Ferdinando Nelli Feroci: “Mi auguro che segni il rilancio della fiducia nel progetto europeo”

Francia
epa05912605 French presidential election candidate from the centrist 'En Marche!' (Onward!) political party, Emmanuel Macron delivers a speech during his political campaign rally at the AccorHotels Arena, in Paris, France, 17 April 2017. France holds the first round of the 2017 presidential elections on 23 April 2017.  EPA/YOAN VALAT

L’ambasciatore: “Populismo, nazionalismo e sovranismo possono essere battuti con un messaggio positivo sulla Ue”

«Mi auguro che la vittoria di Emmanuel Macron costituisca un esempio anche per altri Paesi e segni un momento di recuperata fiducia nella importanza e nella irrinunciabilità del progetto comune europeo». A sostenerlo è l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, già Rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione Europea, attualmente presidente dell’Istituto Affari Internazionali (IAI).

Il voto a Macron è solo un voto di resistenza, un voto anti-Le Pen?

«No, è molto più che un voto di resistenza alla Le Pen. Quello per Macron è un voto per una Francia aperta, che partecipa costruttivamente alla globalizzazione, una Francia proiettata sul futuro con ottimismo e, soprattutto, il voto a Macron è un voto per una Francia decisa a svolgere un ruolo di leadership in Europa. Detto questo, non c’è dubbio che è difficile immaginare piattaforme elettorali più divergenti e distanti di quelle che hanno presentato agli elettori francesi Macron e la Le Pen».

Il trentanovenne ex ministro dell’Economia di Francois Hollande è stato vissuto da una certa parte della gauche come un corpo estraneo, se non addirittura ostile, al punto da negargli anche il voto nel ballottaggio con la leader del Front National.

«È una reazione che non mi sorprende, perché è caratteristica di una certa sinistra. Evidentemente in questa valutazione gioca anche il fatto che Macron è sostanzialmente un outsider, che si muove fuori dalla logica dei partiti tradizionali, un politico che ha costruito il suo successo proprio prendendo le distanze dal vecchio partito socialista, oggi ridotto ai minimi termini. Infine, probabilmente, in questo rigetto vengono fatte valere considerazioni che hanno più a che vedere col background e la sua storia personale che non con il suo programma e con la proposta che Macron ha offerto all’elettorato francese».

Quanto c’è di “costruito”mediaticamente e quanto di un convincimento vero nell’europeismo di Macron?

«Non ho motivi per ritenere che in Macron non vi sia un convincimento profondo sull’Europa. Quello che trovo particolarmente positivo e incoraggiante, è la circostanza che Macron abbia voluto giocare la sua partita proprio su un messaggio di fiducia nell’Europa. Mi auguro che il suo esempio sia seguito da altri, proprio perché la vittoria di Macron sembra costituire la prova più evidente che nazionalismo, populismo, sovranismo possono essere sconfitti più efficacemente con un messaggio positivo sull’Europa piuttosto che cercando di inseguire questi movimenti sul terreno della protesta antieuropea».

È una forzatura guardare a Macron come un pragmatico “corazzato”di ideali?

«No, non credo che questa visione di Macron rappresenti una forzatura, ritengo al contrario che colga due aspetti essenziali della sua personalità politica, laddove si ritiene che pragmatismo e idealismo siano tra loro in antitesi. Di contro, a me non sembra che l’ideologia faccia parte del suo background. Mi sembra, invece, che vi sia da parte sua una forte determinazione a stimolare in Francia un processo di riforme e di modernizzazione ».

Una “modernizzazione” di quale segno?

«Sì è sempre rimproverato alla Francia di essere un Paese bloccato, un Paese che non è stato in grado, per varie ragioni, di adottare riforme che consentissero all’economia francese di tenere il passo con le economie più efficienti e performanti di altri Paesi europei. Credo che Macron abbia la determinazione e anche la capacità per realizzare le riforme necessarie per rimettere in moto l’economia della Francia. Naturalmente, molto dipenderà anche dall’esito delle elezioni legislative di giugno e dalla maggioranza su cui Macron potrà contare all’Assemblea Nazionale ».

La presidenza Macron potrà rilanciare il patto euromediterraneo?

«Non lo escluderei affatto. Credo che l’obiettivo principale di Macron sia quello di ristabilire un forte partenariato con la Germania. Ma sono anche fiducioso che Macron saprà coinvolgere in questo disegno di rilancio del progetto europeo anche altri Paesi dell’Europa del Sud e soprattutto l’Italia».

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