Flick: “Regolamenti con toni pubblicitari, a decidere sarà il giudice”

M5S
Il presidente emerito della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, durante la settima edizione del Festival del Lavoro, organizzato dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalla Fondazione Studi, presso il Centro Congressi Angelicum della Pontificia Università S. Tommaso D'Aquino, Roma, 30 giugno 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Il presidente emerito: “Possibili fenomeni come M5s finché non c’è una legge sui partiti”

Presidente Flick, il Tribunale civile di Roma sta per esprimersi sul ricorso dell’avvocato Monello sul Contratto, con tanto di vincoli e sanzioni, che i 5 Stelle romani e la sindaca Raggi hanno dovuto firmare nel momento in cui hanno deciso di candidarsi. A suo giudizio è legittimo o no?

«Ho letto più volte il regolamento e non riesco a vederci profili di illegittimità. Poi, se mi chiede un giudizio politico sul fatto che il Movimento 5 Stelle utilizzi questi meccanismi e questi sistemi, politicamente non sono d’accordo. Ma, ribadisco, è un giudizio di tipo politico».

Perché giudica non illegittimo il Regolamento dei 5 Stelle?

«Ogni partito, in questo caso Movimento, è un’associazione privata nell’ambito della quale si può decidere di prevedere le regole che l’associazione privata ritiene più opportune e utili al raggiungimento dei propri obiettivi. Quindi tutto è lecito purché non violi la legge. O limiti i diritti costituzionali come la libertà di espressione, di voto, di leggere, di informarsi».

Il Contratto limita, ad esempio, la libertà di espressione nel momento in cui obbliga l’eletto a passare dallo staff comunicazione?

«Non poter esprimere liberamente il proprio pensiero è la violazione dell’articolo 21 della Carta. Ma non mi sembra questo il caso: qui dice, leggo testualmente all’articolo 4, che“per garantire il coordinamento della comunicazione, il Sindaco, gli Assessori e i consiglieri del M5S all’Assemblea di Roma Capitale dovranno coordinarsi con i responsabili della Comunicazione del Movimento 5 Stelle nel Parlamento”. Non è un divieto ma l’invito ad un miglior coordinamento. Non vedo profili di illegittimità».

Però poi succede che se un eletto 5 Stelle dice o scrive su qualche piattaforma social qualcosa che non è considerato in linea con i vertici, viene espulso dall’associazione. Anche questo è legittimo?

«Ancora una volta, se mi chiede un parere giuridico, le dico che non è illegittimo. Del resto, neppure i 5 Stelle che pure hanno un apparato molto scenico possono avere questa capacità coercitiva. L’unica è quella che può esercitare un giudice valutando le loro pretese e quelle della loro controparte».

La Casaleggio associati e Beppe Grillo, quello che ormai viene chiamato Il Blog, esercita questo potere nei confronti di chi non è in linea, di chi si ritiene che abbia arrecato danno all’immagine del Movimento. Vengono tolte le chiavi di accesso alla piattaforma digitale che è la sede virtuale del Movimento. Questa non è coercizione?

«No, questo è il privato che, poiché non mi sono comportato secondo le regole della casa, mi leva la tessera di accesso al club. In questi casi, tutto ciò che firmo fa parte di una negoziazione privata tra me e l’associazione privata per cui si è liberi di lasciare l’associazione in ogni momento e ugualmente l’associazione mi può cacciare se non rispetto le regole, sempre se la cacciata non avvenga in modo che, secondo il giudice, offende la mia dignità e la mia reputazione. Del resto, mi lasci dire che finché il Parlamento non dà attuazione all’articolo 49 della Carta che prevede la regolamentazione dei partiti politici, possiamo assistere a fenomeni come quello dei 5 Stelle. Ripeto: l’unico obbligo che hanno è quello di non violare la legge».

Obbligare al vincolo di mandato e a non lasciare i 5 Stelle per passare ad altri partiti, è quindi illecito?

«È anticostituzionale almeno e con certezza quanto al vincolo di mandato. Ma non mi risulta che nei vari regolamenti ci sia un profilo di questo genere. La violazione in questo caso sarebbe palese».

Come valuta lei la sanzione di 150 mila euro prevista nel Regolamento dei 5 Stelle romani a titolo di risarcimento per il danno all’immagine del Movimento?

«Inapplicabile da parte dei 5 Stelle direttamente e come sanzione. Le cifre lasciano il tempo che trovano e fanno parte delle tecniche pubblicitarie. Semplicemente è una cifra inesigibile almeno finché non ci sarà un giudice che dovrà valutare prima di tutto se c’è stato veramente un danno e poi di quale entità. È sempre il giudice a valutare un danno e a quantificarlo. Non può essere un’associazione privata».

Le sembrano strumenti idonei e conformi ad una democrazia?

«Questa è una valutazione politica rispetto alla quale ho già detto che resto perplesso. Qui invece stiamo valutando la non illegittimità di questi regolamenti. Rispetto a questo ripeto: tutto è lecito finché non si viola la legge. In quello che leggo posso trovare annunci o trovate pubblicitarie ma non violazioni di legge. Altri la possono diversamente ma la Costituzione garantisce questo».

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