Falcomatà: “La crisi è profonda, ma Reggio sta già cambiando”

Dal giornale
Da sinistra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il presidente della Provincia di Cosenza Mario Oliveiro, il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà e l'Amministratore Delegato di Finmeccanica, Mario Moretti, durante la visita allo stabilimento Ansaldobreda di Reggio Calabria davanti al treno ultimato pronto a partire per la metropolitana di Milano, 28 Novembre 2014. ANSA/ FRANCO CUFARI

Colloquio con il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, ai primi posti nel gradimento tra gli amministratori

Solo un ipocrita o uno sprovveduto può stupirsi davanti ai dati della ricerca sulla qualità della vita nelle città italiane pubblicata ieri dal Sole 24 ore che vede al primo posto Bolzano e all’ultimo Reggio Calabria. Anzitutto essa fotografa un fatto che è sotto agli occhi di tutti da decenni: l’approfondirsi del solco tra il nord e il sud del Paese, senza che, negli scorsi anni, le politiche pubbliche abbiano fatto alcunché per ridurre il divario che non riguarda solo l’economia ma l’insieme del vivere civile. Anzi, spesso alimentando politiche sbagliate, che hanno favorito il crearsi nel mezzogiorno di classi dirigenti parassitarie, che si nutrono del latte delle mammelle pubbliche usando le risorse per coltivare i loro bacini di consenso, e non per costruire infrastrutture, modernizzare, innovare e promuovere lo sviluppo. Fulgido esempio di tale sistema fu proprio l’ex-sindaco di Reggio Calabria, Peppe Scopelliti, capace di pagare le starlette della scuderia di Lele Mora 50.000 euro per una passeggiata sul Corso Garibaldi (circa 31 euro a metro).

Semmai, la vera notizia è un’altra, lo scrive lo stesso Sole 24 Ore, ed è che l’attuale sindaco di Reggio Calabria, il giovane democrat Giuseppe Falcomatà, nelle ultime ricerche sul gradimento dei sindaci (primavera 2015) sia i primi posti, quarto per l’esattezza. E infatti Falcomatà non si rassegna: “La ricerca del Sole 24 ore fotografa una realtà che purtroppo si ripropone uguale da anni, ma noi non ci stracciamo le vesti e andiamo avanti nel cambiamento, sapendo da dove siamo partiti”. Se Reggio non fosse all’ultimo posto, guardandosi indietro, del resto, ci sarebbe davvero da stupirsi. Un decennio di governo dello sperpero, un sistema di malaffare che ha portato nel 2012 il consiglio comunale allo scioglimento per infiltrazioni mafiose.

E poi, il faticoso ritorno alla normalità nell’ottobre del 2014 con l’elezione a sindaco di Giuseppe Falcomatà, figlio di Italo, il sindaco più amato della storia della città che avviò tra gli anni ’80 e gli anni ’90 una stagione di onestà e di cambiamento, interrotta dal ciclo della destra di Peppe Scopelliti che ha massacrato la città. Un intreccio criminale tra mafia e politica, con la ‘ndrangheta arrivata nel Consiglio d’amministrazione della Multiservizi, società partecipata a maggioranza dal Comune; la contiguità di diversi consiglieri e assessori con le cosche; il Comune – primo capoluogo nella storia italiana – sciolto per infiltrazione mafiosa; un buco di 170 milioni nel bilancio; la morte per “suicidio” della più stretta collaboratrice del sindaco, Orsola Fallara. Infine, la condanna a sei anni per abuso d’ufficio e falso che ha condotto Scopelliti alle dimissioni da Presidente della Regione e trascinato anche la Regione alle elezioni anticipate. Il risveglio per la città è stato amarissimo: blocco totale delle opere pubbliche; degrado abissale della città dove in alcune zone si era tornati agli anni cinquanta: senza strade, senza luce, senza acqua; chiusura di tutti gli asili nido; scarichi a mare e divieto di balneazione; immondizia che invadeva le strade. E gli indici negativi che schizzavano in alto: disoccupazione al 20%, quella giovanile alla stratosferica cifra del 54%. Un prestito contratto dai commissari per ripianare il buco di bilancio che peserà sui cittadini per 10 anni e di conseguenza, per obbligo di legge, tariffe al massimo consentito. Tuttavia, in quindici mesi di lavoro, dice Falcomatà, anche alcuni dei dati negativi rappresentati dalla ricerca del Sole 24 ore stanno cominciando a cambiare: “Per esempio, sugli asili nido la ricerca riporta i dati del 2013, quando erano tutti chiusi: quest’anno ne abbiamo riaperto uno e il prossimo anno scolastico altri due. Il secondo dato che è cambiato è quello della raccolta differenziata, siamo passati dall’8% al 30%; il terzo quello sulla cultura: il teatro Cilea ha nuovamente la sua stagione teatrale; abbiamo riaperto alla città il Castello Aragonese; il Gran Hotel Miramare, dopi 11 anni, è stato riaperto al pubblico come galleria d’arte cittadina.

Tra i tanti dati negativi da contrastare ve ne è però uno positivo che voglio citare: il 21esimo posto per l’imprenditoria giovanile; e poi ci fa ben sperare il fatto che Reggio sia stata recentemente indicata dal Tg1 come meta per il Natale, insieme a Napoli e a Matera, grazie al lavoro e all’attività delle associazioni di categoria”. Cambiare nell’immaginario nazionale la rappresentazione del sud unicamente come luogo del malaffare e del degrado è una sfida difficile, in cui però Falcomatà crede : “Sono molto soddisfatto delle politiche avviate dal governo, a cominciare dai dieci milioni stanziati nella legge di bilancio che non sono affatto un’elemosina: si tratta del pagamento di debiti pregressi che sono una boccata d’ossigeno per l’economia locale. Penso ai Patti per il Sud, dei quali saremmo direttamente responsabili che ci consentiranno di sbloccare i fondi per le strade, le infrastruttrure, il porto e la riqualificazione del fronte a mare della città. Infine, nel 2016 la partenza della città metropolitana”.

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