Stefano Esposito: “L’unico programma di Raggi è la continuità con il passato”

Roma
Rifiuti in viale Giorgio Morandi, Roma, 13 luglio 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Per il senatore Pd, sgomenta la totale assenza di strategia e visione delle emergenze

Un mese con Virginia, senatore Esposito. La campagna elettorale è finita. Può dare un giudizio tecnico, senza casacca di partito?

«Premesso che non vado cercando la soluzione degli annosi problemi di Roma in 47 giorni, il vero problema di questo primo mese e mezzo è la scoperta che il Movimento – che sarebbe l’anticasta e il superamento della vecchia politica – è invece in perfetta continuità con il passato da loro stessi attaccato. È diviso tra correnti che si ammazzano a suon di dossier. E abbiamo quotidiane conferme sul fatto che l’amministrazione capitolina è controllata da una struttura – i vari Direttori – che non ha votato nessuno e che la squadra di giunta in sé ha un profilo molto basso. Spesso non sanno di cosa parlano. Basta vedere il pasticcio in queste ore sui Fori: aperti, chiusi, pedonalizzati. Non l’hanno capito neppure i tassisti…».

Lunedì scorso la sindaca ha finalmente comunicato in consiglio comunale le linee guida del suo programma. Almeno lì ha ritrovato qualche magnifico progetto progressivo a firma 5 Stelle?

«Quali linee guida? Quelle in parte copiate da altri programmi? Uno sbobba assemblata con prodotti scadenti. Ho seguito bene la campagna elettorale e non ho mai avuto dubbi che Virginia Raggi non avesse a disposizione alcun vero programma, neppure sotto forma di disegnini. Restava il refrain della presunta onestà che però si è già opacizzata, direi sgretolata, con la vicenda Ama».

Cosa manca soprattutto nelle Linee guida?

«Mi inquieta il fatto che siano del tutto assenti emergenze come quella dei trasporti. L’assessore Minenna, ex blasonato consulente Consob, è consapevole che se non mette subito risorse su bus e metro a settembre la città si ferma?».

Magari c’è un Piano che non è stato inserito nelle Linee guida…

«Nell ’agosto-settembre 2015 la giunta Marino di cui facevo parte aveva stanziato in bilancio 58 milioni per il trasporto pubblico. Il commissario Tronca ha deciso di non erogare quei fondi perché andavano prima risolti debiti pregressi. Minenna dovrebbe sapere tutto perchè era consulente del Commissario. Ora, da informazioni che ho io, di quei soldi non c’è traccia né nelle Linee guida né nell’assestamento di bilancio. Eppure è urgente e non più rinviabile intervenire sulla manutenzione dei mezzi».

Parliamo di rifiuti: come spiega il siluramento di un manager come Fortini?

Era nelle cose perché è evidente che quando scelgono Muraro come assessore fanno una scelta di campo all’interno dell’azienda. Questa storia per cui Muraro era consulente Ama da 12 anni, può essere raccontata solo a Roma. In ogni altra città, dopo 12 anni uno era dirigente a tutti gli effetti e da un pezzo. La dottoressa invece lo è stata per 12 anni e con doppio ruolo, in Ama e in alcune aziende in affari con la municipalizzata. Se a questo aggiungiamo la frase «Fortini va troppo in procura» e il fatto che Alemanno è il loro vero punto di riferimento (come dimostrano alcune affermazioni di questi giorni), capiamo perché la dottoressa Paola Muraro fosse inadatta politicamente a fare l’assessore in una giunta 5 Stelle. E come «onestà-onestà» sia solo uno slogan».

I 5 Stelle stanno trattando con Manlio Cerroni, plurindagato, ma soprattutto l’uomo che con il suo monopolio ha impedito a Roma di avere un vero ciclo dei rifiuti. Perchè una contraddizione così palese?

«Premesso che lo strapotere di Cerroni è figlio di tutte le forze politiche degli ultimi 40 anni, la prima cosa che mi viene da pensare è che in quel 67% di romani che hanno votato Raggi ci sia entrato un p o’di tutto. E che non sia stata fatta selezione. Vignaroli che faceva sit in davanti a Malagrotta può essere un’ottima foglia di fico».

Che futuro immagina adesso per Ama? Si parla di un commercialista esperto di aziende in dissesto ma digiuno di rifiuti e di una cabina di regia con dentro dirigenti in uscita come Muzi.

«Credo che il loro disegno sia di metterla sotto Acea. Forse sfugge a Minenna che Acea è quotata in borsa e che Ama ha un debito di 600 milioni».

Anche Rettinghieri, presidente Atac, rischia di essere convinto a lasciare?

«So solo che a settembre, se non arrivano i soldi, ci sarà un’emergenzapiù grave di quella dei rifiuti».

Che fine ha fatto il potere di Virginia?

«Ammaccato e indebolito dal caso Muraro. Anche se ricordo che la sindaca, convocata ogni giorno dal Direttorio che la guida nelle scelte, ha però potuto disobbedire a Grillo e s’è tenuta in squadra due uomini chiave come Marra, ancora al Gabinetto, e Romeo, capo della segreteria. Credo che lo studio Sammarco sia il santo protettore dell’avvocatessa diventata sindaco. Forse più di Grillo».

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