cosa vuole che le dica – ci confessa -, 80 anni sono un bel traguardo. È passato tanto tempo, è vero, ma non me ne sono accorta, perché ho sempre lavorato, sono sempre stata in attività e ho ancora tanti progetti. Finché il fisico tiene, va bene…». Elegante e schiva, determinata e appassionata, la Signora della danza classica ha una storia alle spalle che sembra una favola. Figlia di un tranviere, cominciò a danzare a 10 anni alla scuola della Scala e nel 1958 era già prima ballerina. Eppure l’inizio fu «per caso, su suggerimento di una coppia di amici dei genitori, che avevano un parente orchestrale appunto alla Scala di Milano. All’inizio non capivo il senso degli esercizi ripetuti, del sacrificio, dell’impegno totale mentale e fisico sino al dito mignolo» come racconta, riferendosi al giorno in cui, affascinata dalla danza di Margot Fonteyn, vide in una pausa il coreografo avvicinarsi e correggerle la posizione appunto del dito mignolo.

Signora Fracci, come festeggerà oggi il suo compleanno?

«In questo momento sono a Firenze, me ne starò tranquilla con la mia famiglia, mio marito (Peppe Menegatti, che da anni crea regie e spettacoli che le si adattino, ndr) e i miei nipoti. Di solito non festeggio i miei compleanni, anche perché il 6 settembre è quello di mio marito e il mio passa più inosservato ».

Stavolta però è un po’ difficile farlo passare inosservato…

«Sì, è vero. Devo dire, tra l’altro, di aver ricevuto tantissimi auguri, compresi quelli del presidente della Repubblica. Ovviamente mi ha fatto molto piacere riceverli, per la stima e il riconoscimento, ma spero che per la danza le cose possano andare meglio».

Purtroppo la danza è sempre stata una Cenerentola in Italia…

«Ed è un peccato, perché in ogni teatro in cui ho lavorato ho sempre tentato di promuovere la danza e i giovani. Non sono mai stata egoista. Mi sono sempre battuta per il “decentramento”, volevo che questo mio lavoro non fosse d’élite. E anche quand’ero impegnata sulle scene più importanti del mondo sono sempre tornata in Italia per esibirmi nei posti più impensabili. Nureyev mi sgridava: chi te lo fa fare, ti stanchi troppo… Ma a me piaceva così. E forse per questo il pubblico mi considera più u n’amica. Sono l’amica di tutti e lo dico con gioia. Credo di aver dato molto, ma anche di aver ricevuto molto».

Rimpianti?

«Non avere una mia compagnia da dirigere ».

Fino agli anni ‘70 lei ha danzato con varie compagnie straniere, dal London Festival Ballet al Royal Ballet, dallo Stuttgart Ballet al Royal Swedish Ballet, dal 1967 è stata artista ospite dell’American Ballet Theatre. Dagli anni ‘80 ha diretto il corpo di ballo del San Carlo, poi d e l l’Arena di Verona, infine del l’Opera di Roma, dove è rimasta sino al 2010. Ha affrontato tante sfide, ha mai avuto paura?

«Ho lavorato davvero con grandi artisti, da Vladimir Vasiliev a Henning Kronstam da Mikhail Baryshnikov ad Amedeo Amodio, da John Cranko a Roland Petit, e ho vissuto dei momenti magici nella mia vita. È stata una vita di fatica, ma non di sacrifici. Certe volte mi chiedo anch’io come ho fatto ad affrontare certe sfide…».

Come quella di avere un figlio e di danzare con lui nel grembo fino al quinto mese di gravidanza. Montale le dedicò anche una poesia proprio in quel periodo, “La danzatrice stanca”.

«Sono scelte. Volevo un figlio. Volevo una famiglia».

Mi racconta di una visita inaspettata in camerino dopo una sua esibizione?

«Ce ne sarebbero molte, perché sono venuti a trovarmi davvero tanti registi, scrittori, intellettuali, da De Sica a Eduardo, perfino Jean Cocteau. Entrò e mi baciò tutto il braccio dicendo che lo avevo emozionato».

Parliamo del suo futuro. Diceva di avere tanti progetti. Ce ne anticipa almeno uno?

«Ci sono diverse cose che bollono in pentola, ma per ora non posso proprio anticipare nulla».

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