Fassino: “La presunzione d’innocenza è un principio che va riconosciuto a tutti”

Politica
Il sindaco di Torino, Piero Fassino, durante la conferenza stampa di fine anno presso la Sala Colonne del Municipio, Torino, 29 dicembre 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Il sindaco di Torino e presidente dell’Anci difende i primi cittadini d’Italia: “Persone straordinarie, non si può perseguire un’intera categoria per gli errori di pochi”

Sono giornate complicate per i sindaci. Le indagini a carico dei primi cittadini di Livorno, di Parma, di Lodi (solo per citare gli ultimi casi) impongono una riflessione sulle difficoltà oggettive che questo compito così delicato porta con sé. Ne abbiamo parlato il sindaco di Torino e presidente dell’Anci Piero Fassino.

Sindaco Fassino, in questi giorni si susseguono le notizie di indagini a carico di sindaci di ogni parte politica, per varie ipotesi di reato. Al di là delle questioni morale e giudiziarie, quanto di tutto questo è legato alle difficoltà endemiche del ruolo di sindaco?

“Sono il presidente dell’Anci, rappresento 120 mila sindaci, assessori e consiglieri comunali degli 8 mila comuni italiani. Il 99,9% di queste persone non ha mai ricevuto alcun avviso di garanzia. Sono persone di tutti i colori politici, oneste, che lavorano ogni giorno per la propria comunità, danno il massimo e hanno il diritto di essere rispettati. Quando emerge in qualsiasi settore della nostra società un’illegalità c’è la magistratura che ha il compito di perseguirla, ma persegue delle responsabilità individuali, non generali responsabilità collettive di una categoria o di un settore della società. Credo che tutti abbiamo il dovere di fare in modo che la nostra società viva nella legalità, nella trasparenza dei comportamenti di ognuno. Mi è già capitato di dire che se si scopre un medico che esercita la sua professione slealmente a nessuno viene in mente di dire che tutti i medici sono sleali. Se un architetto costruisce in deroga di qualsiasi regola e produce dei mostri urbanistici a nessuno viene in mente di dire che tutti gli architetti sono così. La presunzione di innocenza è un principio che va riconosciuto a tutti”.

Crede sia pensabile ipotizzare degli interventi normativi a tutela dei sindaci? Pensiamo al reato di abuso d’ufficio e pensiamo alle pesanti macchine amministrative delle grandi città, dove il sindaco è l’unico responsabile di vari livelli d’amministrazione che non sempre riesce a controllare in prima persona.

“Senza far alcun riferimento alle questioni che riguardano la recente cronaca giudiziaria, le grandi città sono macchine complesse, dove quotidianamente si producono procedimenti amministrativi delicati e con un rischio potenziale, ciò detto non credo siano necessarie forme di tutela speciale per i sindaci, e neanche ulteriori norme nel nostro già complesso sistema giuridico. Credo piuttosto che gli strumenti più efficaci siano rappresentati proprio dalla trasparenza delle procedure e da una semplificazione burocratica. Il sindaco, pur avendo la responsabilità del vertice di una istituzione, deve potersi fidare dei suoi terminali, dei livelli intermedi, del funzionamento complessivo. E come in ogni contesto, qualcosa può incepparsi e determinare un rallentamento o un problema. Altro è la volontà di far danno, il dolo. Ma qui stiamo parlando di difficoltà quotidiane”. 

Nella sua esperienza di sindaco di una grande città come Torino, ha mai avvertito il pericolo di poter incorrere in involontari abusi?

“Assolutamente no, anche perché se avessi avvertito il pericolo avrei immediatamente agito di conseguenza. In questi anni da sindaco del Comune di Torino, mai mi sono occupato in prima persona di bandi o di affidamenti di natura economica. Proprio perché credo fortemente nella divisione dei ruoli tra chi ha responsabilità di indirizzo politico e chi invece ricopre funzioni tecniche nelle strutture preposte. Il rispetto dei ruoli reciproci, pur mantenendo il doveroso esercizio del controllo, rappresenta uno dei modi per ridurre al minimo i rischi”.

Pensiamo alle grandi città ma anche ai medi e piccoli centri, dove si fa sempre è sempre più difficile che le persone migliori decidano di lasciare il proprio lavoro e di mettersi a disposizione delle loro comunità per pochi euro al mese. Non pensa sia un problema per la democrazia?

“La politica rimane una passione, non un lavoro come altri. Fare il sindaco è una delle esperienze più belle che abbia mai fatto, nonostante le responsabilità e l’esposizione a un numero illimitato di problemi, essere il primo cittadino di una comunità mi ha regalato momenti di rara soddisfazione. Da quando sono in Anci, inoltre, osservo quanto accade nei tanti Comuni italiani. Ho conosciuto persone straordinarie, e nessuno di loro ha scelto di fare il Sindaco per esercitare un potere ma per offrire il proprio impegno verso la comunità di cui si sentono parte”.

Vedi anche

Altri articoli