“Finalmente per le imprese c’è un orizzonte chiaro”

Economia
Il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri, Roma, 20 febbraio 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Intervista alla ministra Federica Guidi: “Abbiamo fatto un grande lavoro, ora spetta agli imprenditori fare il loro”

Soddisfatta del «bel risultato e del grande lavoro fatto». Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico, ne è convinta: questa sarà la finanziaria della crescita. Sia per il taglio delle tasse, sia per la voluminosa «cassetta degli attrezzi» (così definisce le misure messe in campo) a cui le aziende possono attingere. «Ora sta a loro utilizzarle – dichiara – Il governo può fare molto, ma nessun decreto, nessuna legge può sostituirsi all’imprenditore. Sta qui il ruolo sociale dell’impresa. Provengo da quel mondo e posso assicurarle che nessun imprenditore, solo pochi mesi fa, poteva neanche sperare di avere quello che c’è oggi. Un percorso strutturato in più anni, che dà certezza e fiducia a tutti gli attori sociali».

Il cuore della manovra, tuttavia, è l’abolizione della Tasi-Imu sulla prima casa, una misura per le famiglie. Le imprese sono in secondo piano?
«Una sforbiciata alle tasse come questa fa comunque bene all’economia, e questo è un punto incontrovertibile. Eliminare la Tasi e l’Imu è sì un aiuto ai cittadini, ma anche al settore dell’edilizia, molto colpito dalla crisi. La misura è senza dubbio un’iniezione di fiducia, che aiuterà i consumi sostenendo il commercio. Inoltre l’intervento di quest’anno va iscritto nel percorso pluriennale più volte annunciato dal governo: dagli 80 euro all’Irap e la decontribuzione (che continua anche l’anno prossimo) e l’Ires, che è sospesa in attesa dei chiarimenti Ue, ma già decisa, e non è poco. Già da oggi si dà un orizzonte chiaro a chi fa impresa in Italia. Vorrei poi sottolineare una voce che molti dimenticano, cioè l’Imu sui cosiddetti imbullonati. Una tassa particolarmente invisa: gli imprenditori erano costretti a pagare per i macchinari imbullonati a terra come se avessero avuto un’altra casa. Io stesso avevo preso un impegno in questo senso, e oggi lo abbiamo mantenuto».

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