Filippeschi: “Via il bicameralismo, è stata la battaglia di tutta la sinistra”

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Marco Filippeschi-9

Il sindaco di Pisa nei Comitati del Sì: “Non capisco chi ora critica, nell ’Anci tutti volevano il Senato delle Autonomie. Aumenta democrazia”

«Non riesco a spiegarmi le critiche che arrivano oggi alla riforma, quando la maggior parte dei sindaci nel 2011 era favorevole al Senato delle Autonomie». Marco Filippeschi, sindaco di Pisa al secondo mandato, Pd, sostiene da sempre il superamento del bicameralismo, anche come presidente della Lega per le Autonomie e componente dell’Anci.

Lei ha aderito all’appello del ministro Delrio per l’impegno con i Comitati del Sì. Si è già attivato?
«Non solo ho aderito ma faccio parte dei Comitati del Sì. Ovviamente non come istituzione, ma siccome i sindaci sono i rappresentanti più vicini ai cittadini intendo spiegare quanto questa riforma possa essere utile».

Anche per la vita del Comuni?
«I Comuni hanno bisogno di una democrazia che decida, e già le riforme volute dai cittadini nel ‘93, con l’elezio ne diretta dei sindaci e poi dei Presidenti di Regione, sono state un punto di certezza in una fase di grande confusione. Ora il Senato delle Autonomie può dare maggiore rappresentanza alle realtà locali. Non capisco quali sono le motivazioni di chi è contrario».

Una scelta politica e non di merito?
«Sì, perché la Lega delle Autonomie è da 2011 che si batte per il superamento del bicameralismo perfetto e allora un sondaggio scientifico fra i sindaci dimostrò che l’85% era favorevole alla nascita del Senato delle Autonomie».

Anche di centrodestra o M5s?
«Sì, in modo trasversale. La fine del bicameralismo è una nostra battaglia che viene da lontano, da prima dell’insediamento del governo Renzi e del discorso di Napolitano al suo secondo mandato. È anche la posizione ufficiale dell’Anci, che più volte ha approvato l’indirizzo per il Senato delle Autonomie in modo unitario. Erano d’accordo anche Pizzarotti o sindaci 5 Stelle di Comuni più piccoli. Nessuno ha posto problemi».

Cosa può convincere i cittadini a votare Sì?
«Io faccio sempre un esempio: pensiamo se ci fossero due Comuni, che approvano due volte le delibere, le varianti urbanistiche, il bilancio… sarebbe la paralisi. Per la prima volta si ha una riforma incisiva quanto razionale. E si deve riconoscere il coraggio di chi l’ha portata avanti e anche dei parlamentari che si sono ridotti di numero. È un segnale forte dato al Paese, non solo a una parte politica».

Quali vantaggi porta il Senato delle Autonomie?
«La riforma è perfettibile, ma avere una Camera che può interloquire con le scelte del governo e del ramo che legifera dà molta più forza alle autonomie locali, a meno che non si stia sull’Aventino. E riduce il centralismo che, per affrontare la crisi, si è rafforzato in tutta Europa. Ora vedo tanti che snobbano o sottovalutano il nuovo Senato, mentre prima erano d’accordo, o la riforma del Titolo V».

Le opposizioni?
«Sì ma anche qualcuno nel centrosinistra, mentre una definizione più chiara dei poteri fra Stato e Regioni è all’ordine del giorno. C’è una sottovalutazione, ma tutta la partita è stata gestita male».

Per l’iniziale personalizzazione? Renzi ha ammesso l’errore…
«Sì, ora si sta superando, ma è stato sbagliato personalizzare. Chi attacca la riforma non capisce che si aumenta la democrazia nelle istituzioni, perché abbiamo bisogno di un Parlamento trasparente e con tempi definiti, mentre oggi è messo in ombra da un modo di legiferare farraginoso che costringe a usare strumenti impropri come i decreti e i voti di fiducia. Ma ci vuole onestà intellettuale per riconoscerlo, mi meraviglio di chi su questo ha anche scritto libri e ora dice no».

A chi si riferisce?
«A quei professori, anche della storia della sinistra, che si erano schierati per il superamento del bicameralismo, del resto criticato anche quando fu approvata la Costituzione. Lo stesso Stefano Rodotà lo sosteneva nei suoi scritti. Tra l’altro la riforma aumenta i meccanismi democratici, dal referendum alle leggi di iniziativa popolare: ci vogliono più firme ma c’è l’obbligo di esaminarle in aula».

La minoranza dem lega il Sì alla modifica dell’Italicum. Ha senso?
«Mi aspetto coerenza da chi ha già votato la riforma in Parlamento. L’Italicum si può migliorare ma non si può affossare la riforma. È un segno di coraggio da non contraddire e una bella conquista per gli italiani».

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