Fioroni: “Sarò al Family Day e non voterò la legge se resta così”

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Il deputato Dem: “Il Parlamento non può decidere sui temi etici, si faccia il referendum per ascoltare tutti i cittadini”

Beppe Fioroni è deputato alla quinta legislatura e cattolico da più tempo. Si prepara al secondo Family Day della sua vita politica e a votare contro la legge sulle Unioni Civili se il testo resta quello attuale.

Onorevole Beppe Fioroni, gli organizzatori hanno spostato il Family Day al Circo Massimo perché dicono che ci sarà moltissima gente.

“Non lo dicono: è così”.

Lei andrà. Perché un parlamentare del partito che propone le Unioni Civili va in piazza contro quella legge?

“Parto da una convinzione: la nuova frontiera della politica in Italia e altrove richiederà sempre più di confrontarsi con i temi di biopolitica e bioetica. E io sono terrorizzato dall’eventualità di un Parlamento che dovrà fare anche le ricette e le prescrizioni per gli interventi”.

Lei, almeno, è anche medico…

“Temo che la politica finirà per essere interpellata, dopo le adozioni gay, su eutanasia, farmaci oncogenetici, brevettabilità del corpo umano. I temi etici, invece, interpellano la coscienza dei singoli cittadini”.

D’accordo, ma hanno ripercussioni sulla quotidianità di molta gente. E si va a votare anche sulla base di aspettative legate ad essi.

“Pensare che l’etica si acquisisca con una tessera di partito o un programma di governo, in passato si è rivelato foriero di tempi bui. Serve non l’arroganza della politica bensì il coraggio di affidarsi ai cittadini”.

E come, in concreto?

“La strada maestra è il referendum consultivo di indirizzo, usato nella cattolicissima Irlanda. Ogni famiglia ha convinzioni profonde: l’orientamento prevalente sia la bussola del Parlamento. In subordine, la libertà di coscienza in aula non è una furbizia ma una scelta obbligata. Il libero convincimento darà un orientamento prevalente”.

Nessun imbarazzo? Il governo resta neutrale, ma ci tiene. Tra quattro mesi si vota alle amministrative.

“Ci sono andato da ministro nel 2007. Il Family Day non è una piazza contro”.

Suvvia, Bagnasco ha fatto a pezzi la legge.

“E’ il luogo dove privati cittadini chiederanno al governo politiche di sostegno alla famiglia naturale. E’ una piazza a favore di ciò in cui credono, ed è legittima come un’altra piazza di chi la pensa in modo diverso. In entrambi i fronti, però, sbaglia chi stimola ideologie e scontri. Non si fa campagna elettorale né si lucrano consensi”.

Con chi ce l’ha?

“Non ho mai sbattuto il mostro in prima pagina perché la pensa altrimenti da me. Non credo che altri siano eterodiretti e pretendo lo stesso rispetto. Faccio ciò che credo. Bagnasco e i vescovi parlano alla coscienza dei credenti, io sono geloso della mia autonomia”.

Possibile che l’Italia debba restare l’ultimo Paese senza una regolamentazione delle Unioni Civili? Cosa non le piace del testo Cirinnà 2?

“Devo al confronto dentro il Pd un grande passo avanti rispetto alle mie posizioni del 2007. Oggi penso che la famiglia sia unica, ma i diritti di tutti”.

Un netto miglioramento. Basterà a farle votare sì?

“Nel documento dei 37 abbiamo scritto che bisogna rispettare la Costituzione e le sentenze della Consulta. Il riferimento esplicito all’art. 2 della Carta è importante, come lo è negli artt.3-4-5- evitare riferimenti ridondanti all’istituto del matrimonio”.

E la stepchild adoption? E’ davvero la pietra dello scandalo?

“In una legge sulle adozioni bisogna mettere al centro il diritto del figlio che, se fosse interpellato, vorrebbe un padre e una madre”.

Lei sa benissimo che questa norma riguarda fattispecie circoscritte e numericamente limitate. Per un bambino americano che ha due padri arrivare in Italia e scoprire che uno dei due per la legge è un estraneo non è un trauma? La stepchild adoption non tutela i diritti di questi bambini?

“Temo che per risolvere alcuni problemi singoli senza una clausola di salvaguardia si produca un danno generale. Mi preoccupa che la norma diventi strumento per perpetrare un crimine contro l’umanità: l’utero in affitto. Spero di sbagliarmi, ma le parole di Umberto Veronesi hanno confermato il mio timore”.

I pontieri della maggioranza sono al lavoro in vista del 28 gennaio. Come finirà?

“Apprezzo chi pensa a fare la sintesi e la mediazione, ma questa non è una trattativa sul salario accessorio”.

Significa che così com’è la legge sulle Unioni Civili non la voterà?

“Questo l’ho detto sin dall’inizio”.

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