L’importanza del sì del Pse al Migration Compact. Parla il vicesegretario

Europa
Syrian refugee children sit near a refugee camp in Bab Al-Salama city, northern Syria, 06 February 2016. A new wave of Syrian refugees leaving the country is expected to reach Turkey, according to local news. The Syrian Observatory for Human Rights said some 40,000 people were on the move in Aleppo province, after the Syrian army entered two pro-government Shiite towns outside of Aleppo and advanced against rebel forces in the northern province a day earlier, threatening to entirely encircle the opposition-held parts of the key city.  EPA/SEDAT SUNA

Il vice segretario generale: “Ma sugli eurobond non c’è unanimità”

La proposta del governo italiano di un Migration Compact per l’immigrazione incassa anche il sostegno del Partito socialista europeo, anche se sulla questione degli eurobond “non c’è unanimità”. Lo ha spiegato a l’Unità, Giacomo Filibeck, vice segretario generale del Pse, assicurando che nelle riunioni del partito si sta lavora per “avvicinare le posizioni” di quei governi come Austria e Slovacchia che, pur appartenendo alla famiglia progressista, hanno deciso di rispondere alla crisi migratoria con i muri.

Qual è la valutazione del Pse sulla proposta italiana di un Migration Compact sull’immigrazione?

Abbiamo appena concluso i lavori della presidenza del Pse in cui è emerso chiaramente il sostegno del partito alla proposta italiana. Si riconosce che il merito principale del documento sia nel voler dimostrare che l’Unione Europea potrebbe avere tutti gli strumenti e le risorse per affrontare questa sfida, coerentemente con i valori alla base del processo d’integrazione europea, trovando una soluzione frutto di una rinnovata volontà politica comune anche per contrastare gli estremismi e le esasperazioni di chi intende strumentalizzare le paure dei cittadini europei.

Quanto è condivisa questa valutazione tra le forze socialiste e social democratiche dei diversi governi europei?

Al di là delle specificità nazionali abbiamo registrato con soddisfazione che i partiti della famiglia socialista e democratica condividono l’impianto proposto dal presidente del Consiglio Renzi, valutandolo coraggioso e allo stesso tempo realistico. Il piano dà seguito e rafforza le diverse iniziative che hanno il sostegno della nostra famiglia politica: il vertice de La Valletta, la riforma di Dublino e il delicato lavoro svolto dall’Alto Rappresentante Mogherini nella regione africana del Sahel e in Libia in particolare.

Sulla questione immigrazione i governi hanno dimostrato più volte di dare la priorità agli interessi nazionali piuttosto che all’appartenenza alla famiglia socialista, come nel caso della Slovacchia e dell’Austria. Quali iniziative ha preso il Pse per arrivare ad un approccio più coerente o almeno per avvicinare le posizioni?

Chiudere una frontiera non sarà mai una soluzione sostenibile. È inutile nascondersi di fronte ad alcune deplorevoli derive nazionali all’interno dell’Unione, da qui il favore con cui guardiamo al piano italiano. Esso infatti presenta una visone organica e di più lungo respiro e rende evidente proprio a quei governi ostaggi di una lettura emergenziale del fenomeno, che le migrazioni hanno caratteristiche strutturali e necessitano risposte comuni e di sistema. La leadership del Pse lavora, dall’incontro dei leader all’Eliseo del 12 marzo, per favorire, già dalla prossima riunione prevista in Italia, una maggiore convergenza tra le diverse posizioni in campo anche sulla base del migration compact poiché questo offre l’opportunità a tutti noi di interpretare correttamente e finalmente governare quanto sta avvenendo.

Con il Migration Compact italiano la questione immigrazione torna a incrociarsi con quella economica e quella degli eurobond. Qual è il giudizio del Pse? Tra i governi della famiglia socialista c’è una posizione comune giù concordata?

Sono molti i partiti favorevoli agli eurobond, ma non c’è unanimità. Questo non significa che a partire dall’idea italiana non possano venire individuati anche altri strumenti finanziari che raccolgano più consenso in seno alle istituzioni europee. Del resto persino in Germania se ne discute. L’importante è che finalmente si è aperto un dibattito non ideologico e molto concreto, questo non può che essere un contributo positivo all’immagine di un’Europa apparsa troppo spesso in questi anni smarrita di fronte al proprio destino.

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