E il giurista spiega: “Ecco perché Giannini doveva essere licenziato”

Televisione
Ballarò-Giannini

Il presidente onorario della Corte di Cassazione: “Venuto meno il rapporto di fiducia fra il giornalista e la Rai”

“Per quelle parole Giannini doveva essere licenziato”. Non ha nessun dubbio l’avvocato Corrado Guglielmucci, magistrato del lavoro di lungo corso, presidente onorario della Corte di Cassazione. Lo abbiamo sentito sulla vexata quaestio della frase di Massimo Giannini a Ballarò della settimana scorsa, puntata che ha suscitato varie polemiche per quell’aggettivo – “incestuoso”- buttato li’ dal giornalista mentre si parlava della Boschi, del padre e di Banca Etruria.

Avvocato, licenziare un giornalista per una parola non è un po’ esagerato?Secondo le leggi vigenti ricorre il licenziamento per giusta causa. Proferendo quella espressione che secondo il comune sentire è indicativo del più inconfessabile dei rapporti, secondo solo alla pedofilia, Giannini ha fatto venir meno la fiducia fra lui e la Rai, il cosiddetto pactum fiduciae,  elemento indefettibile per la continuazione del rapporto. Lui non può fare di testa sua ma deve mettere a disposizione della Rai la sua energie lavorative secondo certe direttive. Ed è chiaro che fra queste non c’è quella di offendere.

Il conduttore di Ballarò ha usato un’espressione infelice ma non credo che volesse offendere la Boschi o il padre. Forse “incestuoso” voleva identificare un rapporto per lui non chiaro fra Banca Etruria e la ministra.

Ma “incestuoso” in italiano allude ad un vincolo di sangue. Giannini ha consumato una violazione al diritto fondamentale della dignità della persona umana tanto che secondo me la Boschi e suo padre potrebbero benissimo rivalersi in sede penale e civile. Peraltro fra i compiti fondamentali della Rai c’è quello di insegnare agli italiani l’uso di un corretto linguaggio, soprattutto nelle circostanze che siano oggetto anche di accesi contrasti. La violazione di questo non secondario obbligo di un conduttore Rai non può non incidere negativamente e pesantemente sul predetto patto di fiducia.

Giannini non può appellarsi al sacrosanto diritto di critica?

Secondo la Cassazione la critica non può mai trasmodare in espressioni offensive “ad hominem”.

Quindi la Rai doveva intervenire?

Certo, dalla mattina dopo. Il fatto che non siano intervenuti configura una grave responsabilità. In teoria, ai sensi dell’articolo 2183 del codice civile, potrebbero essere revocati.

Anche il direttore?

Sì, il direttore responsabile risponde per omesso controllo.

Ma Giannini non è un dipendente.

Non è un dipendente ma rientra in quella area vasta di coloro che sono riconducibili al lavoro subordinato. Certo il suo non è configurabile come lavoro autonomo.

Vedi anche

Altri articoli