“Donne e diritti, la strada da fare è ancora lunga”. Parla Paola Cortellesi

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Cosceneggiatrice e protagonista del film di Bruno «Gli ultimi saranno ultimi», storia di un’operaia che perde il lavoro perché incinta. E alla fine esplode

L’immagine che ti resta appiccicata addosso, allora come oggi, è quella di Luciana, che tutta impaurita, tremante e disperata stringe tra le mani una pistola, puntata dritta dritta contro i capi della fabbrica in cui lavorava prima di perdere il posto per essersi macchiata di una grave colpa, la gravidanza, così tanto desiderata. Ora, che questi personaggi siano realmente davanti ai nostri occhi, come nel caso del film, o che abbiano tutti lo stesso volto, come nello spettacolo teatrale di qualche anno fa, la scena, perfettamente interpretata in entrambi i casi da Paola Cortellesi, è più meno la stessa e ci dice che una donna, incinta di nove mesi, lasciata sola, reclama giustizia e reagisce in modo assurdo (ma «non sono matta, sono solo stanca» dice lei) ad una situazione divenuta insostenibile. Per il resto, Gli ultimi saranno ultimi, il film in uscita giovedì e scritto dalla stessa Cortellesi con Furio Andreotti e Massimiliano Bruno, che firma anche la regia, è molto diverso dallo spettacolo teatrale che debuttò all’Ambra Jovinelli di Roma, dove Paola Cortellesi, da sola in scena, dava vita a tutti i personaggi raccontati da Teresa, la donna delle pulizie che muovendosi tra gli uffici ne aveva viste di tutti colori… Nel film di Bruno – molto diverso dai precedenti, tanto che lui stesso parla di «cambiamento di rotta intelligente» – Teresa non c’è più (anche se i suoi tratti li ritroviamo nella poliziotta del film), ma ci sono tutti gli altri vecchi personaggi e ne ce sono di nuovi, e soprattutto c’è il passato di Luciana, i suoi nove mesi di gravidanza vissuti a fianco al marito (Alessandro Gassmann), e c’è parallelamente la vita di un altro “ultimo”, quella del poliziotto Antonio Zanzotto (Fabrizio Bentivoglio).

Paola, perché tornare a raccontare la storia di Luciana al cinema? «Perché è una storia ancora attuale. Lo era già nel 2005, quando è nato lo spettacolo, e lo è ancora di più ora. Le difficoltà nel mondo del lavoro sono sempre le stesse e riguardano soprattutto le donne. Questo non è un film politico, ma un film sociale, che racconta una storia universale della nostra epoca. Ci parla di persone normali che ad un certo punto esplodono, di un poliziotto sbruffone che dice “tu sei pagato per prendere una decisione in due secondi”, e di un amministratore delegato che si ritrova a dover tagliare i posti di lavoro, non perché sia cattivo, ma perché deve farlo e non ha altra scelta. Luciana, che è una persona fragile, cosa fa? Reagisce di fronte ad una situazione ingestibile e impugna una pistola, purtroppo la cronaca è piena di storie simili. Sono storie di ultimi, e le ritroviamo in Oriente come in Occidente. Le donne hanno più difficoltà degli uomini, hanno stipendi più bassi e meno possibilità di carriera, perfino in America…».

Hai mai avuto momenti di difficoltà, di incertezza lavorativa? «Per fortuna, a parte quando ero all’inizio della mia carriera, ho sempre lavorato. La nostra precarietà, di noi attori/attrici, è molto diversa da quella di Luciana. Noi sappiamo di correre il rischio di essere rifiutati, ma questo non può valere per i lavoratori come Luciana, che è un’operaia, che si è formata ed è una forza lavoro importante».

A proposito di lavoro, che idea ti sei fatta del governo Renzi, in particolare di come ha messo mano a questo tema? «Credo che ci voglia più tempo per poter dare un giudizio, spero che stia facendo del suo meglio. Non mi piacciono i discorsi da bar, perché credo che l’Italia la facciano gli italiani e spesso quando si giudica non si tiene conto del fatto che facciamo parte di una collettività. Spesso critichiamo i politici, ma credo che bisogna avere prima di tutto una coscienza come gruppo, aver rispetto. Noi siamo i primi a cercare sempre una scappatoia, a chiedere aiuto a chi conosciamo anche per una semplice visita medica. Dobbiamo cambiare la mentalità prima di criticare. Io ho fiducia nella classe politica e credo in chi fa politica onestamente. Sono delusa, quando sento certe notizie».

A proposito di politici, ne corso della tua carriera ci hai regalato delle parodie straordinarie: Santanchè, Prestigiacomo… hai qualche nuovo personaggio in caldo? «No, perché in genere ci lavoro se ho uno spettacolo di questo genere da preparare. Però mi sarebbe piaciuto tanto fare Renzi! Peccato che ci abbia già pensato Crozza».

È più difficile far ridere o far piangere? «Far ridere, non è detto che ci si riesca».

Nel corso della tua carriera sei passata con disinvoltura dal teatro al cinema, dalla tv alla scrittura. Come ti trovi in questa nuova veste da sceneggiatrice? «Mi piace molto! La prima è stata Scusate se esisto! di Riccardo Milani, la seconda Gli ultimi saranno ultimi, la terza l’ho appena scritta con Cristina Comencini e Giulia Calenda: Non dirlo a mamma. Costruire storie richiede tempo, ma è un lavoro affascinante».

E l’idea di una regia ti è mai balenata per la testa? «Mi sta balenando… nel senso che non ho ancora un’idea precisa, ma vorrei raccontare questo Paese con un doppio registro, comico e drammatico, e non è facile. Forse per questo ancora non ho un’idea precisa».

Paola, hai lavorato con tanti registi (Mazzacurati, Brizzi, Taviani ecc..): ti è mai capitato di dire “caspita, non avrei mai immaginato che sarebbe stato così…”? «Aspetta aspetta che ci penso un attimo… Carlo Verdone! Sul set è così preciso, scientifico, serio, all’inizio non potevo crederci. Questo non vuol dire che con lui non si rida, agli attori lascia anche la libertà di improvvisare, ma è sempre molto concentrato».

Ti è mai capitato di pensare “avrei dovuto dirgli…” , come Luciana nel film di Bruno? «Spessissimo… in questo siamo simili. A volte però esce fuori la coatta che è in me e dico quello che penso evitando il mal di stomaco. Reagire d’istinto non è mai saggio e spesso faccio questo errore».

Progetti tanti, tra cui uno show televisivo con Laura Pausini, giusto? «Ci stiamo pensando. Ci siamo conosciute a Taormina e siamo diventate molto amiche. Intanto sarò con Dario Fo su Rai 1 il 4 dicembre con Callas, e per questo ho acceso tutti i ceri alla Madonna».

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