“Ecco come sarà il nuovo Manifesto”: parla Norma Rangeri

Editoria
ANSA/ GUIDO MONTANI

Intervista alla direttora del giornale storico della sinistra: “Abbiamo avuto una quantità enorme di reazioni che ci hanno commosso”

Una prima pagina rosso sangue con un grande titolo bianco: “È la Fine”. È la prima pagina che il Manifesto ha mandato in edicola venerdì scorso, anticipandola su Twitter e scatenando così una reazione virale sul web. Lettori e amici sull’orlo di una crisi di nervi hanno pensato che fosse l’annuncio della chiusura di un giornale storico della sinistra e hanno generato una tempesta di reazioni disperate.

In realtà, era l’annuncio di una notizia del tutto diversa: la fine della liquidazione e il riacquisto della testata da parte della cooperativa dei giornalisti. Abbiamo sentito la direttora del Manifesto, Norma Rangeri, lady dall’aspetto gentile racchiuso in un’anima di ferro.

Avete fatto prendere un mezzo infarto a tante persone. Ma come vi è venuto in mente?

Dovevamo annunciare che, al termine di un percorso durissimo, siamo riusciti a riacquistare la testata dalla liquidazione. Non bastava un titolo qualunque, dovevamo catturare l’attenzione. Io, in realtà, avrei preferito la notizia secca, ma l’agenzia che cura la nostra comunicazione ci ha suggerito un evento shock: bisognava creare un evento mediatico, una prima pagina spiazzante, come quelle che hanno fatto la nostra storia.

Quindi cosa è successo?

Abbiamo avuto una quantità enorme di reazioni che ci hanno commosso, confermando quanto il giornale sia radicato nell’anima della sinistra italiana.

Concretamente che cosa avete fatto?

Abbiamo riacquistato la testata pagando 900.000 euro. I due terzi delle risorse sono arrivate da donazioni individuali, dai lettori e sostenitori, e dai crediti che i lavoratori del giornale hanno investito nell’operazione, il resto da un prestito di Banca Etica. È un risultato straordinario, in un tempo di crisi economica.

Nel tuo editoriale ricuci la rottura che era avvenuta con alcuni dei fondatori come Valentino Parlato, Rossana Rossanda, Luciana Castellina: in qualche modo è un ritorno al futuro?

Sì. Il Manifesto era nato così, da una cooperativa di giornalisti e lettori. C’è stata una rottura dolorosa che oggi si può ricomporre in un collettivo più giovane. Un nuovo giornale che affonda le sue radici in una storia.

Come sarà il Nuovo Manifesto?

A settembre andremo in edicola con una nuova grafica che manterrà il formato attuale, ma che sarà più pacato e riflessivo. La prima pagina resterà la prima pagina del Manifesto, con un grande titolo, ma le pagine interne saranno ancor più dedicate all’approfondimento.

Sembrate l’unico segnale di vitalità in una sinistra radicale che si perde nelle sue divisioni interne.

Molti lettori ci hanno scritto: finalmente una buona notizia a sinistra. Noi vogliamo parlare a un mondo largo, ma ci pesa non avere un corrispettivo esterno, oggi debole e frantumato.

Il problema è che gli elettori della sinistra radicale o si astengono o votano per il M5S: non temete di essere fagocitati anche voi dal grillismo?

Gli anticorpi del Manifesto sono efficaci. Non ci siamo mai schiacciati su nessuna forza politica, neppure su quelle più vicine a noi. Ma seguiamo con attenzione l’esperienza delle nuove sindache, come Raggi e Appendino. Seguiremo quel che faranno senza pregiudizi. Con la giusta attenzione a quello che oggi è il primo partito italiano.

Nuovo Manifesto, nuova direzione?

Non sono ancora così vecchia.

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