Expo, Sangalli: “Un’alleanza fra pubblico e privato anche per il dopo”

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Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio: “L’evento ha rimesso l’Italia al centro”

«È davvero una forte emozione essere qui in questo giorno. Lo è per tutta la gente che è arrivata e sta arrivando per il grande spettacolo conclusivo, ed ovviamente lo è per me che ho seguito passo dopo passo il complesso lavoro di preparazione di questo evento magnifico». Carlo Sangalli, il presidente di Confcommercio, ci parla mentre sta entrando per l’ennesima volta nel Decumano. Anche se stavolta, a poche ore dalla conclusione dell’Esposizione Universale, è ovviamente diverso…«Siamo giunti al giorno di chiusura e si può essere orgogliosi di ciò che è stato fatto. Expo 2015 è stata un successo eccezionale che ha avuto il merito di ridare all’Italia e a Milano un ruolo centrale a livello globale».

Ormai tutti concordano sul grande successo della manifestazione. Ma che cosa ha fatto realmente la differenza?

«Secondo me la squadra. Per l’Expo hanno lavorato insieme pubblico e privato. Ed è stato fondamentale il ruolo svolto da tutte le istituzioni, e questo al di là delle diverse appartenenze politiche. C’è stato un coinvolgimento totale che ha prodotto sicurezze e certezze, le basi per portare a compimento un evento di questa portata».

In un Paese come l’Italia spesso accusato di non sapere pensare in grande…

«Accade quando si riescono a superare le divisioni concentrandosi piuttosto sui molti punti d’unione, sul bene comune, come ha peraltro ricordato il presidente della Repubblica durante la sua visita qui».

Nella primavera 2014 incontrando il premier Renzi lei parlò dell’Expo come di un simbolo di speranza per uscire dalla crisi. A un anno e mezzo di distanza come considera questa parole?

«Certamente non le rinnego… Credo che Expo abbia svolto un ruolo importante nel rimettere l’Italia sulla strada della crescita. Una ripresa per ora ancora timida, ma che innegabilmente esiste. E poi, al di là dei numeri, l’importanza di Expo è stata anche psicologica»

Vale a dire?

«Tutte le volte che sono stato qui mi ha colpito una cosa. Nelle file per visitare i padiglioni, alcune davvero interminabili, ho sempre visto gente tranquilla, con il sorriso sulle labbra, contenta comunque di esserci. E anche da questi piccoli segnali che si percepisce il ritorno della fiducia nel Paese».

Adesso il grande tema diventa il dopo Expo. Lei che cosa si aspetta?

«Sarà fondamentale confermare il modello di collaborazione fra pubblico e privato che tanti frutti ha dato per la riuscita della manifestazione. Poi, le idee non mancano. Penso soprattutto al progetto di trasformare l’area in quella che definirei una cittadella dell’innovazione, dove accanto al campus dell’università statale potrà trovare spazio quella Silicon Valley italiana pensata da Assolombarda».

Sempre sotto la supervisione del Commissario di Expo, Giuseppe Sala?

«Ne sarei felice, se non ha altri impegni…».

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