Doria: “Noi vogliamo costruire coalizioni ampie e forti”

Sinistra
doria_

Intervista al primo cittadino di Genova: “Il nostro appello condiviso da moltissimi elettori”

Marco Doria, sindaco di Genova, perché voi tre primi cittadini arancioni avete sentito l’esigenza di scrivere quella lettera? L’unità del centrosinistra è una missione impossibile?
“Ovviamente crediamo in ciò che abbiamo scritto. Il centrosinistra è una coalizione da costruire e ci impegniamo per farlo. In politica non fai una cosa e la metti via, devi sempre lavorarci. Ci tengo a precisare che nell’appello parliamo delle amministrative: ci siamo riferiti a esperienze specifiche di Comuni. Vogliamo un’alleanza più larga e migliore per guidare i territori”.

Utile a sapersi. Perché anche a livello nazionale il centrosinistra ha i suoi problemi.
“Il piano amministrativo ha le sue specificità e non lo confondo con quello nazionale. Ma sono convinto che esperienze comunali positive possano avere effetto anche a livello di governo”.

E viceversa? Vendola accusa Renzi di aver ucciso il centrosinistra. Il Pd considera Sel responsabile della rottura dell’alleanza. Il vostro appello è stato interpretato come indirizzato a Sel: è così?
«Questa è una strumentalizzazione. È rivolto a tutte le forze politiche nazionali e ai loro dirigenti locali. Credo che la nostra lettera interpreti il pensiero di tantissimi cittadini e della grande maggioranza degli elettori di centrosinistra. Sono loro a volere che il centrosinistra si proponga unito e che parli di contenuti».

Voi sindaci arancioni chiedete che si rafforzino le componenti di sinistra. È un versante scoperto?
«Io sono di sinistra e, come è legittimo facciano tutti, voglio rafforzare le mie idee nella coalizione. Ma lavorare insieme significa cercare denominatori comuni, che nelle città ci sono. Ne cito tre: la battaglia per un rapporto corretto tra ambiente ed economia, una comunità solidale che non escluda i deboli e chi professa un’altra religione pur prevedendo regole, un’amministrazione che eroghi servizi con efficienza. Su questi punti il centrosinistra può ritrovarsi».

Perché non succede? Quali sono gli ostacoli?
«Noi cerchiamo di dare voce al nostro popolo, che esiste. Lo vedo quotidianamente nei quartieri di Genova e non mi dicono “signor sindaco sono del Pd o di Sel” ma si riconoscono in valori comuni».

Però non si trovano candidati comuni. A Torino Airaudo si candida contro Fassino. A Roma Fassina boccia alleanze con il Pd. Le primarie di coalizione sono l’unica soluzione?
«Io faccio il sindaco sulla base dei valori da me sottoscritti e condivisi dalla mia coalizione. La figura del candidato arriva a valle, non è prioritaria. Si trovino sul territorio modi condivisi per sceglierli. Con le primarie o senza. Non ho una ricetta, ma se si condivide l’impostazione si trova un sistema di regole».

Non le sembra che gli strappi territoriali siano la ricaduta di una situazione che vede il Pd al governo e Sel all’opposizione?
«Un altro elemento del nostro appello è lo sforzo che è giusto fare – e io intendo farlo – per evitare che le differenze a livello nazionale si ripercuotano sulle comunità locali. Dove una larga fetta di persone non vuole la riproduzione meccanica di dinamiche che non appartengono loro. C’è un lavoro comune che è stato svolto e va valorizzato. Queste esperienze vanno tutelate attraverso una convergenza ampia».

Se a maggio 2016 prevarrà lo schema Pd-Ncd sarà la fine del centrosinistra?
«Io non faccio previsioni, mi impegno politicamente. Spero che i miei sforzi con Zedda e Pisapia portino a risultati positivi».

Vedi anche

Altri articoli