Farinetti: “Distrutti i vecchi schemi, ora la politica è più vicina alle persone”

Dal giornale
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Intervista ad Oscar Farinetti, da sempre alla Leopolda: “Qui si trovano soluzioni. Basta esportare armi e via concimi chimici”

«Alla Leopolda? Ci sono da sempre. E io, anche quando lo critico, sono sempre vicino a Matteo». Oscar Farinetti, patron di Eataly, ascolta gli interventi in seconda fila, dopo aver parlato. Si capisce che conosce bene la ex stazione fiorentina, ci si muove con la rapidità di un gatto, sempre con piglio deciso, fattivo e pure divertito.

Come le sembra la Leopolda diventata di governo, per il secondo anno?

«Io ho capito fin dalla prima ora che Renzi era un grande leader. Sono sempre disposto a collaborare con delle persone intelligenti, in gamba e per bene. Anche adesso la Leopolda mantiene il suo carattere disruptive, un termine che per gli anglosassoni ha un’accezione positiva, vuol dire forza innovatrice dirompente, ma che distrugge i vecchi schemi e, attraverso scelte “anti-modello”, arriva all’obiettivo avvicinandosi di più alla gente».

La rottamazione, insomma. Ma ha mantenuto quel carattere?

«La Leopolda deve restare il luogo delle soluzioni. Noi viviamo il tiro alla fune tra i narratori della bruttezza e i cercatori di soluzione. Ecco qui ci sono questi ultimi».

I “gufi”, mentre Renzi è un cercatore di soluzioni. Le sta trovando?

«Sì, Renzi è questo, come lo sono io. Qui alla Leopolda bisogna proporre delle soluzioni per il nostro futuro, per allungare la vita degli umani su questo pianeta, ristabilendo un rapporto terra/ cielo/acqua, facendosi aiutare dalle nuove tecnologie per trovare posti di lavoro».

È un suo nuovo progetto?

«Si chiama “Durare”. Voglio lavorare per questo. Ecco, noi come Italia abbiamo tutte le possibilità, abbiamo il 70 per cento del patrimonio artistico mondiale, la cultura, possiamo creare lavoro».

Come giudica l’azione del governo Renzi?

«Sono state poste quattro pietre miliari. La parità fra uomo e donna al governo, nei posti chiave e nei ministeri che contano. Poi gli 80 euro, è la scelta più di sinistra della storia politica, e anche i 500 euro per la cultura ai diciottenni. Il jobs act, una bomba. Io ho assunto una marea di persone con il jobs act, credo che lo copieranno all’estero. Del resto tenere o togliere l’articolo 18 non serve, non è quello che conta».

Manca la quarta pietra miliare…

«Ah, sì. Un’altra bomba: l’aver abolito il Senato».

Cosa suggerisce di fare a Matteo Renzi?

«L’Italia può fare enormi cambiamenti. Sull’agricoltura dovremmo essere il primo Paese al mondo ad abolire i concimi chimici e i diserbanti, “green growth”. Poi agire sui rapporti umani: abolire la guerra. Che da domani l’Italia cessi di esportare armi. Un moratoria, come è stato fatto per le mine, eravamo tra i maggiori produttori ed esportatori, ma poi è stata abolita l’esportazione».

Ma sta parlando di un’utopia…

«Utopie? Infatti sono realizzabili. La parola deriva da eutopos, che vuol dire “luogo bellissimo”, non da oùtopos, “non luogo”. L’altra cosa su cui lavorare, in Italia, è il turismo, la meraviglia del patrimonio artistico».

Ha qualche idea? Quando decide di fare una cosa, funziona…

«Il format giusto per me deve essere cultura e godimento, piacere. Questo può raddoppiare il turismo, e il baricentro deve essere al Sud. Poi vorrei che cambiasse l’uso di Internet fra i privati. Troppi insulti. Google.it, sulla home page italiana dovrebbero scrivere: questa pagina serve a creare armonia e convivialità tra le persone, non a insultare».

Che ne pensa dell’accordo raggiunto a Parigi al Cop21?

«Era il massimo che si poteva ottenere, è stato siglato sul limite a 1,5 gradi invece che a 2%».

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