Fassino: “Il Pd pensi a lavoro e welfare, non solo alla legge elettorale”

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Il sindaco di Torino, Piero Fassino, durante la conferenza stampa di fine anno presso la Sala Colonne del Municipio, Torino, 29 dicembre 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

L’ex sindaco di Torino: “Renzi mi ha chiesto di entrare nella segreteria, ho dato la mia disponibilità”

«Con il voto del referendum la maggioranza degli italiani ci ha detto che dobbiamo ripartire dalle priorità dei cittadini: il lavoro, il welfare, l’immigrazione, i giovani, la crescita. Se il Pd si fa assorbire solo dal dibattito sulla legge elettorale vuol dire che non ha capito quella lezione». Piero Fassino, ex sindaco di Torino e ora nel Consiglio comunale, entrerà probabilmente nella nuova segreteria del Pd come responsabile Esteri.

Il Pd ha perso il legame con il territorio, gli iscritti saranno gli stessi del 2015, ma sono in calo. È possibile recuperare un radicamento?

«Dobbiamo partire dalle indicazioni che ci ha dato l’elettorato, sia con il referendum che con le amministrative. Da quel voto emerge un diffuso sentimento di frustrazione, esclusione e solitudine di una parte larga di cittadini, che non vede accolte e rappresentate le proprie esigenze. Per mesi la politica si è occupata di riforme istituzionali e legge elettorale. Gli elettori ci hanno detto che non sono le loro priorità. E ci hanno punito».

Il Pd come può ricostruirsi?

«Certamente non rinunciando a essere una forza riformista e di cambiamento. Fermarsi o tornare indietro aggraverebbe i problemi del Paese. Ma serve un cambio di passo, dandosi una nuova agenda che parta dalle priorità dei cittadini. In primo luogo il lavoro, soprattutto dei giovani, e penso che il referendum su voucher e appalti è un’occasione per rilanciare una forte iniziativa sul lavoro che prosegua la strada intrapresa con il Jobs Act e gli incentivi alle imprese. Poi apriamo insieme alle imprese, al Terzo settore, al mondo associativo e del volontariato un grande cantiere sul welfare, per dare certezze e tutele a quella parte di società che si sente a rischio. Facciamo uscire l’immigrazione dalla pura emergenzialità e, con politiche di integrazione, diamo risposte alle inquietudini e alle paure. E infine il tema della crescita, sempre troppo bassa per creare sviluppo».

E la legge elettorale?

«È evidente che è importante, dopo la sentenza della Consulta i partiti e il Parlamento dovranno affrontare questo nodo e mi auguro lo facciano rapidamente. Ma il Pd non si faccia assorbire completamente dalla legge elettorale, vorrebbe dire non avere capito la lezione che viene dal referendum».

Quindi Renzi ha sbagliato a puntare tutto sulle riforme?

«No certamente. Ma nella sua intervista a Repubblica Renzi ha riconosciuto onestamente che aver pensato che si potesse raccogliere attorno alle riforme costituzionali un consenso ampio, non corrisponde a ciò che i cittadini pensano: sono sì importanti, ma non prioritarie per la loro vita quotidiana. Il Pd, per rilanciarsi, deve fare una politica buona, fondata sulle domande più urgenti dei cittadini, pur senza fermarci con le riforme».

I voucher saranno modificati, sul welfare quali interventi sono necessari?

«Sui voucher la proposta di legge di Damiano propone modifiche che raccolgono le preoccupazioni sull’uso distorto di questo strumento. Ma dopo il Jobs Act e i provvedimenti fiscali a sostegno dell’occupazione, dobbiamo trovare nuove misure per creare opportunità di lavoro certo, sicuro e stabile. Quindi proporre un grande “patto sull’occupazione giovanile”da concertare con imprese, organizzazioni sindacali, governo e Regioni, per dire ai figli del nostro Paese che nei prossimi anni siamo in grado di dare loro un futuro».

Cosa dovrebbe contenere?

«Da un piano straordinario per l’occupazione giovanile allo sblocco delle assunzioni nel pubblico impiego a massicci investimenti sulla formazione e sulla ricerca, per far sì che il lavoro non sia povero ma denso di sapere e di opportunità».

Il reddito di cittadinanza?

«Una indiscriminata distribuzione di reddito a tutti i cittadini indipendentemente dal reale bisogno è improponibile, se invece si parla di reddito di accompagnamento e di inclusione finché una persona non lavora è un istituto che già è in vigore in alcune città, come Torino, ed è possibile e importante generalizzarlo. È contenuto anche nella legge sulla povertà all’esame del Senato che mi auguro sia approvata rapidamente. Ma sopratutto è urgente tornare a investire su infrastrutture, ricerca, formazione, welfare, ma siamo bloccati dal macigno del debito pubblico, il 135% del Pil».

Ecco, ieri la Ue ha chiesto all’Italia una correzione dei conti da 3,4 miliardi.

«Non è più rinviabile a mio parere una manovra straordinaria che abbatta significativamente il debito pubblico per poter liberare risorse per gli investimenti. È essenziale, sia per il nostro rapporto con l’Europa che per rilanciare la crescita, ancora troppo bassa».

Un vasto programma, per il Pd.

«Bisogna essere ambiziosi. Apprezzo Renzi, che ha ammesso gli errori ed è consapevole che serve un cambio di passo, di agenda. Ma questo richiede anche che ci sia un partito strutturato, organizzato, radicato. Dobbiamo fare una riflessione sul perché in questi dieci anni il Pd non abbia costruito una forma partito adeguata. Il mondo è cambiato, ma non viene meno la necessità di avere un agente culturale e sociale che opera tutti i giorni nella società e lì fa vivere i suoi valori e la sua politica. Radicamento e uso delle nuove tecnologie non sono alternative, ma complementari per tornare ad essere punto di riferimento per i cittadini e essere percepiti come un partito utile e necessario».

In questo senso la nuova segreteria del Pd sarà utile? Lei ne farà parte?

«Renzi mi ha chiesto la disponibilità e l’ho data perché spero che l’esperienza e il sistema di relazioni coltivato in tanti anni di attività internazionale possa essere utile al Pd, anche perché l’Europa e la dimensione internazionale sono sempre più decisive».

Pensa si andrà a elezioni anticipate?

«Dipende da molte variabili, dalla legge elettorale, dallo scenario internazionale, da quello economico e in primo luogo da ciò che valuterà il Presidente della Repubblica. Noi concentriamoci sui problemi degli italiani. Più lo faremo, più saremo credibili quando si voterà».

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