Emiliano: “Nessun danno all’economia con il Sì”

Referendum
Il presidente della Puglia Michele Emiliano arriva al Quirinale per l'incontro tra i presidenti delle Regioni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Roma 09 luglio 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Il presidente della Puglia: “Il No eviterà alle compagnie i costi di smantellamento”

Presidente si arriva al dunque, domani si vota: lei che è stato tra i primi promotori pensa che ce la farete a raggiungere il quorum?

“Non ho previsioni, so solo che domenica mattina bisogna prendere tessera elettorale e documento di identità e andare a votare presto, per mettere in moto una sorta di telethon per la difesa del mare. Sarà comunque una giornata bellissima e poi, solo dopo il voto, tutti al mare”.

Le dichiarazioni di Napolitano a favore dell’astensione non sono passate inosservate, lei ha replicato su twitter…

“L’art.48 della Costituzione dice che il voto è un dovere civico. E soprattutto il Testo unico per le elezioni alla Camera che è applicabile anche al referendum, dice che i rappresentanti delle istituzioni non possono indurre all’astensione i cittadini perché è vietato dalla legge”.

Cosa c’è anzitutto in gioco secondo lei in questo voto? Questioni di merito o di metodo?

“Entrambe. Nel merito chiediamo di abrogare una norma che non tutela l’interesse degli italiani e dell’ambiente, ma serve solo a fare un regalone ai petrolieri. Nel metodo è stato compiuto in questa vicenda un errore ancora più grave. Mentre alle lobby del petrolio, come abbiamo letto dai giornali, bastava una telefonata per farsi sentire dal Ministero, le Regioni sono state messe alla porta e sono rimaste inascoltate. Per questo siamo stati costretti a chiedere il referendum”.

Il premier parla di una “consultazione inconsistente” perché dà l’idea di voler promuovere un altro modello di sviluppo mentre non vieta nuovi impianti ma “chiude solo quelli esistenti alla scadenza. Così finiremo per importare più gas da paesi stranieri”. È il timore di molti economisti…

“La norma dello Sblocca Italia non mira al pieno sfruttamento dei giacimenti, che era già garantito dalla precedente legge 9 del 1991, attraverso proroghe quinquennali e controlli pubblici. Togliendo il termine alle concessioni si fa solo un regalo a quelle compagnie petrolifere che hanno piattaforme in mare non più produttive e che adesso, non avendo più un termine, potranno evitare di smantellarle  a spese loro. Questo con rischi incalcolabili all’ambiente. E oltre al danno anche la beffa, visto che piattaforme non produttive non pagano neanche le royalty. I petrolieri ringraziano, gli italiani subiscono”.

Altra accusa mossa ai sostenitori del Sì, i posti di lavoro messi a rischio nel settore petrolifero, almeno 11 mila: cosa replica?

“Falso. Prima dello Sblocca Italia, come dicevo, c’era la legge 9 del 1991 che garantiva il pieno sfruttamento dei giacimenti. Una legge che non aveva mai creato problemi occupazionali e che tornerebbe in vigore se vincesse il Sì”.

Vi rimproverano anche di avere trasformato il voto in un’occasione per colpire Renzi, e di avere sfruttato l’onda emotiva del caso Guidi. Ci sono stati fattori “esterni” che hanno influenzato la campagna?

“Non è così. Lo Sblocca Italia aveva autorizzato le trivellazioni e le ricerche di petrolio in undici località splendide della Puglia, e così ovunque nell’Adriatico e nello Ionio. Nel mio programma elettorale è ribadita la nostra contrarietà, confermata poi dal voto unanime del Consiglio regionale. Noi siamo solo coerenti con il mandato popolare ricevuto e ci stiamo battendo nell’esclusivo interesse pubblico e per la tutela del nostro mare”.

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