“È il volto moderno di Teheran, ecco perché l’Occidente deve sostenere Rouhani”

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Parla l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci: “Può stabilizzare il Medio Oriente”

“Il presidente Rouhani appare come il volto più avanzato dell’Iran e un leader che l’Occidente ha tutto l’interesse a consolidare nella sua posizione, perché Rouhani sembra rappresentare quelle istanze più moderne e aperte della società iraniana”. A sostenerlo è l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, già rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione Europea, attualmente presidente dell’Istituto Affari Internazionali (IAI).

Ambasciatore Nelli Feroci, qual è, per l’Italia, il significato e il peso politico della visita nel nostro Paese del presidente dell’Iran, Hassan Rouhani?

“È particolarmente significativo che il presidente Rouhani abbia scelto l’Italia come il primo Paese europeo che egli visita dopo la sua elezione a presidente della Repubblica. A ciò va aggiunto, e questo rende ancor più significativa la sua scelta, è che questa visita avviene a distanza di pochi giorni dall’attuazione dell’accordo sul nucleare con la relativa rimozione delle sanzioni nei confronti di Teheran. D’altro canto, l’Italia è stata tradizionalmente un partner importante per l’Iran, non solo per lo spessore e il rilievo delle relazioni economiche e commerciali, ma anche per il sostegno che l’Italia ha costantemente dato alla ricerca di un accordo sul dossier nucleare e all’idea di un pieno reinserimento dell’Iran nella comunità internazionale”.

Su Siria e guerra all’Isis ritiene che l’Iran possa svolgere un ruolo positivo come soggetto di stabilizzazione in Medio Oriente?

“Personalmente ne sono convinto anche se l’argomento è molto controverso. Mi auguro che la positiva conclusione del negoziato sul nucleare possa comportare un ruolo costruttivo di questo Paese anche nella soluzione delle più delicate crisi che caratterizzano lo scacchiere mediorientale”.

Di questo non ne è convinto Israele…

“Non solo Israele ma anche l’Arabia Saudita, che considera l’Iran come la più seria minaccia alla stabilità regionale. Sarà una responsabilità di Teheran dimostrare con i fatti che l’Iran è in grado di portare un contributo alla soluzione del conflitto in Siria e nella lotta contro l’Isis”.

Vorrei restare sul dossier siriano. Nei suoi incontri con il capo dello Stato, Sergio Mattarella, e il premier Matteo Renzi, Rouhani ha ribadito l’impegno iraniano nella lotta all’Isis, a cominciare dalla Siria. Ma in Siria l’Iran sostiene il regime di Bashar alAssad. Non è una contraddizione?

“Ogni potenza regionale o globale ha i suoi interessi in Siria e delle forze alle quali si sente più vicina. Ma proprio la vicinanza di Teheran al presidente Assad potrebbe essere uno stimolo per indurre lo stesso Assad a una via d’uscita concordata o comunque ad una collaborazione per la ricerca di una soluzione politica”.

Nel descrivere la realtà politica iraniana, c’è chi contrappone il “riformista” Rouhani al conservatore Ali Khamenei, la potente Guida Suprema dell’Iran.

“Mi pare poco verosimile ritenere che si sia potuto raggiungere l’intesa sul nucleare senza l’accordo della Guida Suprema. È possibile che Rouhani e Khamenei rappresentino due componenti diverse della società iraniana, ma quello che conta è che si siano trovati in sintonia rispetto allo sviluppo più recente, relativo alla collocazione internazionale del Paese”.

Da più parti si è detto e scritto, anche alla vigilia della visita in Italia di Rouhani, che la “diplomazia degli affari” non può né deve annullare il tema dei diritti umani, in particolare per ciò che concerne la pena di morte: secondo un recente rapporto di “Nessuno Tocchi Caino”, le esecuzioni capitali in Iran sono aumentate durante i primi anni della presidenza di Rouhani.

“Questo resta un tema che immagino sarà stato al centro dei colloqui romani di Rouhani. Non c’è dubbio che ci sono sviluppi importanti nel processo di modernizzazione della società iraniana. Si tratterà di trovare il modo migliore per incoraggiare la dirigenza iraniana a favorire questi processi di modernizzazione nel pieno rispetto di quei diritti e libertà fondamentali la cui tutela resta per noi un principio irrinunciabile”.

Da una crisi all’altra. In Libia il Parlamento di Tobruk ha bocciato il governo di unione nazionale.

“Il no che viene da Tobruk conferma le difficoltà del processo che dovrebbe condurre alla creazione di un esecutivo di unità nazionale in Libia. Credo comunque che si debba continuare a perseguire questa strada malgrado le difficoltà evidenti”.

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