Ecco l’unica fabbrica di pianoforti in Italia

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Parla Paolo Fazioli che porta avanti l’unica fabbrica di pianoforti in Italia a Sacile, dove lavorano 50 dipendenti

L’unica fabbrica di pianoforti in Italia? Si trova a Sacile (Pordenone) e a portarla avanti è un ingegnere meccanico, cresciuto con una doppia vocazione: la musica e la scienza.

Si chiama Paolo Fazioli  ed è un tipo che nella vita ha fatto sempre scelte controcorrente. Cresciuto in un’azienda che produceva mobili, nel ’69 si laurea e dopo due anni prende il diploma al Conservatorio. Negli anni Settanta comincia a pensare ad una azienda tutta sua, partendo dalla lavorazione del legno. Inizia in un capannone di duecento metri quadrati nella fabbrica dei fratelli a Sacile.  Al suo fianco, Pietro Righini, che suonava il corno nell’orchestra di Arturo Toscanini. Il primo pianoforte, un mezza coda di 183 centimetri, viene costruito nel 1980.

A rendere speciali i pianoforti di Fazioli, è anche il legno, proveniente dall’abete rosso della Val di Fiemme.  Ed è lo stesso che usava Antonio Stradivari per i suoi violini.

Oggi alla Fazioli lavorano cinquanta dipendenti e vengono prodotticentoquaranta pianoforti l’anno. L’azienda esporta in tutto il mondo e investe in innovazione il dieci per cento del suo fatturato. Concorre con giganti come: Steinway &Sons, Yamaha, Kawai.

Ingegnere, dunque, ce l’ha fatta. L’anno scorso ha avuto anche il titolo di Cavaliere del Lavoro. Anche se ha dovuto rinunciare all’altra sua grande passione.

Per un certo periodo della mia vita ho pensato che avrei potuto fare il pianista e in effetti avevo intrapreso l’attività concertistica oltre agli studi di composizione. Ma alla fine è prevalso l’interesse per gli aspetti costruttivi e tecnologici, che mi ha portato a coltivare il sogno di dare vita ad un nuovo pianoforte. Non mi pento della mia scelta, soprattutto perché in tutti questi anni ho potuto incontrare molti pianisti proprio grazie alla mia attività imprenditoriale. E il loro livello, talmente alto, mi ha fatto capire che ognuno deve dedicarsi a ciò per cui ha veramente talento. E io non avevo quello per stare sul palco!

Tutto, diceva, è partito da una fabbrica di mobili. Sì. I miei fratelli sono subentrati a mio padre nella gestione dell’azienda di famiglia, fondando la MIM (Mobili Italiani Moderni), che produceva mobili per ufficio di alta gamma. Nello stabilimento di Torino venivano costruiti i mobili per ufficio in metallo, mentre a Sacile si erano specializzati nella lavorazione di quelli in legno, trattando anche essenze rare ed esotiche, quali: il Teak, il Mogano e il Palissandro. Alla MIM mi sono formato come manager, come responsabile della programmazione di produzione dello stabilimento di Roma e poi di quello di Torino, e ho rafforzato le mie conoscenze sui processi produttivi in genere. Ben presto, ho cominciato a pensare di realizzare un nuovo pianoforte per uso professionale. Non avevo mai smesso di studiare la meccanica del pianoforte a coda, la qualità degli strumenti esistenti e la possibilità di performance.  Ho continuato a confrontarmi con esperti del settore. Ad un certo punto ho dovuto comunicare ai miei fratelli che non mi sarei occupato più dell’azienda di famiglia. E in questa decisione ho avuto il loro appoggio. Mi hanno concesso il supporto necessario per la ricerca, lo sviluppo e l’avvio della mia produzione.

Ricorda il debutto del suo primo pianoforte?

Certo. E’ stato al Teatro Zancanaro di Sacile per il concerto del Duo Stefanato Barton, nel 1981. La pianista non aveva mai sentito nominare il nostro marchio e sembrò subito molto scettica. Ma appena ebbe la possibilità di studiare sul pianoforte che le avevamo messo a disposizione, cambiò idea. Se ne innamorò. Il debutto internazionale avvenne subito dopo, alla Musikmesse di Francoforte, che allora era la fiera più importante al mondo per gli strumenti musicali. La nostra comparsa sul mercato generò grande fermento, stupore e ammirazione.

Cos’hanno di speciale i suoi pianoforti?

Utilizziamo i migliori materiali, senza compromessi. I nostri pianoforti sono unici perché prodotti uno ad uno. Dedichiamo a ciascuno le stesse attenzioni che un liutaio dedica ai suoi violini nella sua bottega. Solo che noi ci siamo strutturati per farlo con un approccio scientifico, innovativo e tecnologico e per affrontare le sfide continue del mercato.

A chi vende?

Esportiamo la quasi totalità della produzione in tutta Europa, Asia – in particolare Cina e Giappone, ma anche nel Sud Est asiatico – negli Stati Uniti, in Sud America, in Oceania.  Ovunque. Ci sono nostri pianoforti anche in posti come: il Brunei, la Siberia, l’Azerbaijan.

I suoi sogni?

L’area produttiva è stata ampliata di recente. Abbiamo quasi raddoppiato la superficie a disposizione. Così passeremo dai 140 pianoforti l’anno, che produciamo oggi, ai 170. E’ un processo che intendiamo compiere in modo graduale perché la priorità è sempre mantenere intatta la qualità. Anzi, vorremmo migliorarla. Ci stiamo concentrando soprattutto sul mercato cinese, in questo momento il più interessante, con i suoi 50milioni di pianisti.

Cosa è stato particolarmente tosto in tutti questi anni per la Fazioli?

Sicuramente gli inizi. Ma siamo stati determinati. Con il tempo abbiamo conquistato la fiducia di artisti noti in tutto il mondo. Alcuni di loro hanno comprato uno o più di un nostro pianoforte:Herbie Hancock, Angela Hewitt, Louis Lortie, Maurizio Baglini,di recente anche Daniil Trifonov, che è uno dei pianisti più richiesti in assoluto. In merito ai pianisti che non abbiamo ancora tra i nostri simpatizzanti, clienti e che vorrei avere, be, li aspetto – non mi piace fare la corte– e se vorranno venire da noi, saranno accolti a braccia aperte.  Crediamo molto nel fatto che Festival e grandi concorsi internazionali rappresentino il miglior canale di promozione per il nostro prodotto. Stiamo parlando, infatti, di qualcosa che non è un semplice oggetto. Il pianoforte deve farsi apprezzare non certo solo per le sue qualità estetiche, ma per quelle performanti, la sua efficienza meccanica, il suo suono. E tutto questo si può trasmettere solo nel momento in cui si suona.


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