“Dopo Cameron c’è Boris Johnson”. Parla Andrea Romano

Brexit
epa05387697 Boris Johnson arrives to a press briefing after their Vote Leave campaign won the United Kingdom's EU referendum, in London, Britain, 24 June 2016. Media reports on early 24 June, indicated that 51.9 per cent voted in favour of the UK leaving the EU while 48.1 per cent voted for remaining in.  EPA/MARY TURNER/POOL

A ottobre la conference dei Tories designerà il successore del premier che oggi ha lasciato

Profondo conoscitore della politica inglese, il deputato pd Andrea Romano spiega cosa succederà adesso nei due partiti storici, i conservatori e i laburisti.

Onorevole Romano, David Cameron la lasciato e verrà dunque sostituito alla guida dei Tories. Quali sono i meccanismi della successione? E chi è in pole position?

Ogni anno, alla fine di ottobre, i due partiti storici tengono la loro conference. E’ un appuntamento fisso che serve per fare il punto della situazione e aggiornare la linea politica. Ma quando è in discussione la leadership del partito, negli anni elettorali, è chiaro che il tema della conference diventa quello della elezione del numero uno del partito.

Il favorito è chiaro.

Si, è l’ex sindaco di Londra Boris Johnson. Vincerà lui, sulle ali del voto della Brexit nella quale lui stesso ha giocato un ruolo molto attivo, da protagonista.

Una successione che è un po’ una svolta.

Certamente Johnson incarna una visione politica antieuropeista con tratti xenofobi e intolleranti. Una linea molto diversa da quella di Cameron, che infatti aveva in animo di designare come suo successore George Osborne, il Cancelliere dello Scacchiere, cioè il ministro dell’economia. Ma adesso è evidente che anche Osborne è stato spazzato via dal voto di ieri, come il suo capo Cameron.

Quindi la conference sceglierà il candidato dei Tories per Downing street? E quando potrebbero esserci le elezioni?

Ragionevolmente dovrebbero tenersi nella prossima primavera, e dunque in questo caso a fine ottobre uscirà il nome del candidato premier. Però c’è un precedente diverso, quello di John Major quando sostituì la Thatcher, che tirò avanti per due anni. E non è nemmeno possibile escludere, se le elezioni fossero più lontane, un leader pro-tempore.

In casa laburista ci sono già polemiche per la campagna “tiepida” di Corbyn sulla Brexit…

I laburisti sono perennemente divisi sulla visione dell’Europa. C’è una posizione anti-Corbyn e filoeuropeista come quella del nuovo sindaco di Londra Khan ma è molto difficile che si arrivi adesso ad un cambio di leadership. Lo scenario generale che vedo è questo: Boris Johnson probabilmente diventerà il nuovo leader inglese e questo potrebbe determinare nel Labour una svolta in senso riformista, legata all’affermazione di una generazione più giovane.

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