Elisabetta Sgarbi: Vi stupiremo con “La Nave di Teseo”

Dal giornale
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La Sgarbi spiega perché lascia Bompiani e fonda una nuova realtà. “Impossibile restare a certe condizioni”

Da quel che si legge sui giornali, l’incontro tra Marina Berlusconi ed Elisabetta Sgarbi (regista, scrittrice e direttrice editoriale della Bompiani fino a qualche giorno fa) potrebbe essere una sequenza di un film sulla incomunicabilità, magari girato da Michelangelo Antonioni. Il risultato è stato tutt’altro che scontato: Sgarbi ha deciso di mollare la grande impresa e di buttarsi in una nuova avventura editoriale. Si intitola “La nave di Teseo” e accanto alla ideatrice della Milanesiana ci sono personaggi del calibro di Umberto Eco, Tahar Ben Jelloun, Sandro Veronesi e Mauro Covacich.

Lei si è laureata in farmacia con specializzazione in farmacologia, ma a chi le ha chiesto del perché di questa scelta a suo tempo ha risposto: “la chimica non mi piaceva e tutto ciò che non mi piace io devo combatterlo”. Ecco: cos’è che non le è piaciuto del colloquio e, più in generale, della linea che sta adottando il colosso “Mondazzoli”?
Sembra paradossale, ma io con la Mondadori mi sono trovata benissimo. Ho avuto attestazione di stima e hanno mostrato professionalità. Non conosco la linea editoriale, industriale che adotterà la Mondadori. Non ho avuto il tempo. E non credo che ancora l’abbiamo condivisa con i Direttori editoriali RCS. Il problema che ha diviso la Mondadori e me è stata la Bompiani: per tenerla unita Mondadori avrebbe dovuto tenere una maggioranza relativa, condividere la proprietà con imprenditori non concorrenti. Era una via impervia, perché se io avessi il 100% della Bompiani, non sono certa di sapere cosa farei. Certamente, però, invece di spezzarla a metà avrei rinunciato a qualcosa. Ma è una posizione personale, che non ha importanza. Soprattutto ora.

A bordo de “La nave di Teseo” hanno trovato posto sia imprenditori sia scrittori e intellettuali che, in genere, entrano spesso in contrasto. Qual è lo strano collante che vi dovrebbe tenere insieme?
Lo dico con una certa convinzione: io. Il Publisher deve avere questo ruolo.

Sono alle spalle da decenni le dispute su cultura alta e cultura bassa e sui consumi culturali di massa ma non le sembra che scegliendo il nome della nuova casa editrice, “La nave di Teseo”, appunto, abbiate compiuto una scelta rivolta a delle élites? E come è nata l’idea di un nome così classico e così stravagante?
Un nome evoca. Poi un nome è anche una immagine. Un logo. Il nostro logo. L’idea di Eco, nella metafora della nave di Teseo è una idea che non è importante che il lettore abbia presente. È una idea guida per l’editore. È una figura che dice che resiste, al di là dei cambiamenti, una idea di editoria. E poi parleranno i libri.

La sua biografia dice che lei ha iniziato facendo il “lettore” per una piccola casa editrice di Pordenone prima di passare alla Bompiani e alla sua direzione. Tra i cinquantuno titoli che lei pensa di pubblicare entro il primo anno, ci saranno solo quelli degli scrittori già noti o cercherà, cercherete, di facilitare anche l’accesso di giovani scrittori e scrittrici al sistema editoriale?
Non penso sia una iniziativa originale. Fare gli editori è una aspirazione antica. Certo, cercheremo scrittori nuovi. O anche antichi e dimenticati. Faremo il nostro lavoro e gli autori che sono già con noi saranno le fondamenta su cui e con cui costruire.

Quel marchio, Bompiani, rimane alla Mondazzoli. Non è stato proprio possibile salvarlo?
Purtroppo no. Ma poi, vede, mi spiace lasciare le persone con cui ho condiviso questa avventura in Bompiani.

Già Roberto Calasso si è ricomprato la sua Adelphi mentre Eco e altri autori saranno anche soci della sua nuova casa editrice. Si sta andando verso una nuova forma di editoria? La storia di Calasso e di Adelphi è molto diversa. Ma quando Calasso in una intervista, dopo l’annuncio che Adelphi sarebbe tornata a lui interamente o quasi, ha detto una cosa importante: la proprietà è una questione non da poco nello sviluppo di una casa editrice.

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