Fitoussi: “L’Europa è in pericolo, in gioco la democrazia”

Europa
ARCHIV - Die Quadriga auf dem Brandenburger Tor in Berlin ist am 24. Maerz 2007 durch eine EU-Fahne zu sehen.Das Bundesverfassungsgericht in Karlsruhe will am Dienstag, 30. Juni 2009, seine Entscheidung ueber den Reformvertrag von Lissabon verkuenden. (AP Photo/Jan Bauer)  ** zu unserem KORR ** --- FILE - In this March 24, 2007 file photo the Quadriga ontop of the Brandenburg Gate in Berlin is seen shining through a European flag.  (AP Photo/Jan Bauer)

Parla l’economista francese: “Bruxelles smetta di chiedere austerità ai governi, i popoli sono vicini alla soglia della disperazione, c’è un rigetto”

Jean Paul Fitoussi, economista francese, esperto di politiche monetarie e di bilancio, professore emerito all’Institut d’Etudes Politiques di Parigi, è pessimista sul futuro dell’Europa unita di cui ricorrono oggi le celebrazioni.

Professore in che stato è oggi l’Europa?

«L’Unione Europea si trova in una situazione di grande debolezza perché nelle recenti elezioni, e anche nelle prossime come quelle che ci saranno ad aprile in Francia, si scopre che non è più un’istituzione amata. Quello che emerge è un rigetto per l’Europa. Tutti si aspettano che faccia qualcosa per le sue popolazioni in difficoltà. Molti cittadini soffrono per la disoccupazione soprattutto giovanile, la precarietà, il costo del welfare. In Grecia, ad esempio, la situazione è grave ».

L’Ue sopravviverà o la sua disintegrazione è ormai solo questione di tempo?

«Le persone vivono un tempo di enorme insicurezza economica e non sanno cosa riserva loro il futuro. È ovvio che si faccia strada la consapevolezza di non poter andare avanti così. Il problema greco, tanto per sottolineare una priorità, non può continuare a essere ignorato ancora per molto. L’Europa deve assolutamente fare qualcosa di positivo».

Cosa può fare, in concreto, di risolutivo?

«Cambiare politiche. In modo radicale. Basta con l’austerità. Invece la Commissione Europea continua a mandare ai governi, compreso quello italiano, avvertimenti sui conti. L’Europa non capisce più se stessa fino in fondo. Non si rende conto della gravità e dell’urgenza del problema: la sopravvivenza della democrazia».

Il pericolo più grave è l’avanzare del populismo e della demagogia oppure la fine di un’economia e di un mercato comuni?

«Se vinceranno Marine Le Pen in Francia, Beppe Grillo e Matteo Salvini in Italia, Frauke Petry in Germania (la leader di Afd, il partito xenofobo tedesco, ndr), l’Ue andrà ancora peggio di quanto dimostrino adesso i dati economici. Perderà, o sta già perdendo, la sua anima». Secondo lei, quello appena descritto è uno scenario realistico? «Anche se questi partiti non vincono, anche se prevalgono i partiti di sistema, c’è una parte sempre più importante della popolazione che rifiuta questa politica e questa nozione di Europa. Il che renderà la situazione complessiva molto più difficile da gestire. È un fatto di cui bisogna tenere conto. Dobbiamo stare attenti. In gioco c’è qualcosa di più prezioso dell’economia: la libertà che la democrazia garantisce, che finora ha garantito».

Yves Mény sostiene che la vittoria di Macron alle residenziali francesi sia probabile ma non certa. E che la sopravvivenza dell’Ue sia legata proprio al prossimo inquilino dell’Eliseo più che alle elezioni tedesche.

«Sono d’accordo con Mény. Se venisse eletta presidente della Repubblica Marine Le Pen sarà un disastro anche nell’eventualità che lei decida di non uscire dalla zona euro. Ci sarà un momento di stallo in cui il movimento di capitale sarà destabilizzante per l’Europa intera. Dove andranno, infatti, i capitali francesi?».

Fuori dalla Francia?

«Esatto. Non resteranno certo nel Paese. A quel punto Le Pen introdurrà il controllo dei cambi e torneremo indietro di quarant’anni. Se vince il Front National potrebbe essere la fine dell’Europa: rimarrà come geografia, sparirà come unione ».

Qual è il suo pronostico per le elezioni del 23 aprile?

«Anche io penso che vincerà Macron. Ma il danno è già stato fatto. A meno che l’urgenza della situazione sia finalmente in grado di far fare un salto di qualità alle politiche europee. Bruxelles smetta subito di chiedere più austerità a Grecia e Italia. Siamo vicini alla soglia della disperazione per molta gente e se verrà raggiunta non si sa cosa potrà succedere».

Il voto recente in Olanda, con l’exploit dei Verdi e la sconfitta di Geert Wilders, può rappresentare un’inversione di tendenza per i destini europei oppure è stato un fatto isolato?

«Non è stata una vera sconfitta per Wilders. Lo è stato rispetto alle aspettative che aveva suscitato, ma oggi il partito di estrema destra olandese è più forte di prima. Non credo che si possa essere ottimisti nemmeno in questa circostanza».

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