Floris: “L’arte si addice alla tivù”

Televisione
Giovanni Floris durante la confereza stampa di presentazione della nuova stagione del programma LA7 ''di Martedì''. Roma 12 Settembre 2016, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Dal “Cristo velato“ a Napoli al Cenacolo di Milano fino a una cripta romana, domani su La7 inizia “Artedì”, un ciclo su luoghi spesso inaccessibili

Il Cristo velato cui Giuseppe Sanmartino a metà ’700 conferì al marmo effetti d’incre dibile illusionismo nel volto e nel sudario a San Severo a Napoli si porta appresso cronache di enigmi e leggende sulle pratiche alchemiche del principe di quella Cappella, Raimondo de Sangro. Da quel capolavoro e da quelle vicende parte la prima di otto puntate, in onda da domani alle 23.10 su La7, di Artedì , nuovo programma firmato da Giovanni Floris ma questa volta sull’arte italiana. Dopo quel vertice di teatro figurativo di vita e morte e così barocco nella sconsacrata Cappella di Sansevero insieme al direttore del museo Francesco Masucci, nel cuore profondo della città, Floris a Roma si addentrerà nel Vittoriano e poi nel caveau della Banca d’Italia. Seguiranno il Cenacolo di Leonardo a Milano con il restauratore e storico dell’arte Antonio Forcellino, la Villa Farnesina a Roma con gli affreschi di Raffaello e la guida dell’ex direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci. Fino alla scoperta di Castel Sant’Angelo e a un’incursione nell’enigmatica cripta dei Cappuccini a San Clemente, sempre nella città eterna.

Perché un giornalista che in tv di norma si occupa di economia, politica, cronaca, affronta l’arte?

«Artedì è pensato come un allegato culturale di diMartedì. Il martedì sera ormai parliamo di politica, di economia, di consumi, di alimentazione di scienza e di cultura. Gli esperimenti che abbiamo fatto nelle passate stagioni, le escursioni nel patrimonio artistico italiano, sono state molto apprezzate dai nostri telespettatori. Abbiamo pensato di farne una trasmissione a sé. E anche a noi, parlare del bello che c’è in Italia, in un periodo così complesso per il nostro paese… non c’è sembrato vero!»

L’arte si presta bene alla tv? La serie appena conclusa firmata da Tomaso Montanari su Caravaggio su Rai5 dimostra che si può essere scientificamente rigorosi e divulgativi?

« L’arte si presta bene a tutto! Mi verrebbe da dire “persino” alla televisione! Vi porteremo in posti così belli, raccontati da persone così speciali, che, vedrete… non rimarrete delusi».

Che linguaggio userete per raccontare i luoghi e le opere?

«Annina Nosei, la famosa gallerista, una volta mi ha detto: “L’arte vera non mente mai”. Parla da sola. Noi però un po’ la aiuteremo! Per raccontare i siti o le opere che visiteremo saranno con me i maggiori esperti di arte del paese. E non dimentichiamo che parleremo anche di storia, e in particolare della storia d’Italia. Anche quella politica…»

Le riprese hanno un taglio visivo particolare?

«Le immagini punteggeranno il racconto parlato nostro e dei nostri esperti. Certamente mostreremo i luoghi anche da prospettive che al comune visitatore sono impedite. Faccio solo un esempio. Racconteremo i tesori del Vaticano dalla terrazza di San Pietro ai piedi della cupola di Michelangelo e anche dalla Loggia dei Musei. Posti non accessibili ai visitatori. Spero che i telespettatori provino le emozioni che abbiamo potuto provare noi girando quelle immagini».

Qual è il posto più sorprendente dove è andato Artedì?

«Non voglio fare graduatorie, però faccio altri esempi. Roma è piena di tesori sotterranei che nessuno conosce. Siamo scesi dentro una basilica neopitagorica che si trova sotto una piazza dove scorre un traffico caotico. Ci passano sopra ogni anno milioni e milioni di persone senza saperlo. Noi portiamo quella basilica meravigliosa dentro le case degli italiani. E poi l’ho detto: non c’è solo l’arte. Parliamo anche di storia, di attualità. Siamo entrati nel caveau della Banca d’Italia e in mezzo alle montagne di lingotti d’oro abbiamo ripercorso la storia economia del nostro paese».

Raccontate anche di siti chiusi al pubblico che dovrebbero essere aperti?

«È capitato di incontrare pezzi pregiati del patrimonio artistico o archeologico chiusi al pubblico. È un peccato. Conosciamo tutti le difficoltà economiche in cui si dibattono i beni culturali. Debbo dire che a noi sono state aperte molte porte. Anche qui faccio solo un esempio. Vedremo da vicino il Mitreo di San Clemente, un tempio dedicato al dio Mitra del terzo secolo, che i visitatori possono solo sbirciare dall’inferriata della porta. Altre perle artistiche sono chiuse per causa di forza maggiore. Un esempio per tutti: la cappella Niccolina, nei Musei Vaticani. È piccola e ha una sola porta di entrata. I milioni di visitatori dei Musei non potrebbero mai entrare in quello spazio meraviglioso. E quindi è chiusa. Noi vi porteremo anche là tra gli affreschi del Beato Angelico».

Tutti dicono che il patrimonio artistico italiano è sterminato e diffuso ovunque ma è fragile. Tra i cittadini la consapevolezza c’è?

«Quando si avvicinano all’arte, alla storia, ai simboli della nostra cultura, credo che le persone aumentino il proprio livello di interesse e di consapevolezza. Se non fossimo convinti di questo non avremmo cominciato quest’avventura».

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