Forti sì ma non esageriamo. Pessato (Swg) spiega come va realmente il M5S

M5S
Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle durante la manifestazione in Campidoglio per chiedere le dimissioni del sindaco di Roma Ignazio Marino, 15 giugno 2015 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

“I grillini non stanno sfondando, sono al livello delle Politiche 2013″

Sembra, a scorrere alcuni sondaggi o a leggere certi commentatori, che il M5S abbia già vinto le elezioni (di quale anno non si sa, ma che importa); che come minimo è già al ballottaggio; che, per farla breve, “aumenta”. Ora: nessun dubbio che il partito di Grillo e Casaleggio sia elettoralmente forte e anche più “scafato” rispetto a due anni fa, ma che l’Italia sia in mano a quei due ce ne corre.

Ne abbiamo parlato con uno dei più esperti sondaggisti italiani, Maurizio Pessato, presidente di Swg, un istituto che ha preso sul serio il fenomeno grillino fin dal suo sorgere.

Allora, Pessato, senza fare i nomi, quasi tutti i giorni sui quotidiani e in tv appaiono sondaggisti che spiegano che la corsa del M5S appare inarrestabile. Come stanno davvero le cose?

– Noi vediamo il Movimento 5 Stelle al livello delle politiche del 2013. Un livello comunque alto. Ma non parlerei di 30 per cento, piuttosto di 24-25, massimo 26. Voglio sottolineare che noi non sottovalutiamo affatto i Cinquestelle, d’altra parte non lo abbiamo mai fatto fin dall’inizio della loro comparsa: però inviterei a essere più prudenti. Innanzi tutto perché è estremamente difficile fare sondaggi elettorali quando non si sa quando si vota, e quando in ogni caso l’orizzonte delle elezioni non è nella testa degli elettori.

Magari chi lo ha sottovalutato all’inizio oggi è più propenso a darlo molto forte, ma in ogni caso il M5S è ormai una realtà consolidatissima. La spinta anti-sistema che c’è in una parte notevole dell’elettorato soffia ancora a loro favore?

– Direi che loro sono il catalizzatore della protesta, l’aggregatore di tutto lo scontento: dai problemi mondiali ai problemi della città, dall’Isis alla pensione, gli elettori scontenti, o contro il sistema politico, vedono nei Cinquestelle il loro punto di riferimento. Infatti nel loro consenso elettorale c’è di tutto. C’è anche una parte che si sente di sinistra, o che vede in Renzi un elemento di novità. Nella base c’è molta gente così, mentre il vertice lo odia, il premier.

Ad un ballottaggio Pd-M5S l’elettorato di destra per lo più voterebbe Grillo?

– Sì, sarebbe un voto contro Renzi. La maggioranza degli elettori di Forza Italia ormai ha introiettato la leadership di Salvini, visto come un baluardo contro l’attuale premier, un ruolo che in seconda battuta, cioè al ballottaggio, verrebbe ricoperto dal M5S. Quindi al secondo turno il Pd si potrebbe trovare di fronte il M5S rafforzato dal voto della maggior parte di elettori di destra. Secondo noi il Pd vincerebbe comunque ma, ripeto, siamo troppo lontani dalle elezioni. Quando si voterà? E soprattutto quale sarà l’oggetto principale delle elezioni: la sicurezza, l’economia, la guerra?

Dunque sostanzialmente la sfida è sempre fra chi ha l’onere di governare e chi intercetta il malcontento?

– Guardi, all’inizio e per tutta una fase il M5S ha saputo intercettare anche una spinta positiva al cambiamento. Una spinta da parte di quel pezzo di elettorato che vedeva il Pd troppo statico. Noi avevamo visto che Grillo era lo sbocco di quella domanda, e infatti alle politiche prese un risultato molto alto. La scena è cambiata quando poi è arrivato Renzi, che era una novità e interpretava lui stesso la domanda di cambiamento e infatti alle Europee il Pd è arrivato al 40% e il M5S ha avuto un ridimensionamento pur rimanendo sopra il 20%.

È per questo che nella testa della gente rimane dunque un partito “contro” più che un partito “per”?

– Sì, è visto soprattutto come il grande nemico di Renzi. Come il partito della protesta. Protesta che esiste ed è forte. In questo senso non sottovaluterei il nuovo M5S.

Perché nuovo?

– Beh, secondo me l’arretramento di Grillo ha funzionato. Ci sono facce nuove che magari sono dirette da Grillo ma che funzionano autonomamente, come quella di Di Maio, che appare sveglio, deciso.

Un’ultima cosa. Ma quando voi chiedete alle gente cosa vota capita spesso di intuire che risponde la prima cosa che gli passa per la testa, o meglio, l’ultima cosa che hanno sentito in tv?

– Certo, e infatti ci sono i margini di errore. E guardi che più o meno tutti noi abbiamo gli stessi dati, cioè sono tutti numeri che stanno dentro il margine di errore. Anche per questo io penso che andrebbero evitate certe affermazioni troppo drastiche: i grillini sono elettoralmente forti ma non stanno sfondando, questa è la verità.

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