Ferrara: “Sono contro, ma non mi appassiona una guerra sui dettagli”

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Il fondatore del Foglio: “Quella del Circo Massimo mi sembra una battaglia di retroguardia”

Premesso che a suo giudizio la questione va sciolta in un referendum, come ha scritto Claudio Cerasa sul Foglio, Giuliano Ferrara, questa volta, non si appassiona alla questione delle unioni civili. Anzi. “Non è la mia battaglia”, dice.

Come mai?

“La questione è semplice ed è di principio: io sono anche contro il divorzio e l’aborto, quindi sono un fondamentalista, sono contro ogni tipo di attacco all’istituzione del matrimonio così come bene o male per alcuni secoli è stata concepita e praticata. E trovo che non siamo di fronte a una rivendicazione di diritti, che sono codificabili in altro modo, perché tutti sanno che le unioni civili sono solo il primo passo per arrivare al matrimonio omogenitoriale, che a sua volta sarà solo il primo passo per arrivare a non so che altro. Di qui il mio fastidio per il dettaglismo, per battaglie tipo quella del Circo Massimo o per le prese di posizione dei vescovi…”.

Andiamo con ordine. Cosa intende con diritti codificabili in altro modo?

“Per me c’è un’obiezione di coscienza fondamentale, che va dall’opposizione al divorzio fino all’opposizione all’aborto, all’eterologa, alle banche del seme, alla maternità surrogata, a ogni forma di paramatrimonio… questo, per me, è il fatto fondamentale, che ovviamente è pienamente compatibile, sennò sarei un mostro, sarei peggio di un prete pedofilo, con il riconoscimento di tutti i diritti individuali di cui si discute, dalla possibilità di assistere l’altro in ospedale fino alla pensione, sono favorevole a tutto. Ma non si introduca la nozione di progenitore A e progenitore B, no a banche dello sperma, a banche degli ovociti…”

Dunque, cosa la infastidisce in battaglie come quella del Circo Massimo?

“Mi sembrano battaglie di retroguardia, sfilacciate, con leadership strane. E pure questa storia che ha trionfato psicologicamente della battaglia contro l’utero in affitto, sposata da femministe e psicanalisti: o uno è contro il matrimonio gay, le banche del seme e tutta la filiera, compreso aborto e divorzio, oppure non capisco. Accettare le unioni civili, ma senza l’utero in affitto, è come dire: matrimoni gay sì, ma adozioni no. È una stronzata”.

Perché?

“Perché a quel punto la partita è chiusa, è inutile fare gli scandalizzati, il mondo si apparecchia in quel modo lì e va bene così. Perché poi io penso che l’eterogenesi dei fini può produrre del bene, l’umanità è speciale in questo, quindi non escludo che da tutto questo possa venire una fantastica paideia. È ovvio che ci sono famiglie tradizionali terribili e potranno esserci famiglie omogenitoriali meravigliose, non si tratta di discutere dei singoli casi, così come non penso che la donna che abortisce o il medico che la fa abortire vadano processati o condannati moralmente. Il problema è linguistico, è culturale, è come si possa accettare in silenzio che ci siano centinaia di milioni di aborti”.

A sentirla dire che o si parte dall’opposizione al divorzio o è inutile discutere dei “dettagli”, viene il sospetto che lei questa battaglia non la voglia nemmeno combattere…

“Io ho votato per il divorzio nel ’74, perché ero uno stupido giovane comunista, ma non lo farei più. Perché ha deprivato il matrimonio del suo senso. Il contrario del matrimonio non è il divorzio, è il non matrimonio: basta non sposarsi. Il matrimonio è quella cosa lì. Come dice mia moglie, che è americana: for better or for worse, but not for lunch (‘nella buona e nella cattiva sorte, ma non per pranzo’, ndr). Sono contrario al matrimonio come preparazione al divorzio”.

Non ho capito però cosa farebbe se fosse senatore

“Se mi si chiedesse di intervenire dentro questo itinerario, sui dettagli di questo percorso, risponderei: preferirei di no”.

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