Esposito: “L’assoluzione di Erri De Luca? Un martire in meno per i No Tav”

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Il senatore Stefano Esposito durante la conferenza stampa sul rapporto dei carabinieri del Ros secondo cui l'imprenditore valsusino Ferdinando Lazzaro, imputato nel processo 'San Michele' sulle presunte infiltrazioni della 'ndrangheta in Piemonte, lo contattò perché intervenisse in suo favore nell'assegnazione dei lavori per la Torino-Lione, Torino, 26 settembre 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Il senatore del Pd, storico sostenitore della Torino-Lione, spiega che avrebbe preferito che il processo non fosse mai iniziato “per non amplificare le posizioni politiche demenziali” dello scrittore

“Sono sollevato dall’assoluzione di Erri De Luca, così finalmente avremo un presunto martire di meno in giro“. Il senatore dem Stefano Esposito non vuole commentare direttamente la sentenza del tribunale di Torino. Lui, impegnato da sempre in prima fila a favore della linea ad alta velocità Torino-Lione, tanto da aver subito anche minacce da ambienti anarchici, ricorda che la procura del capoluogo piemontese “si è distinta per l’aver perseguito prontamente le azioni violente” che hanno colpito il cantiere in Val di Susa “e non vedo ragioni perché questa linea non debba proseguire”.

L’unica conseguenza che Esposito si aspetta dalla sentenza di oggi, quindi, è la moltiplicazione degli “emuli di De Luca, già pronti a manifestare con le magliette No Tav”. Ma non ci sarà una escalation violenta: “Non ho mai ritenuto – spiega Esposito a Unità.tv – che le parole di De Luca abbiano cambiato qualcosa nella testa dei più facinorosi”. E comunque, aggiunge, “io avrei preferito che questo processo non fosse mai iniziato”, perché ha portato solo ad “amplificare delle posizioni demenziali sul piano politico”. Adesso, “mi auguro che De Luca torni nell’oblio che merita, visto che si tratta pur sempre di uno storico ‘cattivo maestro’ degli anni di piombo. E nessuno gli ha mai fatto una domanda su questo, nelle numerose interviste che gli hanno fatto”.

Per Esposito, rimane comunque il problema culturale, che emerge soprattutto dal confronto tra quello che succede da noi e quanto invece è accaduto in Francia: “Lì c’è stata una discussione, ma poi le istituzioni hanno preso una decisione e si è andati avanti con i lavori. Qui invece c’è chi crede che in Valsusa si stia organizzando una nuova Resistenza. La verità è che la Francia ha una cultura repubblicana che noi non abbiamo mai avuto”.

Adesso, comunque, i lavori per la costruzione della linea Tav stanno procedendo, anche se – spiega Esposito – “ogni tanto ci sono rigurgiti di violenza“, dettati dal fatto che “il movimento originario non esiste più, ormai quel che ne rimane è sotto il controllo di anarchici e centri sociali”. Tutto sommato, quindi, la situazione appare “gestibile, se si può considerare tale la follia di un cantiere che deve essere presidiato dalle forze dell’ordine”.

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