Femminicidio, intervista a Matilde D’Errico: “Quegli assassini narcisi”

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L’ideatrice di “Amore criminale” su Rai3 ora in replica estiva: “Il format torna in autunno. Perché la violenza continua”

Amore criminale, il racconto televisivo delle violenze e degli omicidi in famiglia di Rai3 condotto da Barbara De Rossi, adesso prosegue con repliche estive e la prossima puntata va in onda questo sabato alle 23.05. In autunno, il 4 novembre, la trasmissione prodotta da Ruvido srl riprende in prima serata con un nuovo ciclo, il ventesimo. «Purtroppo» prosegue, e quel «purtroppo» lo pronuncia l’ideatrice stessa del format (oltre che autrice e regista con Maurizio Iannelli) Matilde D’Errico. La quale, anche alla luce di centinaia di casi indagati in prima persona, spiega che gli uomini che uccidono o maltrattano le donne sono la manifestazione di un «problema culturale» profondo, che i mass media hanno forti responsabilità forti, ricorda come gli italiani non possano certo fregiarsi di grandi meriti rispetto ad altre culture ma, almeno, molti sembrano oggi aver preso coscienza del fenomeno e non girano più la testa da un’altra parte.

D’Errico, il femminicidio non si arresta mai.

«Non si arresta perché non è un’epidemia, non esiste un vaccino. Si arresterà quando cambierà il clima culturale. Il problema è esclusivamente culturale, e con questo termine non mi riferisco al grado di istruzione».

Infatti a uccidere e a commettere violenze sono uomini di qualunque grado ed estrazione. In che senso lo descrive come un «problema culturale ».

«La violenza sulle donne è un fenomeno assolutamente trasversale. Con “problema culturale” intendo il modo in cui sono stati educati e cresciuti gli uomini. È un problema esclusivamente di potere legato, non a caso, al possesso. In soldoni, non si riconosce l’alterità della persona come altro da sé se non come oggetto che si possiede. Quindi l’altra persona è un prolungamento di sé che deve fare quello che si dice. In almeno l’80% dei casi delle violenze la motivazione è l’abbandono della donna e questo conferma quanto sto dicendo: la separazione è un lutto da rielaborare».

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