Ecco il nuovo cantautore-indie Gazzelle: “Il presente è la cosa più preziosa che c’è”

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Abbiamo parlato con il musicista romano uscito da poco con il suo album d’esordio “Superbattito”

Intorno al nome di Gazzelle si sta sollevando un interesse crescente: il pubblico che lo apprezza aumenta con il passare dei giorni, il suo seguito sui social e su youtube è sempre più nutrito e i concerti nei club italiani sono pieni di ragazzi che cantano le sue canzoni. Il suo primo album, Superbattito (2017, Maciste Dischi), prodotto dal cantautore romano Leo Pari, si inserisce nel grande calderone della canzone indipendente italiana; i brani dalla veste synthpop, che trattano del quotidiano tardo-adolescenziale con un piglio melodico appiccicoso, sono bozzetti di un immaginario trasversale: in questo senso, anche la Dark Polo Gang, giovanissima realtà romana dedita ad una controversa rilettura della musica trap in salsa italiana, ha più volte testimoniato la propria stima, tramite social network, nei confronti dell’esordiente romano. Uno dei fattori più rilevanti della musica di Gazzelle è il suo essere immediatamente riconducibile ai suoi predecessori indie (Calcutta, e I Cani su tutti), piuttosto che ai nomi storici della musica italiana (ai quali rivela di ispirarsi); come se la scena cantautoriale indipendente – molto amata dal pubblico e, a volte, un po’ meno dalla critica – fosse in un certo senso già diventata un “canone”.

Abbiamo fatto qualche domanda a Gazzelle, per capire come sta vivendo questo momento e cosa gli passa per la testa; abbiamo scoperto che uno dei principi cardine del suo modo di fare è quello dell’autenticità: la possibilità, cioè, di raccontare il proprio mondo in maniera diretta e sincera. Probabilmente questa è anche una delle chiavi di lettura per capire la buona riuscita di molta della canzone italiana (indie) dell’ultimo decennio: il forte desiderio di autorappresentazione avvertito dalle generazioni dei nati nell’ultimo decennio del secolo scorso, che trova in musicisti come Gazzelle la sua piena realizzazione.

Gazzelle nasce come un progetto misterioso: da dove viene l’idea di non svelare subito la tua identità? E ora che sei uscito allo scoperto: chi è, e che passato ha (a livello musicale), Gazzelle?
G: Volevo che nella fase iniziale di uscita si desse importanza esclusivamente alle mie canzoni e a nient’altro. Gazzelle sono semplicemente io, Flavio. Scrivo canzoni da quando sono piccolo Ho imparato a suonare da autodidatta da bambino con una tastiera giocattolo e da lì in poi non ho mai smesso di farlo.

Come sei arrivato a pubblicare il tuo primo album? E come valuti la risposta che ti sta dando il pubblico?

G: Un anno e mezzo fa ho scritto questo disco e l’ho autoprodotto, poi ho iniziato a mandarlo un po’ in giro nella speranza di trovare un etichetta che credesse in me e nel disco, per fortuna alla fine è successo. La risposta che mi sta dando il pubblico e’ meravigliosa, non posso chiedere di meglio. Sono ultras, sono pazzi.

Un aspetto interessante di Superbattitto è che, sia a livello di suono che di estetica, sembra debitore, più che dei nomi storici della musica italiana o straniera, di realtà indie nostrane come I Cani, Calcutta o i Thegiornalisti. Qual è il debito stilistico che hai nei confronti di questa scena?

G: I miei riferimenti musicali sono altri in realtà, da Vasco Rossi a Rino Gaetano passando per Franco Battiato e parecchia roba internazionale. Ovviamente la mia musica fa parte di un genere, e rientra in un mondo sonoro che è lo stesso loro. Come chi fa rock o chi fa rap. Non credo di essere in debito con una scena, piuttosto credo di farne parte.

Riguardo alla tua cifra stilistica; cosa deve avere una canzone perché possa andare bene secondo i tuoi standard per entrare nel tuo repertorio?

G: Deve avere una linea melodica che mi entra direttamente nella testa fondamentalmente. Un testo che abbia un modo particolare di dire qualcosa. Non mi piacciono argomenti grossi o importanti, ma storie piccole raccontate in un modo importante. I dettagli sono la cosa che mi affascinano di più. Poi ovviamente un muro di synth.

A livello di liriche, prevale uno sguardo realistico sulla realtà che vivi; secondo te, perché nel cantautorato attuale c’è questo forte bisogno di raccontare il proprio presente?

G: Perché è la cosa più preziosa che c’è credo. L’unica che secondo me valga la pena raccontare, l’unica che esiste.

La scelta di Leo Pari come produttore come è nata?

G: Ho ascoltato il suo disco “spazio” e sono rimasto molto colpito dal sound e dalla raffinatezza dei suoni. Volevo qualcuno con esperienza nel fare dischi visto che per me era il primo. Mi sono trovato super bene con lui.

Cosa miglioreresti e cosa invece ritieni riuscito del tuo album?

G: Non lo so, non ci ho ancora mai pensato. Sicuramente potrei migliorare qualcosa, si può sempre. Non so se è un disco riuscito, ma sicuro e’ un disco sincero, con canzoni sincere.

Abbiamo visto un forte “endorsement” della Dark Polo Gang nei tuoi confronti; come ti rapporti a quella scena?

G: Mi piace molto la scena Trap italiana, mi piace quando qualcuno porta qualcosa di nuovo in Italia con coraggio e fregandosene di quanto tempo la gente ci metterà per capirlo. Mi piace molto la loro attitudine punk, gli voglio bene.

Progetti per il futuro?

G: Fare questo grosso tour sperando di dare sempre il meglio di me cercando di non snaturarmi mai e di non perdermi. Più in là poi, fare un secondo disco ovviamente.

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