Fortini: “Sulla gestione dei rifiuti di Roma 5 Stelle non cerchino scorciatoie”

Roma
Il presidente Ama Daniele Fortini durante la conferenza stampa per illustrare le operazioni riguardanti il risanamento di Ama e il decoro della città. Roma 18 giugno 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Il Presidente Ama spiega cosa c’è dietro il piano della giunta di usare gli impianti di Cerro

«Non credo ci siano complicità. Credo piuttosto che l’assessore Muraro cerchi una via breve per risolvere il problema dei rifiuti a Roma». È un’altra giornata bollente per il presidente di Ama Daniele Fortini. Il botta e risposta con l’assessora all’Ambiente Paola Muraro continua su tutto, dall’utilizzo degli impianti e quali fino alla Commissione ecomafie dove Fortini è stato convocato martedì sera e Muraro ha replicato: «Ah sì? Allora voglio venire anch’io ».

Periodo intenso, presidente Fortini?

«Si, ma solo perché stamani ho avuto un piccolo incidente con un mezzo dell’Ama e mi duole molto la spalla… (da buon toscano non perde mai humour e ironia, ndr)».

Cinque ore in procura come persona informata sui fatti. A questo punto è convinto proprio di lasciare la guida della municipalizzata?

«Io e tutto il cda abbiamo dato le dimissioni il 22 giugno. C’è un verbale che lo testimonia. L’assemblea è convocata per il 4 agosto con le nostre dimissioni all’ordine del giorno e non ci sono indicazioni contrarie da parte dell’amministrazione. Le mie, le nostre, sono dimissioni vere, qui non si fanno commedie, i nostri profili professionali parlano per noi».

È una scelta in polemica con la nuova amministrazione o fair play istituzionale per cui al cambio di amministrazione si offrono le dimissioni?

«Fair play istituzionale. In tutti i Paesi seri c’è lo spoyl system. Anche quando arrivò Tronca detti le dimissioni. Dopo poco lui mi chiese di restare. E siamo ancora tutti qua».

Lei è arrivato in Ama il 29 gennaio 2014. Da allora ha già presentato 14 esposti in procura. C’è un filo rosso che li tiene tutti?

«Ne tiene la gran parte. Ma voglio dare un dato, per essere più chiaro senza entrare nel merito di indagini di cui si sta occupando la magistratura. L’inchiesta “Mondo di mezzo” ha disvelato comportamenti illeciti e illegali dentro e fuori Ama che noi abbiamo quantificato in un danno di circa 6 milioni di euro l’anno. Ma forse quella è stata solo una goccia del malaffare intorno ad Ama. L’ingegner Filippi, ex direttore generale arrivato subito dopo Fiscon (imputato ndr) e rimasto fino a febbraio 2016, ha saputo procurare ad Ama economie pari a 41 milioni in due anni. Soldi recuperati grazie allo svolgimento di gare trasparenti grazie alle quali affidiamo i lavori alla metà del prezzo, revisione dei contratti in essere ed efficientamenti interni. È evidente che l’area del malaffare era più larga di quella occupata dagli imputati di Mafia capitale».

Cosa è accaduto nella riunione del 30 giugno convocata dall’onorevole Vignaroli nello studio di un amico a cui ha preso parte anche l’avvocato Saioni, legale rappresentante di Co.La.Ri e fac totum di Cerroni?

«Il 30 giugno eravamo ancora senza giunta. Quella riunione doveva tenersi comunque in Ama. Ma fummo avvisati che per questioni logistiche era meglio farla in quello studio privato, più centrale. Io stesso andai, pur con qualche sorpresa, in quello studio privato».

Di cosa parlaste?

«Di rapporti commerciali. Con il gruppo Co.La.Ri con cui, preciso, Ama ha in corso un contenzioso per svariati milioni di euro. La dottoressa Muraro, all’epoca non era ancora assessore. Chiedemmo al Consorzio Colari (Cerroni, ndr) di prendere 200 tonnellate in più ogni giorno e per dieci giorni nell’impianto TMB di Malagrotta. Ma, Co.La.Ri. rilanciò proponendoci di usare invece il tritovagliatore che Ama ha cessato di usare nel febbraio scorso».

A che costo?

«Colari fino a febbraio ci chiedeva 175 euro a tonnellata. Troppi. Non li abbiamo pagati. Da qui il contenzioso ».

Torniamo alla riunione del 30. Cosa succede poi?

«Saioni, presidente CoLaRi, insistette per l’utilizzo del tritovagliatore. Io in quella sede, come in altre – ricevevo spesso varie telefonate e missive in cui chiedevano di usare quell’impianto anche perchè “la gente deve lavorare” – continuai ad oppormi. La legge consente la requisizione. Per cui, senza gare pubbliche e senza ordinanza del sindaco, non c’è altro modo di usare quell’impianto. Per altro, il gruppo CoLaRi, risulta essere coinvolto in diverse indagini penali che raccomandano prudenza. Questa è la mia posizione. Indisponibile a variazioni per i motivi appena detti».

Fortini, ha mai ricevuto minacce?

«Non confermo e non smentisco».

Faccia il miracolo di spiegare in poche righe come funziona lo smaltimento dei rifiuti a Roma.

«La Capitale produce un milione e 700 mila tonnellate all’anno di spazzatura. Ogni giorno sono 5 mila tonnellate. Di queste, 2000 sono differenziata di cui circa 500 di organico che trattiamo a Maccarese (Ama) e a Pordenone. Delle 3000 tonnellate quotidiane di indifferenziata, 2.200 le trattiamo nei quattro TMB (trattamento meccanico biologico, ndr) di Roma, due sono di Ama e due di Colari. Altre 800 tonnellate se ne vanno a Frosinone, Latina e Avezzano. Forse è utile sapere che fino al 2015, il 70 per cento della indifferenziata era trattato da Colari. Dal febbraio 2016 il Consorzio ne tratta solo mille e 200 tonnellate, il 33%».

Qual è il problema dei rifiuti a Roma?

«Per 40 anni la città è stata drogata dalla discarica di Malagrotta (di Cerroni, ndr), formidabile droga perchè ha permesso di far sparire rifiuti con grande facilità e a bassi costi. Lasciando però un problema ecologico che dovrà essere curato per i prossimi trent’anni. Il problema è che in quei quarant’anni nessuno ha pensato di costruire un sistema più moderno ed alternativo. Nella Capitale quasi non c’è il compostaggio, non c’è la raffinazione e la differenziata è arrivata al 42 per cento solo nel 2016».

Perchè i 5 Stelle insistono così tanto per usare il tritovagliatore di Colari?

«Perchè taluni di loro sono convinti che possa essere lo strumento con cui accelerare la pulizia nelle strade ».

La Muraro è stata dieci anni consulente, come può non sapere cosa c’è dietro la vicenda del tritotovagliatore? «Io credo nella buona fede. Nel nuovo ruolo di assessore è forse convinta di offrire una soluzione al sindaco utilizzando una via breve. Ma finché non ci sono le condizioni di legalità, quell’impianto non si può usare».

Scorciatoia o via breve è un termine opaco. Che non fa rima con onestà e trasparenza del mantra grillino.

«Tra fare opposizione e governare c’è grande differenza».

La giunta 5 Stelle infiltrata da un cavallo di Troia?

«Non saprei dirlo. Ma se è in corso un tentativo di condizionamento, la magistratura ha tutti gli elementi per capirlo ».

 

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