“E adesso vorrei fare politica in difesa dei diritti delle donne”

Cinema
epa05456850 Italian actress Stefania Sandrelli arrives on the red carpet for the 69th Locarno International Film Festival, at the Piazza Grande in Locarno, Switzerland, 05 August 2016. The festival runs from 03 to 13 August.  EPA/ALEXANDRA WEY

Stefania Sandrelli a Locarno si racconta : i “no” a Fellini e a Coppola, il batticuore per De Niro, la stima per Bertolucci e Mastroianni. Resta lei il “termometro” del cinema italiano

Stefania Sandrelli a cuore aperto. 128 film da protagonista la indicano come il più autentico ed efficace “termometro”del cinema italiano. L’irresistibile icona della seduzione del grande schermo di casa nostra col tempo ha cambiato più volte faccia, dalla commedia è passata al cinema d’impegno, dai grandi autori ha fatto la capriola verso il cinema erotico, dai ruoli di “sedotta e abbandonata” è passata a quelli di mamma e, persino di nonna: l’incanto indelebile del suo sorriso ha vinto la sfida contro le rughe, la passione fuori controllo per il cinema le ha permesso di festeggiare con autentica allegria i 55 anni di carriera e persino le 70 primavere, compiute lo scorso giugno. È contenta e soddisfatta Stefania, la ragazza di Viareggio che ha segnato tante fasi del Cinema italiano, anche se non nasconde un candido stupore per l’impresa compiuta che le sta procurando prestigiosi premi a raffica, il Nastro d’Oro, il Premio Fiesole riservato ai maestri dello schermo, il Leopard Club Award ritirato venerdì sera, sul palco del Festival del Film di Locarno. Da artista di razza qual è, Stefania Sandrelli sente di voler condividere la tempesta di gioia che le è esplosa dentro e, allora, avanti, chiedete e vi sarà risposto.

La trappola del cinema
«La verità è che mi sono sentita sempre pronta per il cinema. A Viareggio, quando ero ragazzina, c’erano più sale cinematografiche che chiese. E mio fratello Sergio mi portava a vedere tutti i film, da Dracula a Il Posto di Olmi. Mia madre e gli zii (papà se n’era già andato, purtroppo) erano contrari a che andassi a Roma per quel provino con il grande Pietro Germi. Ma io tenni duro. Poi, Divorzio all’Italiana ebbe un successo clamoroso, fece il giro del mondo e vinse pure un Oscar. Fu così che per me scattò quella trappola dalla quale non sarei più uscita».

“Conformata”a Bertolucci
«Ho avuto la fortuna di lavorare con registi giganteschi, appassionatissimi di fare cinema, Germi, Bertolucci, Monicelli, Scola, e con ciascuno di essi ho girato 4-5 film. Bertolucci mi prese per mano e mi portò nel mondo borghese de Il Conformista, un film che non dimenticherò mai per lo spirito di gruppo che si era creato sul set con attori fraterni come Jean-Louis Trintignant e Dominique Sanda. Mi sono “conformata” a Bertolucci e per lui ho anche pianto tutte le mie lacrime. Accadde sul set di Novecento dove facevo l’insegnante di doposcuola agli anziani della Casa del Popolo. Ho sempre guardato con tenerezza ai vecchi. Ricordo che da piccola se li incontravo per le strade di Viareggio chiedevo a mia madre di portarceli a casa. Quando girai la scena notturna in cui andavo per il paese ad annunciare che i fascisti avevano bruciato la Casa del Popolo e ucciso gli anziani che vi erano dentro, ero così commossa che a ogni ciak piangevo in maniera convulsa. “Quanto hai pianto!”, mi disse Bertolucci. Io sono un’attrice istintiva e lo so che piangere è un’arma a doppio taglio. Ma quella volta non riuscii a trattenermi».

I sorrisi di Scola
«Il primo ad accogliermi sul set di Io la conoscevo bene fu Ettore Scola che del film di Antonio Pietrangeli era sceneggiatore. Ero un’attrice di belle speranze, eppure Scola mi festeggiò come fossi stata una diva: mi venne incontro con il suo faccione allargato da enormi sorrisi. Mi mise subito a mio agio. Infatti, in seguito, siamo stati insieme tante volte, da C’eravamo tanto amati a La famiglia. Nel film il mio personaggio, Adriana, non realizza i suoi sogni e viene derisa. Per fortuna, pur essendo nata nel tempo del grande divismo del cinema italiano, ho sempre cercato di non cadere in questa trappola mortale. Non ho mai voluto essere una diva. Per me, il cinema è un’impresa corale: io mi sento uno strumento che dipende dal direttore d’orchestra, che poi è il regista. Ce la metto tutta, ma voglio essere servita bene perché mi sento molto una principessa. Non c’è sempre bisogno della scena madre, il cinema è bello anche per ciò che sta nelle pieghe della storia. Mi piace il cinema potente, ma deve essere discreto».

“No” a Fellini e Coppola
«Federico Fellini è stato la mia occasione mancata, così come lo è stato Il grande regista svizzero Claude Goretta che mi voleva ne La Merlettaia. Purtroppo, entrambi mi chiamarono mentre ero incinta. Fellini mi voleva per Giulietta degli Spiriti ed ero così dispiaciuta di rifiutare la sua proposta che non volevo nemmeno andare all’incontro che mi aveva fissato. Peraltro, quando uscì il film, vidi che quel ruolo era stato eliminato. Un altro “no che mi è pesato molto è stato quello con cui respinsi Francis Ford Coppola. Mi voleva ne Il Padrino per la parte di una ragazza di cui veniva messa in dubbio l’illibatezza. Insomma, avrei dovuto fare lo stesso personaggio di Sedotta e Abbandonata, di Germi, e proprio non me la sentivo di diventare la “vergine del cinema internazionale”. Coppola capì e non se la prese: “Peccato – mi disse -, avresti avuto l’opportunità di recitare con grandi attori, come Al Pacino e Robert De Niro”. “Già, peccato – gli risposi -. Ma io ho già recitato con il più grande di tutti: Marcello Mastroianni”. Inoltre, Robert De Niro che era considerato l’attore più bello del mondo, l’ho avuto sul set di Novecento e mi ha veramente fatto battere forte il cuore».

Femminicidio e sì al Referendum
«Ho sempre cercato un rapporto di vicinanza con le donne e sono orgogliosa delle prove d’affetto che continuo a ricevere dal pubblico femminile. Da anni, mi batto contro la disparità di trattamento che c’è, anche nel cinema, a sfavore delle donne. Ho girato un piccolo film da regista, Christine e Cristina, su una dama dell’Ottocento, Christine de Pizan, che era una femminista della sua epoca. Quasi ogni giorno, ci sono notizie di maltrattamenti fisici, se non di omicidi, subiti dalle donne. Bisogna cambiare tutto, anche lo Zingarelli: occorre attuare una rivoluzione, presto e bene. Ho voglia di scendere in campo. Con chi? Tranne Salvini e il partito liquido vanno tutti bene. Un film sul femminicidio? D’accordo, ma prima togliamoci dalla faccia tutti quei sorrisi, tutte quelle ipocrisie. Non abbiamo tempo da perdere, perché stiamo parlando delle nostre sorelle, delle nostre figlie. Il Referendum? Indipendentemente dalla politica, è un’occasione che non va persa: fidiamoci di chi almeno qualcosa la fa.

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