Ecco qualche idea su come regolare i rapporti tra politica e lobby

Politica
epaselect epa05178416 A visitor holds a mobile device while standing in one of the lobbies as others rush by during the Mobile World Congress (MWC) in Barcelona, Spain, 24 February 2016. The Mobile World Congress in Barcelona, the world's biggest congress dedicated to mobile technology, is held from 22 to 25 February 2016.  EPA/ALBERTO ESTEVEZ

Giusi Gallotto (Reti): “Serve un’attività di rappresentanza seria ed onesta. No ai trafficanti”

“Ci vuole una forte iniziativa del governo che regoli l’attività di rappresentanza degli interessi. Anche con un decreto. La situazione è insostenibile per i professionisti. Va premiato il lavoro di chi opera alla luce del sole nel rispetto delle leggi e delle istituzioni, va sbattuto fuori chi si muove sulla base di relazioni opache o privilegi. Noi siamo pronti da tempo”. Lo dice Giusi Gallotto, ceo di Reti, azienda storica che si occupa di lobbying, public affairs e media affairs, nelle ore in cui la polemica intorno al caso Guidi ha riacceso i riflettori sul rapporto tra politica e imprese. Abbiamo provato a porle qualche domanda, cercando di capire insieme quali sono le strade possibili da percorrere.

Secondo lei quali sono le motivazioni che hanno messo un freno ad un’eventuale regolamentazione dell’attività di rappresentanza?
La politica si è occupata più di punire i fenomeni illegali che di premiare i comportamenti virtuosi. Un errore perch​é l’attività di rappresentanza seria ed onesta è un contributo a fare leggi migliori. I trafficanti sono un’altra cosa​. ​Tante proposte di regolamentazione si sono fermate davanti alla resistenza di dirigenti e decisori a dare risposte trasparenti ai portatori di interessi. E’ una abitudine alla chiusura, evidente anche nella difficoltà a comunicare tra le istituzioni, in cui prosperano i “lobbisti ombra” interni che preferiscono favoritismi ed attività opache.

Lei chiede anche una maggiore trasparenza da parte della Pubblica amministrazione. Negli ultimi anni, però, si è fatto già molto per costruire la cosiddetta “casa di vetro”. Che cosa manca a questo processo per far sì che sia completo ed efficace soprattutto per il cittadino?
Tutte le fasi di proposta, anche in bozza, di discussione ed elaborazione dei provvedimenti ​devono ​essere pubbliche e sottoposte a consultazione. Chiunque si qualifichi in modo trasparente deve potere fare proposte. Questa consultazione, questo dialogo, anche on line, ​devono diventare un obbligo ed una procedura da parte dei decisori pubblici. Così sarebbero più informati e perciò liberi, gli interessi non avrebbero bisogno di trovare altre vie, finirebbe l’area grigia degli accessi riservati. I cittadini saprebbero sempre chi propone che cosa, se si risponde e perché si dice s​ì o no. Ci sarebbe un confronto tra interessi alla luce del sole, invece che un conflitto di interessi nelle stanze del potere.

Qual è il modello di regolamentazione a cui l’Italia potrebbe ispirarsi? Qual è quello che, secondo lei, più si adatta alle peculiarità del nostro mercato​?
​Istituire un registro di chi svolge l’attività, da cui risultino identità e interessi rappresentati anche per l’accesso alle sedi istituzionali, come avviene a Bruxelles; consultazioni, anche on line, solo per chi è iscritto e nessuna discriminazione tra rappresentanti di interessi; sanzioni per chi non rispetta i criteri. Questo​ ​per i lobbisti. Obbligo di trasparenza, ​di ​accessibilità a tutti gli atti e di risposta nelle consultazioni; Freedom of Information Act sia nelle assemblee elettive che nel governo e in tutta la PA; ragionevoli limiti alle sliding doors (tra parlamentari e lobbisti); codici di comportamento anche per i​ parlamentari​. ​

Vedi anche

Altri articoli