Fassino: “Il buongoverno sarà premiato ma i nostri elettori ci chiedono unità”

Amministrative
Il sindaco di Torino e presidente dell'Anci Piero Fassino durante la conferenza stampa svoltasi al termine della riunione al Ministero dell'Ambiente sull'emergenza smog, Roma, 30 dicembre 2015. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il sindaco di Torino: “Abbiamo contrastato la crisi evitando che la città ne fosse piegata. Da Sel scelte strumentali e incomprensibili”

Sindaco Piero Fassino, tra due mesi Torino voterà per il Comune. Come è la situazione?
Intanto, ci presentiamo agli elettori forti di un bilancio positivo in questi cinque anni in cui abbiamo vissuto la crisi economica e sociale più acuta da decenni, fatto i conti con la spending review, con la riduzione di risorse pubbliche e con politiche statali di austerità. Eppure siamo riusciti a mantenere inalterata la spesa sociale e in alcuni settori essenziali di welfare incrementare i servizi, e tenere alta la strategia di investimenti in infrastrutture e servizi.

Se si guarda indietro, di quale risultato è più orgoglioso?
Di aver contrastato la crisi evitando che la città ne fosse piegata. Torino è in piedi e pronta a cogliere le opportunità di ripresa economica. E investe 100 milioni euro annui nella cultura tra risorse pubbliche, il 75% e private, il 25%. Questo ci ha dato un’attrattività del tutto nuova. Abbiamo acquisito il profilo di una grande città turistica, siamo quinti in Italia per numero di visitatori e il New York Times ci ha inserito tra le mete da visitare nel 2016. Nel 2004 avevamo 1 milione di visitatori, nel 2015 erano 6 milioni. Un’altra grande soddisfazione è aver ripianato il forte indebitamento della città riportandolo a una condizione fisiologica.

Sul piano politico come arrivate al voto delle amministrative?
Con una coalizione di cui fanno parte quattro forze. Il Pd, ovviamente. I Moderati che in Piemonte sono un’esperienza ventennale collocata a sinistra che raccoglie consensi in un’area meno legata ai partiti e più a professioni, imprese e società civile. Poi due liste civiche, una delle quali della sinistra che non si riconosce nella scelta di Sel.

Sel va da sola e candida Giorgio Airaudo. Che spiegazione si dà?
Spiace doverlo constatare quando governiamo insieme e ancora partecipa a tutte le scelte comunali. E’ una decisione incomprensibile. A Milano Sel sta verificando la possibilità di sostenere Sala, a Bologna è stata commissariata perché voleva sostenere Merola, a Roma e Napoli le decisioni non sono ancora chiare. Emerge un profilo complessivo molto contraddittorio.

Sono scelte contro il governo?
Si vota per i sindaci e non per i parlamentari né per la premiership. Sono gesti strumentali e poco motivati che dubito gli elettori apprezzeranno.

Dopo Roma, il centrodestra si è spaccato anche a Torino dove presenterà un candidato leghista e uno forzista. 
C’è una crisi politica del centrodestra che viene da lontano e matura sul terreno amministrativo perché tradizionalmente la destra è più forte a livello nazionale. Non a caso oggi il centrosinistra governa tutti i capoluoghi tranne Venezia e Perugia. La classe amministrativa di destra è da sempre fragile ma oggi la situazione è precipitata perché non c’è più un leader che tiene su scala nazionale.

Roma non è nelle mire leghiste, ma perché Salvini ha deciso a tavolino di perdere in una città del Nord?
La Lega qui esce dall’esperienza fallimentare alla Regione della giunta Cota e non ha certo credibilità.

Alle amministrative le grandi città arrivano in situazioni molto diverse tra loro. Lei che pronostico fa?
Il bilancio positivo dell’amministrazione uscente di Torino vale anche in altre grandi città. A Milano ci presentiamo sulla scorta del buon lavoro di Pisapia. Sala ha ottime chance di vincere grazie a quello e alla sua credibilità personale dopo l’Expo. Situazioni simili sono a Cagliari, dove Zedda è un ottimo sindaco; a Trieste dove Cosolini è stato confermato dalle primarie in una città difficile, a Bologna dove Merola ha un consenso ampio.

A Roma parlare di bilancio positivo è più complicato. Intanto al posto dell’amministrazione uscente c’è un commissario…
È ovvio che ci sono criticità maggiori a Roma e Napoli. La Capitale ha conosciuto molte turbolenze e si avvia a un voto pieno di incognite, anche se la candidatura di Giachetti è più credibile e convincente delle altre.

A Napoli le primarie non hanno sciolto i nodi. Si può ancora arrivare a una soluzione indolore?
La situazione lì è molto complessa. Valente è una candidatura di rinnovamento ma certo bisognerà costruirle intorno un consenso ampio nelle prossime settimane.

Si riuscirà a evitare scissioni? Bassolino è arrabbiato per le modalità della sua sconfitta ai gazebo.
Non credo che ci saranno scissioni e non me lo auguro. Il nostro elettorato non apprezza le divisioni e guarda con preoccupazione anche il dibattito nel Pd che a volte assume toni poco utili.

È un rimprovero alla minoranza del Pd? È una sollecitazione a tutto il Pd.
Gli elettori vogliono coesione, unità e concretezza. Non apprezzano dibattiti remoti sugli assetti del sistema politico. Su questo argomento dovrebbero riflettere i candidati e i partiti politici.

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